Wednesday, 06 May 2026
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Pubblicato il 06 May 2026 alle 17:00
Arzachena. La scrittrice Veronica Demuro continua a raccogliere significativi consensi per la sua attività letteraria, confermando un percorso in costante ascesa che unisce il favore dei lettori a prestigiosi riconoscimenti istituzionali. L’ultimo traguardo in ordine di tempo è la vittoria del Premio Internazionale di Letteratura Italiana per la sezione romanzi inediti, con l’opera titolata “Dove non mi riduco”. La cerimonia di premiazione si svolgerà presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma.
L’affermazione in questo concorso internazionale riveste per la Demuro un significato profondo, che trascende la pur rilevante valenza artistica. L’assegnazione del premio a Roma assume infatti una connotazione personale e simbolica. «Roma non è mai stata solo una città», ha dichiarato la scrittrice. «È il luogo dove due sardi, provenienti da paesi diversi, si sono incontrati, si sono innamorati e hanno dato inizio a una storia che forse non mi avrebbe mai portata fin qui». Nella capitale l'autrice individua anche «una seconda possibilità, vissuta, attraversata e amata profondamente».
A Roma il Campidoglio, sede della cerimonia, rappresenta nell'immaginario dell'autrice un luogo che incarna la storia del Paese, tradizionalmente destinato alle premiazioni di personalità percepite come distanti. Ricevere oggi questo riconoscimento nello stesso scenario genera un sentimento di felicità «che non esistono parole capaci di raccontare davvero». L'autrice si appresta a ritirare il premio portando con sé la memoria della «fatica fatta per arrivare fin qui» e una «gratitudine profonda verso chi mi ha accompagnata lungo questo percorso».
Parallelamente ai riconoscimenti ufficiali, Veronica Demuro registra un forte legame con il pubblico. Ne sono la testimonianza i numerosi incontri che si susseguono con amici, conoscenti e lettori. Un'esperienza questa che, stando alle parole della scrittrice,la gratificata in modo particolare, confermando la solidità del dialogo che sta costruendo con la sua comunità di riferimento e con il panorama letterario contemporaneo.
Questo suo percorso che la vede cimentarsi con la letteratura ha preso forma con l'età, forse con desiderio di raccontersi, di raccontare, tenuto in un angolo per troppo tempo. Un suo pensiero che passa attraverso i social, forse riesce a svelare ancora un pò di più della sua personalità così sensibile e attenta allo scorrere del tempo e della vita: "Perché non esiste un’età per cominciare davvero. Esiste quel momento preciso in cui il dolore smette di spegnerci e diventa voce. Coraggio. Rinascita. Verità.Il mio momento è arrivato dopo perdite profonde, dopo porte chiuse, dopo tutti quei "no" che rischiano di farti credere di non essere abbastanza. Ma io mi sono rialzata.La mattina entro in classe dai miei ragazzi con il cuore pieno di responsabilità. Il pomeriggio porto avanti la nostra piccola azienda. E la notte scrivo.Scrivo quando il mondo dorme, con la stanchezza addosso e i sogni ancora vivi. Perché ci sono passioni che non smettono di bussare al cuore. Aspettano solo il coraggio di essere ascoltate.E se anche una sola persona, leggendo una mia parola, si sentirà meno sola, allora avrò ricevuto la ricchezza più grande. Quella che non si misura nei numeri, ma nella luce che riusciamo a lasciare negli altri. Questo è dedicato a chi ogni giorno combatte in silenzio. A chi cade, resiste e ricomincia.A chi arriva a fine mese con il fiato corto, ma con il cuore ancora capace di sognare.Perché certe anime, anche dopo essere state spezzate, trovano comunque il modo di diventare poesia".
Al nostro incontro Veronica ci racconta come sta vivendo questa sua inaspettata fase della sua vita, così carica di emozioni e di novità.
