Thursday, 06 August 2026
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Pubblicato il 06 August 2026 alle 08:00
Calangianus. C’è una costante sottile che unisce le mattine estive sulla banchina del porto di Olbia alle file ai varchi d'imbarco di Golfo Aranci. Tra le valigie semirigide e i borsoni da spiaggia, fa quasi sempre capolino un pacco rigido, fasciato con cura, dal profilo inequivocabile: una maiolica smaltata, un cuscino in lana sarda con motivi a rilievo o la texture porosa di un vassoio in sughero monoblocco. Portarsi a casa un pezzo di Sardegna è diventato, negli ultimi decenni, un rito laico di riappropriazione della vacanza, un tentativo quasi compulsivo di trattenere la luce e la materia di un’isola prima del rientro nel grigio delle metropoli.
All’origine di questa liturgia del ricordo c’è un’insegna che in Gallura ha assunto i contorni della consuetudine visiva. Soffiando su una storia avviata decenni fa a Calangianus, l’esperienza di Artigianato Pasella rappresenta uno di quei rari casi in cui il dato commerciale si fonde inevitabilmente con il costume locale. Non un semplice marchio, ma una presenza capillare che scandisce le passeggiate serali nei centri nevralgici del nord-est, da Palau a Santa Teresa, da San Teodoro alle vetrine di Tempio Pausania e della Costa Smeralda. La genesi di questa vicenda affonda le radici nella sostanza intima della Gallura: la quercia da sughero. Quando Domenico Pasella decise di affiancare alla pura estrazione industriale la lavorazione artistica del granulo e della scorza naturale, la sfida era tutta culturale. Trasformare un materiale tradizionalmente deputato all'isolamento edilizio o alla chiusura dei vini in una superficie espressiva significava restituire dignità estetica a un elemento quotidiano. Negli anni, la ceramica smaltata e il laboratorio di finitura hanno completato un mosaico visivo che attinge direttamente al patrimonio dell'iconografia isolana: la pavoncella, le geometrie del telaio, i toni caldi delle terre di Gallura. Non è un caso che il turista riconosca in questi oggetti un'autenticità accessibile, lontana tanto dalle repliche d'importazione di basso profilo quanto dalla frigidità delle gallerie d'arte concettuale.
Portarsi via un vassoio di sughero o una maiolica non è solo un atto d'acquisto: è l'esigenza di prolungare la permanenza attraverso la materia, in un territorio che vive di grandi picchi e prolungati silenzi.
"Accogliamo con grande piacere e orgoglio il riconoscimento conferitoci da CNA quale azienda che da oltre 80 anni custodisce e valorizza le tradizioni dell’artigianato sardo. La nostra storia affonda le sue radici nel lavoro iniziato oltre un secolo fa . Un lavoro e una passione tramandati di generazione in generazione, che nel corso dei decenni hanno saputo evolversi, rinnovarsi e arrivare fino a noi. Questo riconoscimento rappresenta un omaggio alla nostra storia, ma anche a tutte le persone che, hanno contribuito e continuano a contribuire alla nostra crescita". Queste sono le parole di Giovanni Pasella che rappresenta la generazione attuale che si confronta oggi con un mercato sempre in evoluzione dove entrano in gioco ricerca e il coinvolgimento dell'AI. Ecco come ci ha fatto conoscere da vicino la sua storia imprenditoriale.
Giovanni, la vostra azienda rappresenta un pezzo di storia dell'artigianato sardo. Come descriverebbe il legame che unisce le generazioni della sua famiglia, dal bisnonno Sebastiano fino a lei, a sua sorella Margherita e a suo padre Domenico?
"È un legame indissolubile radicato nella tradizione e nel nostro territorio. La nostra attività nasce ufficialmente nel lontano 1894 con la lavorazione del sughero. Nel corso degli anni l'azienda si è evoluta, attraversando anche vari cambi di assetto societario e di direzione, ma il filo conduttore è rimasto sempre lo stesso. Io, mia sorella Margherita e mio padre Domenico portiamo avanti oggi un percorso iniziato dal bisnonno Sebastiano e proseguito da mio nonno Giovanni. È una responsabilità e un orgoglio custodire questa eredità".
Uno dei temi più attuali è l'ecologia. Nel vostro percorso ultracentenario, come si è tradotto concretamente l’impegno per la sostenibilità e il riciclo?
"Per noi l'occhio di riguardo al riciclo non è una novità recente, ma una costante fin dalle origini, anche quando gli strumenti erano molto più semplici. Abbiamo sempre cercato di utilizzare il sughero in ogni contesto, valorizzando anche gli scarti. Se storicamente abbiamo riutilizzato i residui della lavorazione dei tappi, oggi questa filosofia continua: i prodotti di risulta del sughero vengono infatti impiegati per creare packaging. È un approccio che onora la materia prima senza sprecarla".
Attraversare secoli, mode e mercati in continua evoluzione richiede una grande capacità di adattamento. Qual è il vostro approccio alle nuove esigenze dei clienti e alle tecnologie d'avanguardia?
"Credo che la curiosità e il dinamismo siano sempre stati alla base del nostro linguaggio aziendale. Oggi utilizziamo nuove tecnologie per formare linee di prodotto con macchinari molto moderni, capaci di dare al sughero forme nuove e innovative. Siamo aperti persino all'integrazione dell'intelligenza artificiale e a intraprendere strade diverse, come nel contesto ceramico. Per quanto riguarda le novità, collaboriamo costantemente con i nostri dipendenti nei punti vendita che hanno il contatto diretto con i clienti, raccogliendo suggerimenti e proposte per migliorarci e cogliere nuove fette di mercato. Siamo sempre pronti ad affrontare le nuove esigenze".
L'affluenza turistica è una risorsa importante. In che modo l’azienda Pasella riesce a dare nuova linfa vitale all'artigianato locale e a farsi ambasciatrice della Sardegna nel mondo?
"L'acquisto dei nostri prodotti da parte dei turisti, e non solo da parte loro, è fondamentale. Grazie a queste vendite riusciamo a dare nuova linfa vitale a tutti coloro che, con le loro creazioni, si fanno veri e propri ambasciatori dell'artigianato sardo nel mondo. È un circolo virtuoso che ci permette di far conoscere l'eccellenza della nostra tradizione ben oltre i confini dell'isola".
Osservare questa realtà significa comprendere l'architettura intima dell'economia gallurese. Un modello strutturato su un "doppio tempo" rigoroso: l'accelerazione estiva, fatta di quattordici punti vendita a pieno regime che intercettano i flussi internazionali, e il tempo lento dell'inverno. Nei mesi freddi, mentre i centri costieri svuotano le strade, l'attività si ritrae nell'entroterra, al riparo dei laboratori di Calangianus. È qui che si accumula il sapere manuale, si progetta e si lavora la materia in vista della stagione successiva, resistendo alle cicliche contrazioni economiche e alle mode passeggere del consumo turistico.Resistere ai mutamenti dei mercati per così lungo tempo ha richiesto un costante lavoro di sottrazione del superfluo e di fedeltà al segno originario. Senza concedersi alle seduzioni del souvenir da consumo rapido, la continuità della lavorazione artigianale è diventata una forma di presidio territoriale. Un modo per ribadire che, al di là dell'effimero glamour balneare, la Gallura possiede un'ossatura materiale fatta di granito, sughero e argilla che non svanisce alla fine dell'estate.
Nella foto di copertina : Giovanni, Margherita e Domenico Pasella
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