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Da Calangianus e Barcellona Raimondo Pittorru: la prevenzione che fa battere il cuore

A 32 anni tra ricerca sulla morte improvvisa e il sogno di tornare in Gallura

Da Calangianus e Barcellona Raimondo Pittorru: la prevenzione che fa battere il cuore
Da Calangianus e Barcellona Raimondo Pittorru: la prevenzione che fa battere il cuore
Laura Scarpellini

Pubblicato il 03 September 2026 alle 07:00

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Calangianus. A trentadue anni la determinazione non ha bisogno di artifici. Lo sa bene Raimondo Pittorru, giovane medico sardo originario di Calangianus che oggi lavora sul fronte avanzato della ricerca cardiologica presso l'Hospital Clínic  di Barcellona, studiando i meccanismi che scatenano la morte improvvisa nei giovani e negli atleti. Un percorso costruito con il rigore di chi, durante gli studi universitari, non ha esitato a caricare il sughero durante le estati nell'isola per finanziare la propria formazione. Poi la laurea in Medicina, la specializzazione a Padova, un master e un dottorato in fase di chiusura, sacrificando temporaneamente anche le passioni personali come il basso elettrico. L'esperienza spagnola ha segnato una svolta, offrendogli un contesto in cui la meritocrazia e la gestione dei progetti si traducono rapidamente in pubblicazioni su riviste internazionali ad alto impatto. Un occhio puntato alle opportunità oltreoceano, negli Stati Uniti, e uno rivolto alla Sardegna, dove le criticità della sanità territoriale richiedono risposte concrete.

Foto Dr Raimondo Pittorru 

l percorso accademico e clinico di Raimondo Pittorru traccia il profilo di uno specialista ad altissima qualificazione. Medico specializzato in Cardiologia, ha conseguito il Master in Aritmologia Clinica ed Interventistica all'Università di Barcellona ed è attualmente candidato al Dottorato di Ricerca presso l'Ateneo di Padova. La sua formazione internazionale si consolida come Fellow all'Hospital Clínic della capitale catalana, polo di eccellenza dove opera il professor Brugada, luminare di fama mondiale attivo anche in collaborazioni scientifiche con il territorio sardo per la gestione delle aritmie complesse. Il valore della sua attività di ricerca è testimoniato da prestigiosi riconoscimenti: dopo aver vinto nel 2024 la borsa di studio della Società Italiana di Cardiologia, si è aggiudicato la borsa europea EHRA per un periodo di alta formazione all'estero. Un profilo scientifico proiettato sui più importanti palcoscenici internazionali, con studi presentati nell'ultimo anno nei congressi mondiali di settore a New Orleans per l'American College of Cardiology, a Chicago per l'Heart Rhythm Society, a Parigi per l'European Heart Rhythm Association e a Monaco di Baviera in occasione del Congresso Europeo di Cardiologia.

Abbiamo incontrato Raimondo Pittorru al termine del suo soggiorno in italia, che gli ha riempito il cuore, e velando il nostro incotro da qualche sprazzo malinconico.

Negli ultimi tempi si sente parlare con sempre maggiore frequenza di morti cardiache improvvise tra i giovani. Si tratta di un fenomeno realmente in aumento o c'è soltanto una diversa percezione mediatica?

"Il fenomeno attira oggi un’attenzione senza precedenti, ma questo è dovuto in gran parte all’efficacia dei sistemi di monitoraggio e allo screening elettrocardiografico, un campo in cui la scuola di Padova ha fatto da apripista a livello internazionale. Oggi siamo semplicemente più capaci di diagnosticare e tracciare casi che un tempo restavano privi di spiegazione".

Quali sono i principali campanelli d’allarme a cui prestare attenzione, specialmente in età giovanile?

"Il primo fattore è la familiarità. La presenza in famiglia di casi di morte improvvisa in età giovanile, indicativamente sotto i 50 anni, o la diagnosi di patologie genetiche note deve spingere a una valutazione specialistica immediata, integrata da test genetici mirati. Il secondo elemento cruciale è la sincope, ovvero lo svenimento improvviso, in particolare se si verifica durante l’attività fisica o lo sforzo sportivo. In questi contesti, approfondimenti come l’ecocardiogramma e la risonanza magnetica cardiaca diventano passaggi imprescindibili".

Foto Dr Raimondo Pittorru 

Sul fronte terapeutico, quali sono oggi le armi a disposizione della cardiologia?

"La prevenzione e la gestione delle aritmie minacciose poggiano su due pilastri principali. Da un lato l’impianto del defibrillatore automatico, straordinario presidio salvavita per i pazienti a rischio elevato. Dall’altro le tecniche di ablazione transcatetere, che permettono di neutralizzare con precisione le aree del tessuto miocardico responsabili dell’innesco o del mantenimento dei circuiti aritmici".

Nel suo percorso c’è un’esperienza significativa all'Hospital Clínic di Barcellona. Che impatto ha avuto sul suo modo di lavorare?

"Lì ho trovato un ambiente fortemente orientato alla meritocrazia e all’efficienza. Quando proponi un’idea valida, ti vengono forniti subito i mezzi e l’autonomia per realizzarla, trasformandola in progetti concreti e pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche americane. A differenza di certe rigidità burocratiche a cui siamo abituati in Italia, il modello spagnolo valuta l’operato sui risultati effettivi e non sulla mera presenza fisica in ospedale, garantendo un equilibrio fondamentale tra vita professionale e privata".

Da professionista sardo formato fuori dall’isola, come osserva l’attuale situazione della sanità in Sardegna?

"Con una forte preoccupazione, unita a un profondo senso di appartenenza. Il declino della sanità territoriale e delle strutture ospedaliere sarde è il risultato di scelte gestionali del passato e di una progressiva contrazione delle risorse. Per invertire la rotta occorre tornare a investire sul capitale umano, offrire opportunità concrete ai giovani medici, incentivare l’aggiornamento continuo e garantire strutture moderne. Solo così si potrà arrestare la fuga dei professionisti e restituire ai cittadini un servizio sanitario all’altezza".

Dai turni estivi per caricare il sughero ai congressi internazionali, fino alla sospensione della sua passione per il basso elettrico durante gli anni di specializzazione a Padova. Quali sono i suoi prossimi passi?

"Sto completando il dottorato di ricerca, mantenendo aperti diversi canali internazionali, compresi contatti con realtà cliniche negli Stati Uniti. L’obiettivo primario resta la crescita scientifica e professionale. Il ritorno in Sardegna è un desiderio che continuo a coltivare, ma potrà concretizzarsi solo se ci saranno le condizioni strutturali per poter incidere davvero e fare la differenza per la mia terra".