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ESCLUSIVO Apulia Srl e i “fenomeni corruttivi” secondo Prefetto e Anti Corruzione

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Prefetto di Bari: “Ad attestare, altresì, l’indubbia gravità oggettiva della fattispecie in esame contribuisce tanto il carattere non occasionale né estemporaneo delle suddette condotte – sintomatico, dunque, della facilità e consuetudine al ricorso a tali metodi quanto la sorprendente capacità e dimestichezza degli indagati nell’attività corruttiva”.

“In questa cornice di diffusa illegalità, spicca la figura di Fatigati Salvatore come artefice degli accordi che non ha esitato – anche attraverso veri e propri tentativi di corruzione – a mettere in campo una serie di iniziative palesemente finalizzate a condizionare l’azione amministrativa in vista del perseguimento non solo di propri interessi economici, ma anche per acquisire vantaggi professionali in termini di prestigio. Peraltro – continua il Prefetto di Bari – l’obiettivo perseguito dal titolare della società Apulia non sembra essere affatto confinato semplicemente all’aggiudicazione del singolo appalto relativo al recupero del Teatro del Comune di Acquaviva delle Fonti, ma sottende un disegno più ampio e pericoloso che possa promuovere e realizzare una stabile alleanza con i vertici comunali al fine di ottenere anche l’affidamento di altri appalti”.

Olbia, 19 agosto 2020 – Come mai un’azienda in straordinaria gestione con due commissari nominati dal dal Prefetto di Bari, su richiesta dell’Anti Corruzione per presunti “fenomeni collusivi e corruttivi” (cit. decreto prefettizio), è all’interno di due importanti appalti milionari fatti dal Comune di Olbia (via Redipuglia) e dal Cipnes (pista ciclabile fotovoltaica)? Comune e Consorzio industriale sono a conoscenza di questi fatti e dell’inchiesta Pura Defluit? Soprattutto, cosa dicono il Prefetto di Bari e l’Anac in documenti pubblici visionabili da chiunque?

Capitolo 1Olbia, via Redipuglia e Apulia Srl: un’ombra sull’appalto a causa di un’inchiesta in terra pugliese

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Capitolo 2 – Non solo Comune di Olbia, anche il Cipnes: Apulia Srl azienda esecutrice della pista ciclabile fotovoltaica da 5,5 milioni di euro

Capitolo 4 – Il “gruppo” Fatigati dell’Apulia in un terzo appalto olbiese: il ponte di via Petta

Per avvalorare il “commissariamento”, cioè la straordinaria gestione, dell’Apulia Srl, Anac e Prefetto si basano sulle risultanze delle indagini che riportano all’interno dei documenti. In particolare, il Prefetto di Bari a pagina 5 scrive del decreto prefettizio del gennaio 2018: “Ad inquinare la procedura d’appalto ha contribuito senz’altro la fitta e consolidata rete di rapporti del tutto inopportuni, poco trasparenti e di natura ampiamente collusiva stabilitasi tra i soggetti indagati – pubblici funzionari, da un lato, e referenti a vario titolo della società Apulia, dall’altro – con la preordinata finalità di procurarsi un’adeguata, stabile e incondizionata sponda di protezione e di sostegno in seno all’ente locale appaltante per costringere l’azione amministrativa a scelte utilitaristiche a favore della società Apulia e poter pilotare l’affidamento delle commesse pubbliche”.

E ancora: “Vanno richiamati in questa sede, a titolo di esempio, i numerosi contatti telefonici registrati nel periodo di svolgimento della gara d’appalto tra M.C. e A.Z. a testimonianza non solo dell’esistenza di una salda conoscenza e frequentazione tra i due indagati, ma anche di una indubbia anomalia dei loro rapporti – o ancora l’incontro tra R.L., componente della commissione di gara, e Fatigati Salvatore avvenuto il 19 dicembre 2015, in corso di valutazione delle offerte tecniche in seduta riservata, ossia in una fase cruciale della procedura di evidenza pubblica. Senza dimenticare la circostanza che l’ATI, di cui è capofila la società Apulia, si è aggiudicata l’appalto proprio in forza del massimo punteggio riconosciuto in via discrezionale dalla commissione di gara sull’offerta tecnica”.

