Thursday, 03 September 2026
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Pubblicato il 03 September 2026 alle 07:00
Olbia. Un viaggio lungo, una sfida accettata prima ancora di toccare il campo di gara. All’Onley Grounds Equestrian Complex di Willoughby, nel Regno Unito, la compagine italiana di Paragility ha centrato un terzo posto mondiale che profuma di impresa. Nel gruppo azzurro ha brillato il coraggio di Fabrizio Pinna, accompagnato da mamma Francesca Cavassa e dai suoi due riferimenti a quattro zampe: Rhea, la giovane promessa impegnata nelle prove, e Kyra, la veterana ormai in pensione presente nel ruolo fondamentale di cane di assistenza. Partito senza aver potuto testare adeguatamente la nuova carrozzina, l'atleta ha scelto di non tirarsi indietro, guidato dalla convinzione che la presenza e la rappresentanza della propria terra valessero più di qualsiasi punteggio. In un Mondiale complesso, caratterizzato da numeri elevati di eliminazioni e da una faticosa gestione logistica che ha messo a dura prova anche i conduttori più esperti, l'Italia si è piazzata sul terzo gradino del podio dietro la Germania, seconda, e i padroni di casa dell'Inghilterra, primi classificati.
Foto Nazionale Italiana Paragility
Il percorso di Rhea con la nuova carrozzina ha mostrato margini di crescita enormi. Nonostante qualche eliminazione fisiologica dovuta all'inesperienza in contesti così rumorosi e affollati, l'intesa sul campo ha conquistato il pubblico e i giudici internazionali, confermando le potenzialità del binomio. A fare da scudo e motore emotivo, l'energia inesauribile di mamma Francesca Cavassa, presenza costante a bordo campo per garantire calore, sostegno e sorrisi lungo tutto il cammino britannico. La dimensione del Paragility supera la semplice dinamica agonistica. Il legame tra l'uomo e il cane trova in questa disciplina una sublimazione profonda, capace di trasformarsi in uno strumento di inclusione dinamico per chiunque affronti una disabilità.
Fabrizio, com'è andata questa trasferta così impegnativa dal punto di vista fisico e logistico?
"La fatica del viaggio è stata tanta, inutile nasconderlo. Il tragitto ha messo a dura prova persino i cani più performanti in gara, che non sono riusciti ad esprimersi al massimo della forma. Però il calore della gente e i complimenti ricevuti da tutti per la nostra prova ripagano ogni chilometro. Anche se il punteggio individuale non è stato quello dei giorni migliori, per Rhea si è trattato di un passaggio fondamentale. Ha dimostrato di avere una gran stoffa, esattamente come Kira prima di lei, e questo mi riempie di orgoglio".
Ora è tempo di rientrare in Sardegna. Con quale spirito si torna a casa e cosa serve al movimento della Paragility a Olbia, in Gallura?
"Rientriamo con progetti grandi e una voglia immensa di riprendere subito gli allenamenti. La mia speranza è che questa esperienza serva ad avvicinare sempre più persone a questa disciplina, soprattutto a Olbia e nel nostro territorio. Per chi vive una disabilità, accedere agli aiuti istituzionali significa spesso affrontare iter burocratici lunghissimi ed estenuanti che portano a ben poco. Guardiamo lontano e speriamo di trovare sponsor sensibili che decidano di sposare questa causa fatta di amore, riscatto e tanta voglia di vivere".
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