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Astro Mari, l’olbiese di Roma che sapeva cantare la sua terra e scrivere canzoni per Claudio Villa

Astro Mari, l’olbiese di Roma che sapeva cantare la sua terra e scrivere canzoni per Claudio Villa
Astro Mari, l’olbiese di Roma che sapeva cantare la sua terra e scrivere canzoni per Claudio Villa
Federico Bardanzellu

Pubblicato il 30 maggio 2021 alle 17:18

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Olbia. Ci sono olbiesi che sono diventati famosi ed hanno avuto successo fuori dai confini della nostra città, pur rimanendo spiritualmente legati ad Olbia per tutta la vita. Uno di questi è stato il musicista Astro Mari, al quale è stata dedicata una strada nel quartiere della Sacra Famiglia, verso la spiaggia di Mogadiscio.

Nato a Olbia nel 1911, s’imbarcò come mozzo a soli quindici anni. Dopo qualche anno pose nuovamente i piedi sulla terra ferma e si mise a studiare clarinetto al conservatorio di Cagliari. Diplomatosi, tentò la carriera di musicista nella capitale dove si trasferì. Qui scrisse la sua prima canzone “Il Canto dei volontari” che venne musicata da Salvatore Allegra e fu inserita nella colonna sonora del film “Amo te sola”, con Vittorio De Sica.

Nel 1934 compose “Dice il nonnino”, che entrò a far parte del repertorio di Gennaro Pasquariello. Nello stesso anno vinse il concorso di canzoni bandito dall’Opera Nazionale Dopolavoro e dalla Siae. Iniziò allora la collaborazione con i maggiori musicisti dell’epoca. In tutta la sua carriera ha composto più di quattrocento canzoni tra le quali quelle per una ottantina di film. Ma non dimenticò mai la terra natìa.

 

L’amicizia tra Astro Mari e il pugile olbiese Amedeo Dejana

Sul suo attaccamento ad Olbia e agli olbiesi è testimone la figlia Elda con la biografia: “Astro Mari”, scritta pochi anni dopo la scomparsa del genitore, è infatti pieno di tali richiami. Altri aneddoti in proposito si evincono dall’autobiografia del musicista stesso, “Grazie Olbia”, del 1978.  

Mari era fraterno amico del coetaneo Amedeo Dejana. Tra loro, in gioventù, in una delle loro gite a Cabu Abbas, dettero vita ad un acceso incontro di pugilato. Oggetto del contendere era l’amore della giovane e bella pastorella Santa. Quella “pastorella” fu la musa ispiratrice della famosissima canzone “Piccola Santa”.

Il 5 dicembre 1938, ormai pugile professionista, Dejana venne a Roma per incontrare il quotato Vittorio Venturi. Astro non avrebbe rinunciato per nulla al mondo di essere presente a bordo ring. Quando però si affacciò nel suo camerino, il pugile era particolarmente in ansia per l’assenza del suo secondo. Onde evitare la squalifica dell’amico, Astro propose di sostituirsi all’assente. Si mise in manica di camicia e, con asciugamano, secchiello e spugna, si presentò all’angolo del pugile olbiese. Per la cronaca Dejana vinse ai punti in dieci riprese.

 

Mussolini lo convocò per depennare il finale troppo pacifista di una canzone

Nel 1940, Mari scrisse “Addio Juna” che fu incisa da grandi interpreti come Alberto Rabagliati, Carlo Buti e Silvana Fioresi. Narra la vicenda di Juna, una donna in trepidante attesa del ritorno del suo compagno partito per il fronte. Nella versione originale la protagonista avrebbe atteso invano. In quella incisa su disco, invece, l’ultima strofa fu depennata. Essa recitava ‎‎“Juna, l’infido, grande mare t’ha rubato il primo amore e mai più ritornerà”.

