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Il cielo protesta quando vengono trasferite le reliquie dei martiri olbiesi nel 1848.

Il cielo protesta quando vengono trasferite le reliquie dei martiri olbiesi nel 1848.
Il cielo protesta quando vengono trasferite le reliquie dei martiri olbiesi nel 1848.
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 15 maggio 2016 alle 17:30

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Olbia, 15 maggio 2016- La seguente testimonianza del terranovese Michele Deiana, che si ripropone ai lettori di OLBIA.it, è custodita in originale nell'archivio della parrocchia di San Paolo in Olbia, ed è stata trascritta e resa pubblica per la prima volta nel prezioso libro di padre Danilo Scomparin, Olbia cristiana, edito nel 2000.
La relazione riporta quanto raccontato al detto Michele Deiana dal padre Giovanni (1829-1892) circa alcuni eventi meteorologici straordinari che sarebbero accaduti intorno alla metà del XIX secolo, in concomitanza della traslazione delle presunte reliquie di martiri olbiesi dalla chiesa di San Simplicio -all'epoca adibita a "caserma di soldati"- alla chiesa parrocchiale di San Paolo. Non si entra qui nel merito di una valutazione critica del racconto, che intendiamo lasciare al lettore per intuibili motivi. Ci preme tuttavia rilevare solo la preziosa notizia di vani sottostanti alle due porte laterali, dette "sante", da dove le casse delle reliquie furono estratte: piccoli ambienti sottopavimentali per i quali si hanno fondate ragioni per sospettare un collegamento sotterraneo con la cripta ubicata sotto il presbiterio, ancora accessibile fino agli anni Cinquanta del Novecento.
(nota a cura di M. Agostino Amucano 2015).
Le reliquie dei martiri olbiesi così come si custodivano dietro l'altare maggiore della chiesa di San Paolo il giorno della ricognizione effettuata il data 9 maggio 2000. In alto a sinistra è la cassetta contenente le presunte reliquie del martire San Simplicio, oggi tornate alla basilica omonima.

Relazione diMichele Deiana sulle reliquie trasportate dalla chiesa di SanSimplicio a quella di San Paolo versoil 1845.

Il signor Deiana Michele fu Giovanni di anni 58 da Terranova riferisce quantosegue. Nella Chiesa di S. Simplicio vi sono le due porte laterali, che mio padre midiceva che si chiamavano porte sante e si aprivano ogni sette anni con grandesolennità e concorso di popolo anche dai paesi lontani. Nell'età che babboavevadodici o tredici anni, constatando l'autorità ecclesiastica che la chiesa era profanata perché adibitaa caserma per soldati, stabilì di trasportare i corpi santinella Chiesa parrocchiale. Questicorpi santi si trovavano sotto le due porte sante: due casse per ogni portasanta. Durante il trasporto che avvenne processionalmente (mio padre loricordava benissimo), essendo il ciclo sereno, improvvisamente scoppiò un grantemporale con tuoni, fulmini, pioggia torrenziale egrandine. Essendo la pioggia cosìimpetuosa, e il temporale così violento, la processione si dovette sciogliere, ele casse furono depositate presso una famiglia dibuoni cristiani, il cui capo aveva nome Pietro Paolo Cervo, presso quella cheorasi chiama Piazza Regina Margherita.
Appena deposte queste casse in una camera,e andata via la gente, cadde un fulmineche penetrò detta stanza, e girò attorno senza causare alcun danno.
L'indomani siriprese la processione e si scatenò dinuovoil temporale, benché meno violento di quello del giorno precedente, sicchési poté riuscire a portare inChiesa Parrocchiale le casse dei corpi santi. E furonodepositati dietro l’altare maggiore. Nelle casse c'erano i corpi dei seguenti santi:nella prima che aveva tre serrature viera il corpo di S. Simplicio, nelle altre in unaS. Anastasia, in un’altra SantaFiorenza, in una terza S. Vittore Vescovo. Essendo io piccolo, dalla cassa, che a detta del Sagrestano Eretta GiovanniAntonio conteneva il corpo di S. Fiorenza, vidi sporgere un pezzo di fazzolettodi seta. Il detto sagrestano mostrava dal di fuori le casse a me e adaltri mieicompagni che piccoli frequentavamo la chiesa, indicandoci i corpicontenuti inesse. Non ho mai visto le casse aperte. Mio padre nacque nel 1829 e morì nel 1892.
(tratto da SCOMPARIN, D., Olbia cristiana, San Simplicio e la Diocesi di Civita, Olbia 200, p. 142)
Affresco raffigurante il vescovo San Simplicio oggi visibile nell'abside della basilica minore di san Simplicio (XII secolo).