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La Maddalena, intervista all'imprenditore Enzo Barretta: "Nave ferma a Olbia da due anni. Oggi inizio lo sciopero della sete"

L'imprenditore Enzo Berretta non si arrende e chiede chiarezza

La Maddalena, intervista all'imprenditore Enzo Barretta:
La Maddalena, intervista all'imprenditore Enzo Barretta:
Laura Scarpellini

Pubblicato il 23 May 2026 alle 14:00

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La Maddalena. Un investimento bloccato da anni in un cantiere navale a Olbia, una flotta aziendale disarmata, quindici posti di lavoro svaniti e lo spettro del fallimento per una delle attività storiche più note dell'Arcipelago. La vicenda imprenditoriale di Enzo Barretta, 77 anni, colonna portante insieme alla sua famiglia del ristorante "La Grotta" – aperto dai suoi genitori nel lontano 1958 –, si trasforma in queste ore in un caso di rilevanza regionale che sta scuotendo il comparto turistico e balneare della Gallura. In un lungo sfogo affidato ai social e alle nostre colonne, Barretta ripercorre le tappe di quello che definisce un vero e proprio «cortocircuito amministrativo», annunciando una clamorosa protesta formale: lo sciopero della fame e della sete per sollecitare risposte immediate dalle istituzioni locali.

Secondo la ricostruzione dell'imprenditore, le prime criticità operative si manifestano nel 2005. "Fino a quel momento –  ci racconta Barretta – gestivamo un indotto straordinario, servendo i passeggeri di circa quaranta dei cinquanta grandi yacht che incrociavano nelle nostre acque. Poi, il 1° giugno di quell’anno, la decisione comunale di chiudere il porto di Cala Gavetta ai motoscafi in transito ha tagliato di colpo il nostro mercato principale. Per non soccombere, nel 2006 abbiamo deciso di reinventarci, progettando e costruendo una zattera attrezzata per la ristorazione galleggiante". 

L'arrivo della struttura a La Maddalena segna l'inizio di una lunga contrapposizione burocratica per l'ottenimento dello specchio acqueo. "Solo dopo una durissima protesta in piazza e il diretto interessamento dell'allora presidente della Regione, Renato Soru, riuscimmo a ottenere l'ormeggio a Santo Stefano nel 2009. Nel 2010 e nel 2011 l'attività registrò il massimo storico, attirando i più importanti mega-yacht della rada. Poi, il 2 agosto 2011, l'improvviso controllo interforze: una contestazione legata a una catena d'ormeggio considerata abuso edilizio portò allo sgombero immediato e allo smantellamento coatto della struttura, che oggi lavora con successo a Cagliari".

La famiglia Barretta sceglie comunque di non arrendersi e avvia la progettazione di una vera e propria nave al traffico: un catamarano commerciale di 39 metri per 13, costruito nei cantieri di Fiumicino  nei pressi di Roma,  dotato di tutte le omologazioni di sicurezza, radar e strumentazioni di bordo. Un investimento complessivo che vale milioni di euro. "La nave è stata completata nel 2017 – spiega Barretta – ed è stata portata alla Maddalena, dove inizialmente abbiamo ottenuto solo un ormeggio provvisorio di poche settimane sulla banchina esterna di Cala Gavetta, prima di ricevere un formale diniego al commercio in quell'area. Successivamente abbiamo ottenuto ospitalità temporanea a Palau, ma dopo due mesi siamo stati costretti a lasciare il posto per l'avvio di lavori infrastrutturali. Da quel momento siamo diventati dei "girovaghi" del mare".

La gestione di una nave commerciale senza un ormeggio fisso in banchina si è rivelata insostenibile. Con l'imbarcazione costretta a rimanere costantemente alla fonda con le ancore, l'equipaggio tecnico di navigazione (comandante, direttore di macchina e tre marinai) non può abbandonare il mezzo, generando costi fissi insostenibili di straordinari e turnazioni che si sommano al personale di sala e cucina, per un totale di 15 dipendenti. "Mantenere la nave armata in queste condizioni ci stava distruggendo – prosegue Barretta –. Per questo abbiamo dovuto disarmarla e trasferirla in un cantiere a Olbia, dove tuttora paghiamo regolarmente i costi di sosta. Il 2 febbraio 2022 su esplicito invito degli amministratori locali che ci avevano prospettato una soluzione presso un nuovo pontile, abbiamo presentato una formale richiesta di ormeggio notturno. Abbiamo investito altri 100.000 euro per riarmare il mezzo, ma la concessione non è mai arrivata".

Un anno e mezzo dopo, la risposta degli uffici comunali ha gelato l'azienda: l'istanza è stata respinta poiché il mezzo, essendo classificato come nave da lavoro, non può operare all'interno del porto commerciale. Una motivazione che Barretta respinge con fermezza: "Noi non abbiamo mai chiesto di esercitare la ristorazione all'interno del porto, ma chiedevamo unicamente un ormeggio notturno sicuro per poi uscire la mattina e lavorare in rada". Oggi la strategia della famiglia Barretta è radicalmente cambiata per via dei costi insostenibili accumulati in cinque anni di fermo aziendale. Attraverso un'agenzia marittima specializzata, è stata prodotta una documentazione per richiedere la conversione del catamarano in un corpo galleggiante stabile senza navigazione.

"L'obiettivo attuale è eliminare le pesantissime spese dell'equipaggio tecnico – conclude il ristoratore – mantenendo a bordo solo il personale del ristorante e posizionando la struttura su gavitelli fissi. Pratiche e richieste sono sul tavolo degli uffici competenti da un anno e mezzo, ma continuiamo a ricevere solo silenzi o rinvii. Questa azienda dà lavoro a due figli, alla mia compagna e a due nipoti ventenni. Non posso assistere in silenzio al congelamento dei sacrifici di una vita".

La situazione di stallo ha spinto Enzo Barretta a un gesto estremo, che si concretizzerà proprio nella giornata di oggi. Il ristoratore ha infatti annunciato formalmente l'inizio di uno sciopero della  sete totale, una scelta drammatica dettata dall'esasperazione per l'assenza di risposte da parte degli organi competenti. La decisione di avviare il digiuno idrico totale giunge in un quadro di profonda preoccupazione: l'imprenditore settantasettenne infatti, convive da tempo con serie patologie cardiache che richiedono una rigida e quotidiana terapia farmacologica. Per questa ragione il suo medico curante ha espresso un parere nettamente negativo, mettendo in guardia Barretta sui rischi imminenti e gravissimi a cui esporrebbe il proprio apparato cardiocircolatorio privandosi dell'idratazione. Nonostante i severi avvertimenti sanitari, l'imprenditore maddalenino ha confermato di voler procedere, definendo la protesta come l'ultima e unica strada rimasta per costringere le istituzioni a fare chiarezza sul destino della sua attività e della sua famiglia.