Friday, 06 November 2026

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Olbia tra matite e code pelose: l'arte di Serena Marongiu

Un viaggio tra albi per bambini, fanzine nate dal caos quotidiano e l'amore per gli animali.

Olbia tra matite e code pelose: l'arte di Serena Marongiu
Olbia tra matite e code pelose: l'arte di Serena Marongiu
Laura Scarpellini

Pubblicato il 06 November 2026 alle 20:00

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Olbia. Chi l'ha detto che i gatti sulle tastiere e i cani che pretendono attenzioni siano ostacoli insormontabili per la creatività? Chiedetelo ad Serena Marongiu,in arte Sere Art, illustratrice freelance nata ad Olbia nei primi anni '90 che ama ricambiata, una ciurma di pelosi che ogni giorno inspirano le sue tavole. Autodidatta pura Serena inizia a realizzare arte su commissione ad appena 14 anni. Un talento precoce partito dall'iperrealismo a micromina che l'ha portata a consegnare ritratti iconici a grandi nomi della scena indie italiana come i Tre Allegri Ragazzi Morti e i Verdena. Oggi le sue opere viaggiano lontane custodite tra l'Italia, il Nord Europa e gli Stati Uniti. Tra una pennellata e una ciotola da riempire, Serena porta avanti la sua battaglia quotidiana per trasformare l'illustrazione in un lavoro a tempo pieno. E c'è di più. Una parte del ricavato delle sue donazioni sostiene la sua attività e si trasforma in pappe e cure per i randagi incontrati per strada. Un cerchio che si chiude tra arte e amore puro per gli animali. Il suo percorso artistico passa per una continua ricerca: dalle sperementazioni con le chine e il surrealismo fino all'approdo al digitale, caratterizzato da uno stile essenziale e vivace. Un linguaggio che l'ha portata fino a partecipare al  Vertex di Londra, dove ha presentato un progetto insieme a Roo McNeil, celebre sfx artist che ha lavorato a blockbuster del calibro di Avengers.

Il suo mondo si alimenta di grandi passioni. La musica resta una fonte d'ispirazione quotidiana, così come i libri illustrati e le graphic novel. Tra le sue pubblicazioni spiccano progetti intensi come Il lupo amico-The friendly wolf, l'albo illustrato disponibile su Amazon che racchiude un messaggio di pura empatia: se qualcuno perde la strada, tendi la tua mano e camminate insieme. Ma la vena creativa di Serena si esprime anche in piccoli oggetti d'arte quotidiana come i suoi segnalibri fatti a mano. Un pezzo d'arte con un grande compito. Interamente illustrati, stampati e prodotti in autonomia, nascono dalla convinzione che un segnalibro debba essere bello almeno quanto ciò che si legge. Spazio anche all'autoironia con il progetto Fanzine: Questa sono io. Una pubblicazione nata dopo la richiesta di una casa editrice di creare un sedicesimo per testare le sue abilità come autrice. Tra gli imprevisti della vita e il caos che spesso prende il sopravvento, Serena ha accumulato un ritardo enorme. A corto di idee, ha scritto Scuse su carta. Un titolo che gioca sul doppio senso tra le scusanti e il semplice atto di chiedere scusa con sincerità. In queste venti pagine trovano spazio le motivazioni tragicomiche di quel ritardo e un manifesto leggero ma profondo: "Il vostro abbigliamento e la vostra apparenza non vi definiscono, avete il diritto di piacervi anche in pigiama".

Abbiamo incontrato Serena in occasione della recente edizione dello Svuota Cantine ad Olbia appuntamento solidale e creativo fortemente voluto da sua nonna Evelyne Hachet con sua figlia Anna-Maria, dove ne ha curato la promozione grafica con una deliziosa locandina.

Serena, quanto influisce la sua terra d'origine, la Sardegna, nei colori e nelle atmosfere che mette dentro le sue illustrazioni?

"Direi il giusto. Sono sempre stata amante della natura, sin da piccola, e i colori della Sardegna mi hanno sempre dato molto conforto. Sono anche un avida amante dei documentari, quindi spesso le mie ambientazioni sono un ibrido tra ciò che vedo e ciò che vivo". 

Nel libro "Il lupo amico" evidenzi vicinanza e supporto reciproco. Quanto c'è delle tue esperienze personali con i randagi in questo messaggio?

"Ho deciso di accettare di illustrare questo libro di Antonella Putzolu perché in generale, non solo con i ra ndagi, sono convinta che aiutarsi sia l'unico modo per non impazzire in questo mondo. La società ci rende egocentrici e materialisti in modo che sia più facile manipolarci uno per uno. Se solo ci aiutassimo come una grande comunità, inclusi i più fragili come i randagi, sicuramente sarebbe un mondo meno amaro."

Ilsedicesimo "Scuse su carta" racconta con autoironia i ritardi e il caos creativo. Quanto è difficile mantenere la disciplina artistica quando la vita reale irrompe in modo disordinato?

"Scuse su carta ha un duplice significato: scuse, che possono essere percepite come bugie per giustificare un ritardo, e scuse sincere, dal cuore, perché se c'è una cosa che non tollero, è non essere in orario,sia lavorativamente che nella vita quotidiana. Ognuno può scegliere, alla fine della lettura, di che tipo di scuse si tratta".

Creare articoli di cartoleria e fanzines in modo indipendente ti permette una libertà totale. Qual è la parte più faticosa e quale la più gratificante di questo percorso artigianale?

"La parte più gratificante è sicuramente avere un contatto umano con le persone che decidono di supportarmi, ascoltarli, e venire ispirata dal loro stesso incontro. La parte più faticosa per me è senz'altro fare tutto il lavoro da social media manager per rimanere a galla in questo oceano di algoritmi e, sicuramente,conciliare vita privata, lavoro part time, scadenze e imprevisti quotidiani".

Tra progetti editoriali e la cura dei suoi pelosi, come riesce a trovare il tempo e l'ispirazione per ricaricare le sue energie creative?

"Quando ho le pile scariche, spengo tutto e gioco a Zelda. È un mondo che esiste da prima che io nascessi eppure sembra ritagliato a posta per farmi stare bene.  Quando sono in burnout, o triste, o poco ispirata, accendo la console e gioco a Zelda, anche per ore. Una volta finito, sto già meglio e sono più predisposta a ripartire".