Di questa inchiesta non si sono occupati solo l’Anti Corruzione e il Prefetto di Bari: Pura Defluit è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare alla Camera e viene citata dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei suoi rapporti.

Mentre attendiamo le risposte di Comune e Cipnes, a cui abbiamo chiesto se erano a conoscenza dell’inchiesta pugliese balzata agli onori delle cronache il 12 luglio 2017 e di tutto ciò che ne è conseguito, oggi vogliamo approfondire la questione della straordinaria gestione della Apulia Srl: azienda fondatrice del Consorzio Stabile Sinergica, nonché azienda indicata come “esecutrice” negli appalti vinti dal suddetto consorzio, vale a dire la riqualificazione di via Redipuglia (Comune di Olbia) e la realizzazione della pista ciclabile con impianto fotovoltaico (Cipnes).

Ecco tutti i dettagli: genesi, luoghi, procedimento giudiziario

Come già detto precedentemente, il codice degli appalti nel corso degli anni è cambiato: molti “aggiornamenti” non sono avvenuti solo con tramite leggi, ma anche tramite sentenze. Per cui ciò che vale oggi nel 2020 non valeva 3 o 4 anni fa. Ciò che è rimasto costante, però, è l’ampia discrezionalità della stazione appaltante che può valutare, di volta in volta, ogni caso specifico e che può verificare tutto ciò che le aziende affermano (o non affermano) nel momento in cui si presentano per una gara d’appalto.

Ciò che ci interessa spiegare con lungo questo articolo, documenti pubblici alla mano, è perché l’Anac e il Prefetto di Bari hanno deciso di mettere sotto temporanea gestione l’azienda pugliese Apulia Srl tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, a poche settimane dall’inizio della gara per via Redipuglia.

Pura Defluit: cosa è, come parte, dove si svolge

L’inchiesta che poi prenderà il nome di Pura Defluit, motto del Comune di Acquaviva delle Fonti (Provincia di Bari, Puglia), prende il via nel 2015, quando l’allora vice sindaco Austacio Busto si reca dai Carabinieri insieme al sindaco Davide Carlucci: consegna una busta con dentro 5.000 euro e denuncia un presunto tentativo di corruzione. In seguito alla sua denuncia, parte immediatamente l’indagine con intercettazioni video, telefoniche e ambientali.

Nel frattempo, la gara d’appalto continua e l’Ati capeggiata da Apulia Srl vince l’appalto. Qui sotto la firma del contratto avvenuta ad aprile 2016.

Questa mattina alla presenza del Segretario Generale dell'Ente (dott.ssa Rosella Giorgio) il dirigente UTC (arch. Marco…

Posted by Assessorato Opere Pubbliche e Beni Culturali di Acquaviva delle Fonti on Thursday, 6 April 2017

Due anni dopo, il 12 luglio 2017, la Guardia di Finanza e i Carabinieri eseguono un’ordinanza di custodia cautelare per 12 persone: 5 gli appalti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti, tre i comuni coinvolti (Acquaviva delle Fonti, Altamura, Castellana delle Grotte). Gli arrestati sono imprenditori, tecnici comunali e politici.

Per quel che concerne l’ex ad (oggi socio) dell’Apulia Srl, Salvatore Fatigati (sottoposto a custodia cautelare – domiciliari – il 12 luglio), le contestazioni mosse il 12 luglio 2017 dalla magistratura barese riguardano due appalti: la riqualificazione del Teatro di Acquaviva delle Fonti e l’assegnazione della progettazione definitiva dei lavori per il riutilizzo a fini irrigui delle acque reflue del depuratore a servizio del territorio acquavivese. Le ipotesi di reato, si legge nella nota all’epoca emessa da GdF e Carabinieri, sono “istigazione alla corruzione” per il primo appalto e “turbativa libertà della gara d’appalto” per il secondo.