Veronica, il prossimo 5 giugno il Campidoglio a Roma le conferirà un riconoscimento per il suo nuovo romanzo. Con quale emozione si appresta a ricevere questo premio e quanto influisce sulla sua percezione di questo lavoro, in anticipo sulla presentazione ufficiale?
Sta accadendo tutto con una velocità tale che, a tratti, faccio ancora fatica a realizzare davvero ciò che mi sta succedendo. Ricevere questo riconoscimento dal Campidoglio è qualcosa che mi emoziona profondamente: è un onore immenso, ma soprattutto rappresenta per me un segnale di grande speranza per il futuro della letteratura.“Dove non mi riduco” affronta temi che considero urgenti e necessari: la diversità, il bisogno spesso doloroso di conformarsi agli altri per sentirsi accettati, il bullismo, il senso di inadeguatezza e molte delle fragilità che attraversano la società contemporanea. Sapere che un libro che parla apertamente di queste realtà stia ricevendo attenzione e riconoscimenti mi fa credere che ci sia finalmente una maggiore apertura verso argomenti che non dovrebbero mai essere considerati scomodi, ma fondamentali.Questo premio, insieme a quello già ricevuto in precedenza, mi conferma che la strada giusta, per me, è quella della verità emotiva: raccontare ciò che mi attraversa personalmente, ciò che conosco nel profondo e che sento il bisogno di condividere.Non riesco ancora a vivere tutto questo come un vero lavoro. Certo, spero con tutta me stessa che un giorno possa diventarlo, ma oggi mi basta la meraviglia di poter sognare. Mi basta immaginarmi mentre salgo quella scalinata ed entro in quel palazzo straordinario che è il Campidoglio, con tutta l’emozione, la gratitudine e l’incredulità che porto dentro.
In fondo, questo romanzo è anche una sorta di lascito per mia figlia. Un modo per accompagnarla, attraverso le parole, verso una delle fasi più meravigliose e complesse della vita: l’adolescenza. Vorrei che crescesse sapendo che non dovrà mai ridursi per essere amata, accettata o compresa".
Ad Arzachena, l'8 maggio, il pubblico avrà l'opportunità di confrontarsi direttamente con lei e la sua opera. Ci sono aspetti specifici del romanzo, legati magari alle tematiche o alla genesi stessa, che desidera particolarmente condividere e approfondire con i lettori in questa occasione?
"Questa volta ho deciso di uscire, almeno in parte, dai miei schemi narrativi con “La festa maledetta”, un thriller psicologico che mi ha permesso di esplorare atmosfere nuove e più oscure. Ma chi mi conosce come autrice ritroverà comunque ciò che per me resta essenziale: l’attenzione verso le dinamiche umane e sociali che attraversano le nostre vite.Dietro il mistero, infatti, si nascondono temi profondamente attuali e delicati. Senza svelare troppo, posso dire che uno dei fili più importanti del romanzo è l’amicizia: quella autentica, viscerale, capace di salvarti… oppure di lasciarti precipitare. Mi interessava raccontare quanto i legami possano diventare rifugio o ferita, forza o abbandono.L’incontro di Arzachena avrà per me un valore emotivo enorme, forse indescrivibile. Sarò davanti ai miei amici di sempre e alla mia famiglia, le persone senza le quali oggi non sarei qui. Sono loro ad avermi trasmesso due valori che considero fondamentali: l’amore per la cultura e la libertà di pensiero. Mi hanno sostenuta, incoraggiata e lasciata libera di credere nei miei sogni anche nei momenti più difficili. Inoltre, sarà molto più di una semplice presentazione: sarà un vero e proprio reading musicale, costruito per emozionare. Le musiche, meravigliose e intense, sono state prodotte e interpretate da mio marito, Franco Demontis, insieme al nostro carissimo amico Peppone. Sarà un intreccio di parole, musica ed emozioni e posso promettere una cosa: nessuno si annoierà. Anzi, credo sarà una sorpresa capace di lasciare il segno".
Appuntamento venerdì 8 maggio alle ore 19:00 al Museo Michele Ruzzittu di Arzachena con ingresso gratuito.
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