 

Elda Mari ha precisato nel suo libro che l'ultima strofa fu cancellata, nella prima incisione, su personale richiesta di Benito Mussolini. Il duce, infatti, aveva personalmente convocato l’autore imponendogli di cancellarla «perché i marinai d'Italia tornano sempre». Nel 1958, però, Giorgio Consolini e Claudio Villa, nelle rispettive interpretazioni, la riproposero.

 

Nello stesso 1940, Astro Mari scrisse “Ho sognato la pace”, un titolo abbastanza scomodo per allora. Così come la più famosa “Ninna nanna in grigioverde” (1941), interpretata da Beniamino Gigli per la colonna sonora del film “L'angelo del crepuscolo. Nella canzone non vi è nemmeno un accenno alla guerra, essendo incentrata sul tema della dolorosa separazione tra un padre soldato e il figlioletto. Mari era infatti uno spirito libero, pacifista e antifascista. Suo cugino era Mario Cervo, con lui Mari fonderà la casa discografica “Nuraghe”.

 

Astro Mari, la sua ‘pastorella sarda’ e gli stornelli per Claudio Villa

Nel dopoguerra Mari si sposò ed ebbe tre figli. L’incontro con il giovane Claudio Villa, classe 1926, fu nel 1949. Nel 1951, pur avendo partecipato al primo Festival di Sanremo (1951), con “Sedici anni”, cantata da Achille Togliani, Mari preferì riciclarsi come paroliere di Villa. Questi incise la sua “Pastorella sarda” su musiche di Ovidio Sarra. Forse più che “sarda” sarebbe stato più esatto intitolare la canzone “Pastorella gallurese”. I suoi versi infatti recitano: “Dal Monte di Limbara scende una pastorella, e dalla Tavolara un bruno pescatore in cerca di un po’ d'amore incontro a lei andò”.

Per Claudio Villa, Astro Mari scrisse “La Canzone più bella del mondo”, che il cantante romano presentò al VII Festival di Sanremo (1957). Scrisse inoltre, tra l’altro, il “Valzer dell’allegria” (1962). Per Giorgio Consolini, invece, Mari scrisse “Ninna, Nanna, Ninna Oh” (1965).

 

Il “sardo di Roma” riuscì a far uscire da un periodo di oscurantismo niente meno che lo stornello in dialetto romanesco. Sempre nel 1957, infatti, l’olbiese DOC scrisse per il reuccio “Stornelli a dispetto”, due facciate di un 45 giri. Ad esso seguirono altri due singoli di “Stornelli amorosi” editi dalla Vis Radio di Napoli. Scrisse anche due “Stornelli capricciosi” per la cantante Rosetta Fucci che uscì dai 2+2 di Nora Orlandi per riciclarsi in romanesco.

 

Astro Mari lancia Pino d’Olbia con ‘Ajò ajò’

Mari, però, bramava di scrivere canzoni in lingua gallurese e cercava il cantante idoneo a interpretarle. L’occasione si offrì nel 1959 quando, all’hotel Minerva (oggi hotel Panorama), conobbe tale Giuseppe Fadda che vi lavorava come cameriere. Fadda, che cantava per diletto con il nome d’arte “Pino d’Olbia”, lo invitò a una sua esibizione al cinema Astra. Mari accettò l'offerta.

Alcuni giorni dopo, da Roma, Mari chiamò Pino d’Olbia per un provino. Gli presentò quattro canzoni in gallurese, sulle musiche di Carlo Innocenzi. Il successo arrivò subito con la canzone “Ajò ajò”, pubblicata dall’etichetta CGD. Poi, nel 1962, uscì “Welcome to Costa Smeralda”, proprio in contemporanea con la costituzione del Consorzio omonimo. Quest’ultimo pezzo fu ripreso dieci anni dopo da Vittorio Inzaina.

Oltre all’autobiografia “Grazie Olbia”, Mari ha scritto anche “Il rimario del canzoniere italiano” nel 1951. Quindici anni più tardi pubblicò la raccolta di poesie, monologhi e canzoni “Poeta canterino”. È morto a Roma il 22 agosto 1988 ma volle essere sepolto al cimitero di Olbia.