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Nepal, alluvione: salvo Stefano Lotumolo, fotografo amato a Olbia

La testimonianza del fotografo che in città ha incantato con i suoi scatti

Nepal, alluvione: salvo Stefano Lotumolo, fotografo amato a Olbia
Nepal, alluvione: salvo Stefano Lotumolo, fotografo amato a Olbia
Laura Scarpellini

Pubblicato il 03 September 2026 alle 07:00

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Olbia. Il nome di Stefano Lotumolo è ben noto alla città di Olbia, dove a più riprese le sue esposizioni fotografiche hanno conquistato sia la comunità locale che i tanti visitatori di passaggio anche durante le passate estati. La profondità comunicativa dei suoi ritratti, l'uso magistrale delle sfumature cromatiche naturali e una spiccata carica emozionale hanno saputo trasformare i suoi allestimenti nel cuore del centro cittadino in veri e propri viaggi dell'anima, capaci di connettere il pubblico sardo con le realtà più recondite del pianeta. Il suo legame con la Sardegna è da tempo, molto emozionale e profondo

Foto Stefano Lotumolo

Proprio uno di questi itinerari esplorativi ha rischiato di volgersi in tragedia nelle scorse ore nella regione nepalese di Rasuwa, dove l'artista toscano è scampato per un soffio a una violenta inondazione lampo.Classe 1987, originario di Lucca, Lotumolo ha scoperto la vocazione per il racconto visivo all'età di 28 anni. Nel corso del tempo ha attraversato diversi continenti privilegiando la luce naturale e ponendo sempre al centro dell'obiettivo la dignità, la dimensione spirituale e l'autenticità dei popoli incontrati. Autore di progetti a sfondo sociale come la cooperazione con la comunità Maasai in Tanzania e fondatore dell'iniziativa Radici Globali, vanta esposizioni in oltre cinquanta città e importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Travel Photo Award nel 2023.

Foto Stefano Lotumolo 

Raggiunta la capitale Kathmandu grazie a un tempestivo intervento di elisoccorso coordinato dalle forze armate locali, il reporter ha affidato direttamente ai media il racconto dell'esperienza vissuta insieme a un'altra viaggiatrice italiana. «Sono vivo, sono qui a Kathmandu e sono arrivato nel pomeriggio. È stato tutto molto intenso», ha confidato il fotografo, ancora scosso per l'accaduto. L'evento catastrofico è stato innescato dal crollo improvviso di una porzione di ghiacciaio, che ha generato un'imponente massa d'acqua e detriti con onde alte anche 50-60 metri, capaci di spazzare via intere località valligiane nell'area di Timure. "Siamo rimasti in piedi soltanto con due pullman, anche se il nostro si è poi cappottato. C'era tanta distruzione intorno, ma al contempo posso raccontarlo e per questo sono immensamente grato alla vita», ha proseguito Lotumolo. La tragedia lascia aperto anche un profondo spunto di riflessione sul rapporto tra uomo ed ecosistema: «Il cambiamento climatico è qui con noi, continuiamo a ignorarlo ma è reale. Ci sono popolazioni che vivono immerse nella natura e vengono travolte da essa".

I soccorsi, scattati alle prime luci dell'alba con l'arrivo degli elicotteri militari nepalesi, hanno permesso di evacuare i superstiti rimasti isolati tra le montagne. Nonostante la perdita di beni personali e documenti d'identità, le condizioni fisiche dei viaggiatori risultano buone, mentre proseguono i passaggi burocratici con le autorità per organizzare il rientro in Italia.

Facciamo nota di un messaggio fatto pervenire attraverso i social da Stefano Lotumolo che ancora una volta mostra tutto il suo amore e gratitudine verso la gente e i luoghi che ama con tutto il cuore : "Sono stati giorni di alti e bassi, pianti e immagini che riaffiorano alla mente, ma quando ieri sono tornato di nuovo nell’Annapurna Ashram qua a Kathmandu, il mio cuore ha trovato stabilità ed ho sentito come se la mia anima avesse iniziato il suo percorso di guarigione. Quando poi mi sono lasciato andare tra le braccia di TrishulGiri, è stato tutto ancora più intenso, la sua energia mi ha donato una tranquillità che non riesco a spiegare a parole. Ho passato i giorni successivi alla devastante alluvione parlando con tutte le testate giornalistiche che mi hanno contattato, da tutto il mondo. Per me è una forma di rispetto per chi ha perso la vita e non ha più la possibilità di farlo. Il giorno prima di partire per il pellegrinaggio sul monte Kailash, tutto il mio gruppo di viaggio ha passato una giornata intera in questo luogo magico, fuori dal tempo. La sera abbiamo partecipato ad una Puja molto potente, che, come credo, ci ha protetto quando l’onda gigante è arrivata a pochi metri da noi. Resterò a Kathmandu ancora qualche giorno. Prima di rientrare a casa preferisco passare più tempo possibile in questo ashram che sento appartenermi, e dove ho la possibilità di ringraziare la Madre per essere sempre vivo!Stiamo cercando di aprire una raccolta fondi, spero che a breve sarà online, vi terrò aggiornati".