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Dal baule di Nadia: la vita

Dal baule di Nadia: la vita
Dal baule di Nadia: la vita
Nadia Spano

Pubblicato il 23 gennaio 2022 alle 16:36

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Olbia. "La Vita" è il titolo della prima delle 12 favole di Nadia che da oggi verranno riproposte per la rubrica di Olbiachefu. Buona lettura. 

C’era una volta un piccolo bruco verde che viveva in una foresta troppo grande per lui.

Ogni giorno faticava su e giù per le verdi foglie mai contento di quello che trovava pensando che sì…ma il mondo non poteva essere fatto solo di toni di verde…che sì, la foresta era bella, ma sicuramente doveva esserci dell’altro…che sì, i verdi chiari e i verdi scuri formavano mille tonalità ma…

Un giorno accadde che il piccolo bruco, sempre cosi vivace e mobile, iniziò a non sentire più in sé le forze di un tempo ed a muoversi sempre più lentamente, fino a che fu avvinghiato da una stretta corazza che lo costrinse a fermarsi.

Forti dolori gli attanagliavano il corpo tanto che pensò di morire: “Ecco – diceva tra sé – è così che si muore”. E si lasciò andare.

Ma proprio quando era certo che la morte lo stesse portando via quella corazza che per giorni e giorni l’aveva soffocato, si aprì e…meraviglia! si accorse di volare.

 Vide gli azzurri del cielo ed i colori del mondo, ed i colori del mondo erano così brillanti e l’azzurro del cielo così intenso che quasi gli mancò il fiato e gli sembrò impossibile di aver vissuto sino a quel momento senza godere di quelle bellezze.

Le sue ali erano lievi e quasi impalpabili, ma sicure e la giovane farfalla volò alta nell’aria e dall’alto vide fiori dai mille colori con i loro petali tesi al cielo quasi fossero pronti ad accoglierla per cullarla dolcemente.

Continuò a volare e vide montagne alte, fiere delle loro cime immacolate e mari meravigliosi, impetuosi e forti. Vide città e villaggi. Entrò nelle case ed ascoltò storie. Vide sorrisi e pianti, gioie e dolori. Conobbe il bene ed il male…ma non si fermò. 

Continuò a cercare senza saper neanche lei cosa. Finché un giorno arrivò in una terra sconosciuta, dolce e selvaggia, dai colori e dai profumi così intensi come mai altrove ne aveva visto o sentito e capì di essere a casa.

Nel suo lungo viaggio aveva visto tanto e molte farfalle l’avevano accompagnata per brevi tratti, ma nessuna era stata per lei compagna. Alcune l’avevano ammirata per i suoi colori e la sua grazia, altre per il suo coraggio di volare alta nel cielo. Altre ancora l’avevano invidiata quando scaldava al sole le sue tenere ali, graziosamente poggiata sui petali di un fiore, ma nessuna aveva capito la sua irrequietezza, quell’irrequietezza che la costringeva a volare senza pace e senza meta.  

Così anche in quella terra, che pure l’attraeva tanto profondamente e della quale riusciva a sentire il respiro, l’irrequietezza iniziò a farsi sentire… e per quanto sapesse che solo lì avrebbe potuto vivere e morire, continuò a volare da un fiore all’altro pensando sempre che il prossimo sarebbe stato il più bello, che quello successivo avrebbe avuto un profumo ancor più intenso, che…

Ma la farfalla era cosciente del tempo che passava, sapeva di doversi fermare. 

Le sue ali erano ormai stanche, i suoi occhi avevano visto troppo, il suo cuore aveva portato troppi dolori… 

Così un giorno si fermò sul cuore di un fiore, non certo il più bello, ma lì si addormentò.

Il fiore la stringeva dolcemente tra i suoi petali di seta, e, conscio del bene prezioso che doveva custodire, chiamò il vento perché lentamente la cullasse, il sole perché con i suoi raggi dorati la scaldasse, la terra perché sprigionasse i suoi profumi più intensi, gli uccelli perché le cantassero la più dolce delle nenie... e la farfalla sognò. 

Rivide la sua vita, il suo volare continuo, la sua ricerca spasmodica, e capì. Capì che la vita è un soffio, un dolce soffio che spinge sempre avanti verso nuovi orizzonti, ma non permette di tornare indietro. Ad ogni bivio c’è una possibilità di scelta, ma non è dato rivedere ciò che abbiamo lasciato perché sarà cancellato per sempre. 

Capì che non era servito scalare montagne ed attraversare oceani perché solo con la saggezza avrebbe potuto trovare un tratto pianeggiante dove essere felice anche solo di un soffio di vento o di una nube che passa leggera nel cielo. 

Capì che solo il suo cuore le avrebbe permesso di trovare il luogo dove la pace della natura sarebbe filtrata in lei come la luce del sole tra le chiome degli alberi… dove il vento le avrebbe comunicato la sua forza e gli affanni si sarebbero staccati da lei come foglie…dove la pioggia avrebbe lenito i suoi dolori
e lavato le sue ferite…dove il mare avrebbe fatto da eco alla sua anima
e cullato i suoi sogni. Capì che tutto ciò che aveva cercato era in lei da sempre,
aveva costituito la sua forza fin dalla nascita, era stato il grande dono che la Natura le aveva fatto. E finalmente serena ed in pace con se stessa,
fece della sua storia una lunga filastrocca da raccontare nelle notti di luna,
quando anche la natura si ferma e, in religioso silenzio, ascolta le fiabe.