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La Sardegna che fu nelle immagini di Guido Costa

La Sardegna che fu nelle immagini di Guido Costa
La Sardegna che fu nelle immagini di Guido Costa
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 31 agosto 2018 alle 10:54

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Olbia, 31 agosto 2018- Una ragazza barbaricina che avrà non di più di vent'anni. La posa è studiata di tre quarti, per evidenziare la stupenda gonna plissettata, anteriormente coperta dal grembiule. Il velo è bianchissimo, le copre la testa e contorna, valorizzandoli, la scriminatura dei capelli neri ed un viso dolcissimo, ma triste, in contraddizione con la giovanissima età. Quegli occhi sembrano urlare un –forse - inconsapevole aiuto per qualcosa che non sapremo mai.

Avremmo potuto scegliere molte altre immagini incantate, davanti a cui, ognuna singolarmente presa, si potrebbe sostare ore. Sono ritratti come questi di donne, uomini, paesaggi, attività ed eventi che riguardano tutta la Sardegna. Una Sardegna che è solo un ricordo dei nostri nonni, o meglio bisnonni.

Stiamo parlando della mostra fotografica "Guido Costa. Fotografie della Sardegna nel primo Novecento”, che oggi avrà la sua ultima giornata di apertura (orario 18-24, presso la Sala Expò in Via Porto Romano, ingresso libero).

Organizzata dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro in collaborazione con l’associazione Deamater e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Olbia, la mostra, inaugurata il 13 luglio, ha avuto un grande successo, con una media quotidiana di oltre cento visitatori provenienti da tutto il mondo, costituendo uno dei punti di forza qualitativi dell’estate degli eventi di Olbia, se non – a nostro avviso- il più importante in assoluto.

Guido Costa (Sassari 1871 – Cagliari 1951) crebbe in una famiglia di ampi interessi culturali: il padre di Guido, Enrico, viene ad oggi considerato il più alto esponente del romanzo storico sardo. Di professione insegnante, fu anche giornalista pubblicista, conferenziere e, appunto, fotografo dilettante.

L’imponente mostra allestita all’Expò ha reso fruibile l’intero corpus del Fondo Costa, costituito da centoventisette negativi in bianco e nero, databili in gran parte al primo trentennio del ventesimo secolo. Una scelta sapiente di gigantografie digitali guida il visitatore nelle varie sezioni che rispettano le sequenze tematiche dei ritratti maschili e femminili, dei luoghi, delle attività, degli oggetti. Essenziale, ma completo, il corredo delle didascalie. Nel complesso ciò che abbiamo visto è un coinvolgente percorso esistenziale dell’intera isola che non c’è più, soprattutto dell’area del Campidano e delle Barbagie. I ritratti restano indelebili nella memoria di chi ha la fortuna di entrare e soffermarsi a contemplarli in silenzio. Soffermandosi sui volti di tessitrici, di alunne in costume, di operai ed operaie, il fotografo Costa stabilisce una relazione col soggetto dello scatto, che oggi, dopo molti decenni, ci viene restituito rendendolo sempre attuale, vivo. Il volto diventa per Costa il mezzo attraverso il quale la Sardegna del primo Novecento diventa un qualcosa che appartiene anche alle nuovissime generazioni, che spesso e volentieri non sanno nemmeno cosa sia una pellicola fotografica e una stampa chimica.

Le immagini del “dilettante” Guido Costa denotano una sensibilità, una cultura visiva ed una previdente saggezza nel documentare una Sardegna destinata a scomparire veramente straordinarie, unite ad un’incredibile padronanza tecnica della sua Rolleicord.

Pigri, distratti e ritardatari si organizzino dunque per vedere stasera questa straordinaria proposta culturale, perché a partire da domani la mostra verrà purtroppo smantellata.

[caption id="attachment_107053" align="aligncenter" width="2880"] Una pagina del registro presenze della mostra[/caption]

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