Friday, 06 November 2026
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Pubblicato il 06 November 2026 alle 19:00
Tempio Pausania. Gavino Ganau torna al centro della scena artistica isolana con la forza visiva che da sempre contraddistingue il suo percorso. L'artista nativo di Tempio Pausania guida un'esplorazione profonda che rifiuta la superficie per scavare nelle pieghe più intime dell'esperienza umana. Negli spazi della galleria Temenos Artecontemporanea, in via Zanfarino 29 a Sassari, la mostra tripersonale Non raccontarlo a nessuno, curata con rigore critico da Antonello Carboni, mette al centro la spinta creativa del pittore gallurese affiancato da Francesca Randi e Max Mazzoli. L'evento, inaugurato il 30 ottobre proseguirà fino al 10 novembre 2026 dal lunedì al sabato dalle 17:30 alle 20:00, registra già un riscontro eccezionale.
Il titolo suggerisce una dimensione di intima riservatezza, proponendo al visitatore un patto silenzioso prima di varcare la soglia. La pittura si fa luogo di sospensione onirica e di teatralità, spingendo chi osserva a superare gli opposti duali per abitare l'opera d'arte con occhio attento. Nelle sale della galleria prende forma una convergenza poetica sincretica: tre ricerche distinte che non si accostano semplicemente, ma dialogano tra loro creando un territorio comune da disvelare.Un focus speciale spetta al percorso di Gavino Ganau. Nato a Tempio Pausania nel 1966 e sassarese d'adozione, l'artista è una figura ben nota ai lettori di olbia.it per l'attenzione costante che la critica e il pubblico hanno tributato al suo percorso. Autodidatta d'eccellenza, affermatosi sulla scena nazionale a partire dall'esordio del 1998 a Bologna e dalla personale al Museo MAN di Nuoro nel 2001, Ganau ha saputo costruire uno stile inconfondibile. La sua ricerca incrocia i linguaggi dei mass-media, il cinema noir e le icone pop, aprendosi anche alla sperimentazione sonora. In Non raccontarlo a nessuno, la pittura di Ganau affronta il delicato passaggio dall'istinto animale alla coscienza umana. Le angosce, il turbamento e la ricerca di identità attraversano lo spazio domestico: la casa, il letto, l'acqua e la piscina diventano scenografie di un'instabilità sottile, in cui conscio e inconscio si rincorrono.
Nel racconto allestitivo, il suo lavoro si intreccia con l'ontologia degli orsi di Max Mazzoli, e le ambientazioni perturbanti e teatrali dell'Hotel Violet Mary di Francesca Randi. Come lo stesso Ganau dichiarato per l'occasione: "Questa era un'idea che avevamo in mente da anni con Francesca e Max, due cari amici e artisti di grande talento. È arrived il momento di rendere visibile come i nostri mondi potessero dialogare tra naturale, animale e umano, messa in scena e quotidianità, sempre con il forte cromatismo che ci accomuna". La mostra diventa così la prova che, mutato il contesto, le storie dipinte sulle pareti parlano inevitabilmente di noi.
Foto di copertina di Francesca Randi: da sinistra Francesca Randi, Max Mazzoli,Gavino Ganau
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