Thursday, 06 August 2026
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Pubblicato il 06 August 2026 alle 08:00
Olbia. C’è una sottile elegante distanza nel modo in cui Filippo Pace osserva il presente. Critico letterario, dottore di ricerca in Letteratura italiana e autore di saggi e romanzi, Pace ha abituato i suoi lettori a una sguardo che sembra posarsi sulle cose da una prospettiva periferica, quasi lunare. Un’osservazione del "circo" contemporaneo condotta con garbato anticonformismo, sospesa tra malinconia, ironia e l'occasionale, folle intuizione di poter incidere sul reale. Oggi, però, quella parola scritta che per anni ha preso la forma di saggi e novelle sembra non bastare più a contenere un'urgenza espressiva che chiede immediatezza, corpo e ritmo. Di fronte a un clima sociale irrigidito e omologato, l'autore sceglie di imbracciare la chitarra e affidarsi alla carica eversiva del rock e del blues satirico. Una virata musicale nata da un'insofferenza profonda verso il perbenismo strisciante e le dinamiche d'odio che polarizzano il dibattito pubblico.
A spiegare la genesi di questo strappo formale è lo stesso Pace, che ci chiarisce la necessità di superare i confini della pagina scritta:
"Scrivere libri, promuovere rassegne culturali, insegnare a volte non sono sufficienti per la mia necessità di esprimermi. La musica è da sempre per me un ulteriore linguaggio per dare forma alle mie sensazioni più autentiche e istintive. La mia parte ribelle e se vuoi bambinesca reclama il suo spazio e la sua insofferenza nei confronti di una situazione, come quella attuale, in cui domina la dimensione tribale che si nutre di odio o intolleranza nei confronti di chi ha idee diverse. Io uso il rock e il blues satirico per rivolgermi a ragazzi più sensibili che si sentono schiacciati dal conformismo dei social e dal finto perbenismo della nostra italietta. Ovviamente presto fianco a molte critiche, rischio ma in questo momento è fondamentale metterci la faccia. E poi sono in compagnia dei miei amici di sempre: Andrea Addis che suona con me il pezzo e Paolo Idini che è stato, in questo caso, consulente artistico. Loro sono fortissimi e suoniamo insieme da più di trent'anni".
L'operazione non si limita a un semplice divertimento di genere, ma si configura come un vero e proprio atto d'ironia militante. Con una provocatoria e amara parodia della narrazione trionfalistica della Penisola, vissuta come una "deriva meravigliosa" dove cultura e buonsenso trionferebbero su masse consapevoli e non omologate, il blues di Pace diventa uno specchio deformante. La struttura classica della canzone di protesta si veste di satira per parlare direttamente a quei ragazzi che, soffocati dal rumore di fondo dei social media e dall'uniformità del pensiero dominante, cercano un canale d'espressione autentico. In questa incursione nei territori della musica d'impatto, Pace non si muove da solo. Al suo fianco c’è un sodalizio umano e artistico trentennale: Andrea Addis ad affiancarlo nell'esecuzione del brano e Paolo Idini nel ruolo di consulente artistico. Una complicità storica che trasforma l'insofferenza individuale in una traccia collettiva, dimostrando che, quando le forme tradizionali del sapere mostrano il fianco al conformismo, la satira e il ritmo restano gli strumenti più affilati per continuare a dire la verità.
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