Ciò che porta alla gestione straordinaria dell’Apulia è quanto rilevato e ipotizzato dagli inquirenti per il Teatro di Acquaviva delle Fonti. Sono due i documenti che attestano l’avvenuto “commissariamento” e sono due documenti pubblici liberamente consultabili da chiunque perché sono su internet nei rispettivi siti istituzionali: il primo è quello emesso dall’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) l’altro è del Prefetto di Bari e sono l’uno la conseguenza dell’altro. L’Anac propone, il Prefetto – valutando situazione e documenti – decide.

Il “commissariamento” dell’Apulia Srl: perché avviene, cosa dicono le carte

L’Autorità Anti Corruzione (Anac) propone il 5 dicembre 2017 la straordinaria gestione dell’Apulia Srl per i fatti concernenti il teatro di Acquaviva delle Fonti. In base alla norma, l’Anac propone la misura ritenuta più idonea e il Prefetto verifica se vi sono le condizioni per attuare tale proposta.

Il primo documento è il Fascicolo Anac 3889/2017 e il secondo è decreto del Prefetto di Bari emesso il 19 gennaio 2018 con il quale nomina due commissari. In caso di ipotesi di reato gravi come istigazione di corruzione, l’Anac ha due possibilità: il rinnovo delle cariche sociali e la straordinaria gestione. Per l’Apulia Srl si sceglie la seconda misura: la più importante misura anti corruttiva.

Scarica il documento Anac

Come detto poc’anzi, questa misura è straordinaria e per essere attuata necessita di riscontri oggettivi. Ecco perché entrambi i documenti ripercorrono la storia dell’appalto del teatro di Acquaviva delle Fonti ed entrano nei dettagli dell’inchiesta Pura Defluit, riportando stralci delle ordinanze di custodia cautelare. Lo scopo di tale misura è assicurare il proseguimento del contratto pubblico e dunque di difendere il pubblico interesse. La gestione “commissariale” colpisce solo quell’appalto in particolare e non tocca il resto dell’azienda, che continua ad operare: la ratio della norma non è bloccare l’impresa, ma difendere l’interesse pubblico. 

Ciò che i documenti dicono è molto duro.

“L’attivazione della misura di straordinaria e temporanea gestione della Società Apulia Srl è stata proposta dal Presidente dell’Anac in relazione all’ordinanza di custodia cautelare e sequestro preventivo emessa in data 27/07/2017 dal Gip presso il Tribunale di Bari, nell’ambito del procedimento penale numero 17289/15 RGNR con la quale è stata disposta l’applicazione di misure cautelari personali (arresti domiciliari) nei confronti, tra gli altri) di Fatigati Salvatore, legale rappresentante e amministratore unico di Apulia Srl e A.Z., architetto progettista per conto di quest’ultima società, indagati entrambi per turbativa d’asta”, scrive il prefetto barese.

Nel ripercorrere delle indagini, il Prefetto di Bari parte dall’inizio, ovvero dalla denuncia del vicesindaco di Acquaviva delle Fonti Austacio Busto ai Carabinieri.

“A Fatigati Salvatore, dominus della società Apulia, e a A.Z., progettista incaricato per conto della stessa società, è attribuito il delitto di istigazione alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio […] per aver offerto, per il tramite del braccio destro di Fatigati, una somma di denaro pari a 5.000 euro a Busto Audacio Domenico, Vice Sindaco e assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Acquaviva delle Fonti nel mese di aprile 2015, in concomitanza con l’indizione di due procedure d’appalto ad evidenza pubblica da parte dell’ente locale, tra cui la gara per per l’affidamento dei lavori di recupero del teatro comunale”, si legge a pagina 6 del documento.

