Wednesday, 25 March 2026
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Pubblicato il 25 March 2026 alle 11:13
Olbia. Il passaggio del ciclone Harry, tra il 18 e il 21 gennaio scorso, ha lasciato segni evidenti lungo tutta l’area di Cala Saccaia, una delle zone naturalisticamente più delicate del territorio olbiese. A distanza di settimane, il quadro che emerge dalle segnalazioni di cittadini e frequentatori della zona è quello di un ecosistema nuovamente messo a dura prova: bidoni galleggianti spiaggiati, retine di plastica, rifiuti di vario genere e persino situazioni di pericolo lungo i percorsi sterrati. Proprio nei giorni scorsi una passeggiatrice ha individuato una lenza tesa che attraversava completamente la stradina, creando una sorta di “taglio” invisibile a chi procedeva a passo sostenuto. "Solo il caso ha evitato conseguenze più gravi: se a percorrere quel tratto fosse stato un runner o un ciclista, l’impatto avrebbe potuto provocare cadute e traumi seri", ha dichiarato la fortunata cittadina.
La situazione riaccende così l’attenzione su un’area che negli ultimi anni è stata più volte oggetto di interventi di pulizia straordinaria da parte del volontariato ambientale. L’ultima grande bonifica risale all’aprile 2025, quando circa settanta volontari dell’associazione Plastic Free, con il patrocinio dell’Autorità portuale, recuperarono oltre sessanta quintali di rifiuti distribuiti tra le tre spiagge e lo stagno, arrivando a raccogliere anche due imbarcazioni abbandonate. Quell’intervento, partecipato da cittadini provenienti da tutta la Gallura e anche da altre realtà della Sardegna, non solo restituì respiro a un’area definita dagli stessi volontari “un piccolo paradiso stretto tra Pittulongu e la zona industriale”, ma aprì anche un acceso dibattito sulle cause dell’inquinamento e sulle responsabilità legate alla dispersione di materiali utilizzati nella mitilicoltura.
Da una parte le preoccupazioni degli ambientalisti, che denunciarono la presenza massiccia di retine e bidoni provenienti dagli stabulari, dall’altra la replica del Consorzio dei molluschicoltori, che respinse le accuse sottolineando come molti rifiuti derivino da attività illecite, furti o abbandoni indiscriminati e come le stesse boe, spesso costose, vengano recuperate quando possibile. Oggi, dopo l’evento meteo eccezionale di gennaio, la questione torna con forza. Il mare agitato ha riportato a riva materiali plastici e detriti, mentre l’accessibilità incontrollata di alcune zone continua a favorire l’abbandono di rifiuti e il degrado progressivo del paesaggio. Non manca chi rilancia l’idea, già avanzata in passato, di installare dissuasori in granito per impedire l’ingresso di mezzi motorizzati nelle aree più sensibili, insieme a una maggiore attività di vigilanza e manutenzione dei cartelli informativi, ormai in molti punti sbiaditi o illeggibili. Cala Saccaia resta un luogo di grande valore ambientale ma anche estremamente fragile. La nuova emergenza post-ciclone evidenzia la necessità di interventi tempestivi e coordinati tra enti, associazioni e operatori del mare, per evitare che il lavoro svolto negli anni dai volontari venga ogni volta vanificato da eventi naturali, incuria e comportamenti incivili.
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