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Dal baule di Nadia: l'albero di Natale, quando le palline di plastica non esistevano

Nuovo racconto di Nadia Spano

Dal baule di Nadia: l'albero di Natale, quando le palline di plastica non esistevano
Dal baule di Nadia: l'albero di Natale, quando le palline di plastica non esistevano
Nadia Spano

Pubblicato il 25 dicembre 2021 alle 09:00

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Olbia. C'è un uccellino che tutte le notti viene a farmi compagnia e canta un canto dolce e composto di note diverse, di toni alti e poi bassi. 
All'inizio, le prime notti, ho pensato di sognare: quale uccellino, in queste notti fredde, può uscire dal nido per venire a cantare, alle tre del mattino, sul mio balcone? Poi ho scoperto che si ripara tra le foglie di un mandarino cinese nano, che è proprio su un grande vaso di fianco alla mia portafinestra. 
Mi piace pensare che siano i miei cari a mandarlo per tenermi compagnia e consolarmi nelle notti in cui mi sento più sola, in questo palazzo un tempo abitato da tante persone ed oggi riservato a noi quattro in due appartamenti. Uno di questi, un tempo abitato dai miei genitori, è ormai vuoto e, ritornando indietro con la memoria, senza volerlo mi ritrovo a riaprire il mio baule dei ricordi, dolce - amaro, della mia vita. 
Quanti Natali ha contato questo palazzo, quante voci, quante risate e dopo quanti pianti, hanno sentito queste mura in 62 anni di vita vissuta. Poiché tanti sono gli anni che vivo qui, poiché siamo qui a festeggiare questo 25 dicembre 2021, si riaprono le finestre sui Natali della mia infanzia e viene naturale fare i paragoni con il Natale di oggi: allora ero io bambina, poi ho avuto bambini, oggi sono nonna!  
L'otto dicembre scorso abbiamo fatto l'albero di Natale, come da tradizione, tutti insieme, io e mio marito; Cristiano con Mariana e le loro bambine, Viola e Chiara; Mirko con Tiziana, Raffaele ed Irene. Viola, la più piccola tra i nipotini, ma anche la più curiosa e vivace com'è giusto che si sia a tre anni e mezzo, ad un certo punto mi ha chiesto: "Nonna ma perchè il tuo albero è tutto di vetro e papà ci dice continuamente di stare attente a non far cadere le palline perché sono fragili e se cadono si rompono in mille pezzi?"
Ho risposto: "Perchè, tesoro, quando nonna era piccola le palline di plastica non esistevano, c'erano solo le palline di vetro. Erano tutte colorate, decorate con brillantini e avevano anche forme diverse: allungate, tonde e rientrate in una metà con dentro una piccola natività, a forma di luna. Poi c'erano i pupazzi di cioccolato a forma di Babbo Natale, Befane, Elfi. Questi erano rivestiti di carta stagnola sottile colorata.  Ogni pupazzo aveva i colori degli abiti dei personaggi, e io e zia Rita, eravamo solite aprire quella speciale pellicola dalla parte posteriore, per togliere il pupazzo, mangiarlo, ed infine richiudere l'involucro ormai vuoto con attenzione perché mamma non si accorgesse del piccolo furto fino al momento di smontare l'albero, quando convinta di prendere il pupazzo si ritrovava in mano solo un mucchietto di carta stagnola e fingeva di adirarsi. Solo dopo è arrivata la plastica a sostituire le belle palle di vetro... 
Ricordo ancora le luci che non erano i piccoli led che mettiamo adesso, erano piccolissime lampadine all'interno di lanterne di plastica, minuscole casette, piccole stelle.  Le luci e le palline ogni volta venivano sistemate con cura affinché l'albero risultasse decorato in modo equilibrato da ogni lato, si mettevano lunghi fili argentati, dorati, rossi e mamma era solita preparare anche lunghe file di caramelle Rossana che facevano allegria e davano il sapore di "buono" all'albero.
Poi è arrivata la plastica con le palline colorate di dimensioni diverse e il bell'albero in vetro è stato accantonato per far posto al nuovo e le palline in vetro, messe da parte e non più curate. una ad una si sono rotte. E poichè non sempre il nuovo è "buono" come sembra, nonna ha deciso di tornare al vecchio albero in vetro. Non ci sono più le vecchie palline colorate e decorate di allora, sono tutte trasparenti seppur decorate ma, nella loro fragilità, anche loro sanno di "buono", per questo hanno bisogno di cura".
"Ho capito, nonna", ha risposto Viola guardandomi sorridente per aver ricevuto una esaustiva spiegazione raccontata come una piccola favola tutta per lei. Infine ha ripreso a giocare con i cuginetti non prima di avermi dato un bacio che per me vale tutto l'oro del mondo... e spero che un giorno anche loro capiscano che il mondo "usa e getta" non è il modo migliore per vivere e che i ricordi di un'infanzia felice valgono una vita.