Per “commissariare” un’azienda, il Prefetto deve avere dei riscontri oggettivi poiché deve agire in maniera garantista, proporzionata e giusta. Si tratta di una misura straordinaria che mira a tutelare più interessi di natura pubblica (compreso la tutela del diritto al lavoro). E in base a questo, il Prefetto di Bari giustifica la sua decisione.

Scarica il documento del Prefetto di Bari

Secondo il Prefetto di Bari, il fumus boni iuris, nel suddetto caso, sussiste e lo motiva così. A pagina 7 scrive: “Gli episodi di istigazione alla corruzione, in cui risultano coinvolti Fatigati Salvatore eZ.A.., sono stati chiaramente approntati in un contesto di provocata ambiguità e con lo scopo di ottenere le commesse pubbliche. Sul punto, lo stesso GIP ha ritenuto “pienamente ragionevole la lettura del comportamento in questione come offerta fatta a pubblico ufficiale per ottenerne la disponibilità ad esercitare complessivamente le sue funzioni in un modo comunque indebitamente vantaggioso per l’istigatore (ad esempio “pilotando” la gara d’appalto)” considerando la proposta di remunerazione in favore del pubblico ufficiale “idonea” ad avviare la contrattazione illecita tipica della fattispecie corruttiva. Peraltro l’accertamento di tali circostanze è stato reso incontrovertibile dall’immediata denuncia del vice sindaco alle forze dell’ordine e dalla conseguente attivazione di registrazioni fonografiche con strumenti di captazione forniti dagli organi investigativi”.

A pagina 8 continua: “l’attività d’indagine ha consentito di svelare l’esistenza di un articolato sistema, promosso principalmente da Salvatore Fatigati, finalizzato alla gestione fraudolenta delle operazioni di aggiudicazione della gara d’appalto indetta dal Comune di Acquaviva delle Fonti attraverso una serie di intese collusive, contatti anomali e ingiustificati rapporti amichevoli tra componenti della commissione di gara e impresa partecipante alla gara stessa, in assoluto spregio delle elementari regole di trasparenza, par conditio e concorrenza. A proposito di questa consolidata rete di rapporti e contatti, lo stesso GIP ne rimarca la natura necessariamente collusiva «intendendosi per collusione qualsiasi rapporto clandestino, intercorrente tra soggetti privati in qualsiasi modo interessati alla gara o tra questi e i preposti alla gara, diretto ad influire sull’esito della stessa». Ciò che rileva è, quindi, l’assenza di doverosa equidistanza e imparzialità tra i componenti della commissione di gara e i partecipanti alla gara stessa. Questa trama di rapporti, architettata su una commistione anomala e del tutto inopportuna di interessi, è di per sé sintomatica di accordi collusivi, in quanto favorisce e determina un atteggiamento di disponibilità, se non addirittura di vero e proprio asservimento, del pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, e costituisce “indizio grave, preciso e concordante nel senso del raggiungimento di un’intesa finalizzata a condizionare il pubblico incanto in favore del privato”. A nulla rilevando il fatto che la manipolazione della procedura di gara non abbia prodotto l’effettiva e concreta alterazione del risultato e, per l’effetto, cagionato un danno patrimoniale a carico della P.A.”.

Il documento, per quel che concerne l’inchiesta Pura Defluit, è molto duro. Il prefetto, infatti, scrive: “Ad attestare, altresì, l’indubbia gravità oggettiva della fattispecie in esame contribuisce tanto il carattere non occasionale né estemporaneo delle suddette condotte – sintomatico, dunque, della facilità e consuetudine al ricorso a tali metodi quanto la sorprendente capacità e dimestichezza degli indagati nell’attività corruttiva”.

