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SeaMe Sardinia e la tutela dei cetacei: mari sempre più inquinati

Caccia, microplastiche, rumore: tutto ciò che minaccia i cetacei "galluresi"

SeaMe Sardinia e la tutela dei cetacei: mari sempre più inquinati
SeaMe Sardinia e la tutela dei cetacei: mari sempre più inquinati
Camilla Pisani

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. Il mare, la nostra ricchezza più grande, un patrimonio immenso di biodiversità, il grande regolatore della vita sul pianeta. Una risorsa così fondamentale da diventare una fonte di vita: eppure, siamo davvero in grado di proteggerla?

Dagli studi condotti da SeaMe Sardinia onlus, associazione che si occupa dell’area di La Maddalena, le minacce operate -direttamente e indirettamente- dall’uomo nei confronti del mare e dei suoi abitanti sono tante e pericolosissime.

L’associazione ha come mission la salvaguardia dei cetacei attraverso la ricerca, la divulgazione scientifica e l’educazione ambientale, accrescendo la consapevolezza sulle criticità dell’ambiente marino promuovendo la sostenibilità ambientale e la diffusione di buone pratiche.

Ma qual è, ad oggi, lo stato del mare e delle specie marine? Ce lo spiega Luca Bittau, presidente di SeaMe Sardinia onlus: “quando parliamo dei problemi che interessano le aree di cui noi ci occupiamo come associazione, parliamo in generale delle criticità che coinvolgono tutto il Mediterraneo. Sono tante le specie a rischio estinzione, protette da numerose convenzioni internazionali, ma sulle quali esiste una lacuna legislativa importante, che dovrebbe sancire delle limitazioni al traffico navale, consentendo una soluzione di compromesso tra la presenza dell’uomo e quella -ben più antica- degli animali”.

I fattori che minacciano la salute delle specie marine nell’area del Mediterraneo e quindi anche de La Maddalena sono sostanzialmente due: l’inquinamento chimico e l’inquinamento acustico.

Il primo è determinato da una moltitudine di fattori, anche molto diversi tra loro: dalla presenza di agenti inquinanti come ftalati o DDT (che pur essendo stato bandito da anni in Unione Europea, arriva attraverso il trasporto atmosferico, ricadendo in mare) all’enorme quantità di macroplastiche e microplastiche, che vengono rinvenute all’interno dei corpi degli animali; la plastica può essere un fattore di uccisione diretta dell’animale, per soffocamento o ingestione, oppure indiretta, per via delle sostanze che rilascia gradualmente deteriorandosi.

Quello della plastica emerge come uno dei maggiori punti critici rispetto alla salute marina, anche perché è un fattore in continua crescita, poiché deriva dall’abitudine quotidiana all’utilizzo di plastiche monouso: emblematico, in questo senso, lo spiaggiamento del capodoglio, risalente al 2019, nel cui stomaco furono ritrovati proprio dagli operatori di SeaMe Sardinia, ben ventidue chilogrammi di plastica, tra piatti monouso e flaconi di detersivo.

La seconda minaccia alle specie marine del Mediterraneo è certamente l’inquinamento acustico, determinato dal traffico navale in progressivo aumento: il mare è sempre più affollato, e purtroppo ad oggi non esiste una normativa che tenga conto delle aree di alimentazione e allevamento dei cuccioli usate dai cetacei.

Questo comporta una sempre maggiore difficoltà, da parte dei mammiferi marini, a trovare zone all’interno delle quali cercare nutrimento e far nascere i cuccioli, con ovvie conseguenze sul rischio di estinzione.

“Inquinamento acustico significa anche impedire ai cetacei di comunicare tra loro. Il suono, infatti, è per loro il primo senso e il primo canale comunicativo e di orientamento – spiega Bittau – e il traffico intenso di navi, soprattutto nel periodo estivo, crea degli enormi disagi ai cetacei. Per quanto riguarda l’arcipelago de La Maddalena, la specie più minacciata è il delfino costiero. La persistenza dell’inquinamento acustico determina l’allontanamento delle specie marine, che, disturbate, migrano per cercare aree di alimentazione più tranquille”.

La forte presenza di imbarcazioni è causa frequente anche di uccisioni da impatto: moltissimi i cetacei trovati con svariate fratture ossee, a seguito dello scontro con le navi.

Non da ultimo, permane l’abitudine di cacciare: non sono pochi i casi di delfini uccisi a mezzo di armi di vario genere, per diletto o per poi cibarsene; un capitolo che non necessita di commenti ulteriori, simbolo dell’antropocentrismo più bieco.

Per invertire la rotta, sarebbe innanzitutto necessario un intervento da parte delle istituzioni: il traffico nelle aree marine popolate dai cetacei andrebbe regolato da una normativa ben precisa, come sottolineato da SeaMe Sardinia.

Ma il cambiamento deve avvenire anche dal singolo: la consapevolezza delle criticità e del drammatico decadimento delle biodiversità non può essere semplicemente delegato alla politica, ma diventare parte integrante di una nuova coscienza ambientale, fatta di buone pratiche e sensibilizzazione costante; se ognuno di noi si impegnasse a ridurre drasticamente il consumo di plastica monouso (e plastica in generale, si pensi ai packaging spesso inutili) e a differenziare i rifiuti nel modo corretto, prediligendo l’uso di materiali alternativi e durevoli quali vetro e ceramica, i problemi legati all’inquinamento chimico si ridurrebbero notevolmente.

Il mantenimento e la salvaguardia delle biodiversità marine non è semplicemente una questione di empatia o giustizia ambientale, ma è anche qualcosa che coinvolge l’uomo in maniera molto diretta: si pensi solo allo sviluppo delle zoonosi (causa, ad esempio, della recente pandemia) o alla penetrazione delle microplastiche all’interno dei tessuti dei pesci (che poi vengono pescati e mangiati dall’uomo); le sfumature del problema sono tantissime e non possono certo essere ridotte a due o tre accenni, ma è essenziale che ognuno colga l’occasione di approfondire una tematica così importante.

SeaMe Sardinia onlus è molto solerte anche nella divulgazione delle proprie attività: tramite il sito ufficiale e la pagina Facebook, i professionisti che lavorano all’interno dell’associazione raccontano con parole e immagini il nostro mare, nella speranza di sensibilizzare il maggior numero di persone possibile, per tutelare quella che è la nostra risorsa più preziosa.