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Olbia, all'inaugurazione della statua per AVIS anche la comunità albanese: "donare è integrazione"

La comunità albanese di Olbia è da sempre vicina al mondo della donazione del sangue

Olbia, all'inaugurazione della statua per AVIS anche la comunità albanese:
Olbia, all'inaugurazione della statua per AVIS anche la comunità albanese:
Camilla Pisani

Pubblicato il 16 giugno 2021 alle 06:00

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Olbia. La cerimonia inaugurale dedicata al monumento al Donatore, opera realizzata da Ciro Punzo insieme agli studenti dell’istituto Amsicora di Olbia, è stato un momento molto sentito da tutta la comunità cittadina: le tre sculture, realizzate con un innovativo materiale (ideato proprio dal docente Punzo) generato dai gusci di cozze ed ostriche, simboleggiano, in modo stilizzato, il gesto nobile del donare il sangue e della preziosità insostituibile di questo liquido, vero e proprio salvavita per tanti. Le tre opere raffigurano soggetti diversi: la prima è una mano che custodisce al suo interno una goccia di sangue, circondata da una struttura in acciaio rappresentante il mondo; la seconda è una goccia di sangue stilizzata; la terza opera è insieme il fulcro e la sintesi delle prime due, e ritrae una goccia di sangue e un cuore che si baciano, il simbolo dell’associazione AVIS.

All’inaugurazione, celebrata in una giornata particolare, dedicata a livello mondiale ai donatori di sangue, ha partecipato anche la comunità albanese di Olbia, storicamente vicina all’AVIS proprio nell’ottica di un’integrazione sociale che non tenga conto esclusivamente del mondo del lavoro, ma anche di quello della solidarietà.

“Noi come comunità albanese siamo donatori tesserati dell’AVIS, ed anche negli ultimi mesi ci siamo recati spesso a donare; abbiamo perciò pensato fosse naturale presenziare all’evento, proprio per ribadire la nostra vicinanza all’associazione ma anche alla città, perché Olbia è la nostra città e l’integrazione non è solo a parole ma anche e soprattutto con i fatti. La donazione di sangue è importantissima, sappiamo che è qualcosa capace di salvare la vita, quindi noi, con la nostra bandiera albanese, abbiamo voluto dire che nel nostro piccolo ci siamo, e siamo parte della collettività; l’unione fa la forza, e noi dobbiamo dare il più possibile per aiutare gli altri, compiendo gesti semplici ma essenziali. Abbiamo voluto presentarci come una comunità disponibile, che è pienamente solidale con la città, anche in virtù del fatto che a tutti potrebbe servire il sangue, le emergenze non fanno distinzione di alcun tipo, dunque va continuata questa buona pratica anche per i nuovi arrivi. All’interno della comunità albanese, dal punto di vista della pratica di solidarietà, non c’è differenza tra nuove e vecchie generazioni, anche perché proprio i giovani sono ben consapevoli della necessità della donazione; le donatrici sono giovanissime -la più piccola ha diciannove anni- e sanno che donare costituisce un dovere e serve a salvare delle vite. Cerchiamo di educare i giovani all’idea che aiutare gli altri è parte essenziale del vivere, nella coscienza di compiere un dovere ed insieme un piacere, un gesto che non fa e non deve essere oggetto di distinzioni di razza, genere o età; quando è in gioco la vita delle persone, bisogna esserci, e noi albanesi ci siamo. Io stessa sono donatrice e porto avanti con gioia questo gesto da anni” racconta Diana Toska, operatrice culturale e vice presidente di Labint.

La realtà AVIS racchiude in sé tutti i tratti fondanti della pratica solidale: la donazione di sangue è un gesto utile, disinteressato, insostituibile, e la vicinanza della comunità albanese ad un’associazione così apprezzata non è certo scontata, ma diventa profondamente simbolica di un certo tipo di integrazione positiva, all’interno della quale il dialogo prevale sulla differenza, la curiosità per l’altro prevale sulla diffidenza, l’altruismo prevale sull’interesse personale; una bella storia di appartenenza alla città, valorizzando le proprie radici.