E poco più sotto: “in questa cornice di diffusa illegalità, spicca la figura di Fatigati Salvatore come artefice degli accordi che non ha esitato – anche attraverso veri e propri tentativi di corruzione – a mettere in campo una serie di iniziative palesemente finalizzate a condizionare l’azione amministrativa in vista del perseguimento non solo di propri interessi economici, ma anche per acquisire vantaggi professionali in termini di prestigio. Peraltro – continua il Prefetto di Bari – l’obiettivo perseguito dal titolare della società Apulia non sembra essere affatto confinato semplicemente all’aggiudicazione del singolo appalto relativo al recupero del Teatro del Comune di Acquaviva delle Fonti, ma sottende un disegno più ampio e pericoloso che possa promuovere e realizzare una stabile alleanza con i vertici comunali al fine di ottenere anche l’affidamento di altri appalti”.

Come scritto nel precedente articolo, in seguito agli arresti del 12 luglio 2017, Apulia Srl cambia la sua compagine societaria e cambia anche amministratore delegato. L’azienda si difende contro il “commissariamento” da parte di Anac e Prefetto con un ricorso al tribunale amministrativo, ma soccombe sia con il Prefetto che con il TAR della Puglia.

Il fatto di aver designato una “stretta parente” (cit. Prefetto, pag. 12) come ad dell’azienda non basta al Prefetto di Bari per non dare il via alla gestione straordinaria e temporanea. Scrive il Prefetto che “tale avvicendamento non può, dunque, considerarsi in alcun modo una misura adeguata per scongiurare il rischio di condizionamenti illeciti nella conduzione del contratto d’appalto relativo ai lavori di recupero del teatro comunale di Acquaviva delle fonti”.

L’Apulia Srl ha portato la questione davanti al Tar Puglia, chiedendo l’annullamento di tutti questi atti adducendo diverse motivazioni, ma il Tribunale amministrativo – nel 2019 – dà torto all’azienda pugliese.

Riportiamo parte della sentenza (gli omissis sono presenti nella versione online della sentenza per la Legge sulla Privacy): “Da un attento esame dell’ordinanza cautelare del GIP presso il -OMISSIS- emergono intercettazioni telefoniche e ambientali, somme di denaro acquisite dagli inquirenti, documentazione fotografica, testimonianze, che rappresentano riscontri oggettivi e sorreggono l’esigenza di concretezza dei fatti per cui si procede e che senz’altro costituiscono elementi tali da poter svolgere un ragionevole giudizio prognostico di responsabilità degli indagati. Da tutti gli elementi, acquisiti dall’Autorità giudiziaria penale, si trae un ragionevole convincimento, correttamente evidenziato dalla P.A. nella motivazione del censurato provvedimento, in ordine al fatto che da parte degli indagati sia stata esercitata un’azione coordinata, idonea e sufficiente a turbare il procedimento di appalto viziandolo, coinvolgendo organi politici e funzionari, con l’intenzione di favorire indebitamente l’impresa poi risultata aggiudicataria dell’appalto. Inoltre, la circostanza che gli organi giurisdizionali della Giustizia amministrativa abbiano accertato la legittimità degli atti di gara, diversamente da quanto affermato dalla ricorrente, non esclude ipotesi di responsabilità penale degli agenti, trattandosi evidentemente di profili giuridici distinti. Peraltro, l’Autorità giudiziaria penale nel provvedimento cautelare ipotizza proprio che i soggetti indagati abbiano voluto raggiungere un fine illecito e delittuoso anche scegliendo tecniche amministrative idonee a mascherare una volontà criminosa”.

Il giudice amministrativo, inoltre, sottolinea nella sentenza che la questione relativa al teatro di Acquaviva delle Fonti, con la gestione straordinaria dell’Apulia Srl, è parte di un’indagine più ampia che coinvolge altri appalti e altri Comuni. Il tutto accompagnato da “Indagini che beneficiavano di intercettazioni ambientali, telefoniche, testimonianze, somme di denaro, documentazione fotografica (circostanze riportate a pag. 15 della memoria del Comune depositata in data 15.3.2018 e non oggetto di contestazione)”.

La domanda finale è una: che fine ha fatto il procedimento giudiziario? Le notizie sul processo Pura Defluit sono pochissime. A quanto pare, gli indagati per l’appalto della riqualificazione del teatro avrebbero patteggiato. Lo veniamo a sapere da una delibera del Comune di Acquaviva delle Fonti datata 9 aprile 2020 con la quale l’ente si costituisce parte civile nel processo riguardante l’altro filone dell’indagine, che per il Comune di Acquaviva delle Fonti riguarda l’appalto per il riutilizzo delle acque reflue.

Sul teatro si dice che “nell’ambito della stessa maxi inchiesta denominata dalla Procura Barese “Pura Defluit”, adottando così, significativamente, il motto istituzionale ufficiale che accompagna il Simbolo del Comune di Acquaviva delle Fonti (una fontana a tre livelli dalla quale zampilla acqua pura) a denotare il forte e precipuo coinvolgimento del nostro Paese, rientra anche l’inchiesta condotta sulla gara di appalto relativa alla ristrutturazione del Teatro Comunale del comune di Acquaviva, per la quale è stato già celebrato il Processo a carico dei corruttori, in cui questo Ente si è costituito Parte Civile, esitato con patteggiamento della pena e risarcimento del Comune di Acquaviva da parte degli imputati”.

Per quanto riguarda, invece, l’altro filone il Comune di Acquaviva dice: “Innanzi alla Procura della Repubblica di Bari è pendente il procedimento R.G.N.R. n. 17289/15- R.G. GIP n. 7674/17 a carico di otto imputati con l’accusa di avere, a vario titolo, concorso nel pilotaggio, fra gli altri, della Gara di Appalto che questo Comune aveva indetto per la realizzazione di impianto di depurazione acque reflue, affinchè il medesimo venisse aggiudicato ad una società predeterminata e su un progetto che dovesse provenire da uno studio professionale predeterminato”.

“In relazione al suddetto procedimento avente ad oggetto le vicende relative alla gara di appalto dell’impianto di depurazione acque reflue questo Ente, in qualità di parte offesa, ha ricevuto la notifica dell’avviso di fissazione al 27/03/2020 di udienza preliminare per rinvio a giudizio“.

“A causa della crisi pandemica in corso, l’udienza è stata rinviata al 22/01/2021, come da atto notificato, prot. n. 9520 del 06.04.2020″, prosegue il Comune che si è costituito parte civile nel processo.

Non solo: la giunta specifica anche altri aspetti.

“L’indagine che ha portato al procedimento di cui sopra è stata condotta dalla Procura su denuncia degli organi politici dell’Ente e con la fattiva collaborazione di questi ultimi in termini di intercettazioni e raccolta di evidenze probatorie”.

“I suddetti organi politici, a causa di quanto sopra, sono stati fatti oggetto di minaccia da parte di ignoti, nonché di attacchi personali da parte di diversi soggetti, animati dall’intento di sminuire agli occhi della opinione pubblica il sacrificio tutt’altro che scontato, sopportato da chi ha denunciato e supportato la Pubblica Autorità nell’indagine, nonché di preservare l’immagine di qualcuno dei prevenuti a scapito di quella di chi ha svolto il proprio dovere nel rispetto delle leggi, dei doveri e della morale“;

“La risonanza avuta dai fatti, la qualità delle persone coinvolte, i sintomatici comportamenti colti dall’esterno nei termini di cui sopra, inducono a ritenere necessario non solo che l’Ente si costituisca parte civile nei confronti di tutti gli imputati, ivi comprese le persone giuridiche, ma anche che a tanto provveda nominando un difensore ad hoc, specializzato in diritto penale, sul quale converga l’intuitus personae da parte della Giunta, particolarmente prevalente quale criterio di scelta nel caso specifico”, afferma la delibera.

Rinnoviamo la nostra domanda: il Comune di Olbia e il Cipnes sono a conoscenza di tutto ciò?

Articolo rettificato in data 14/09/2020

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