Sunday, 11 October 2026
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Pubblicato il 11 October 2026 alle 07:00
Olbia. Regista, attore, sceneggiatore e produttore con la sua Zena Film, Matteo Pianezzi incarna una delle figure più poliedriche e dinamiche del cinema sardo e nazionale contemporaneo. Formatosi nella recitazione a Roma prima di affermarsi dietro la macchina da presa e conquistare prestigiosi riconoscimenti di produzione come il David di Donatello nel 2020 con il corto Inverno, Pianezzi unisce la solidità della ricerca artigianale a una spiccata visione internazionale. Da quindici anni è l'anima e il direttore artistico del Figari International Short Film Fest di Golfo Aranci, un presidio culturale d'eccellenza diventato crocevia e punto di riferimento per giovani talenti e autori da tutto il mondo. Questa duplice natura, divisa tra la complessa macchina dei festival e la poesia autentica del set, riflette una dedizione viscerale verso la settima arte e un legame indissolubile con il territorio olbiese. La sua è una narrazione visiva matura e profonda, dove i volti della comunità e il coinvolgimento reale dei mitilicoltori locali trasformano le radici e l'identità del golfo in un racconto umano universale. Un cordone ombelicale mai spezzato che trova oggi la sua espressione più compiuta proprio tra le acque di casa. S’Indattaraiu nasce da un ricordo intimo e profondo, messo a fuoco da Matteo Pianezzi. Un racconto che intreccia il mare di Olbia, il lavoro dei cozzari e il legame indissolubile con la famiglia. Il cortometraggio è approdato ufficialmente sulla piattaforma streaming RaiPlay e Rai Cinema Channel rendendosi visibile al grande pubblico. L'opera prende forma dal desiderio del regista di esaudire una richiesta del padre scomparso, che lo invitava spesso a raccontare la loro città e le uscite in barca all'alba. Durante la stesura della sceneggiatura, la narrazione si è trasformata in un'esplorazione sull'assenza e sul dolore condiviso con la madre. Un omaggio commovente dedicato ai genitori, al fratello e alle radici di una comunità legata al proprio golfo. Il film vede protagonista l'attore Luciano Curreli, affiancato da Mauro Addis, Jeniya Lukichova, Francesca Midulla, Enrico Firpo, Fabrizio Dessì e diversi amici olbiesi coinvolti nel progetto. Le musiche portano la firma del musicista Marco Azara, mentre la fotografia è stata curata da Sandro Chessa e Corrado Serri. La produzione è stata realizzata da Zena Film in collaborazione con Diero Film e Tiny Distribution, grazie al sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission e della Regione Autonoma della Sardegna. Fondamentale anche il contributo dei mitilicoltori locali e di tutta la squadra tecnica.
Volendo approfondire l'approccio con il corto S'Indattaraiu (dalla durata di 19 minuti) diretto da Pianezzi e prodotto da Zena Film, potremmo dire che s'intenda andare a raccontare l'anima autentica del golfo di Olbia. Il titolo evoca la parola olbiese usata per indicare il "cozzaro" e si intreccia con le note della celebre canzone di Tony Derosas. Al centro del racconto c'è Zio Mario, interpretato da Luciano Curreli: un mitilicoltore quasi sessantenne, segnato dal lutto per la perdita della moglie e ricoverato in un'esistenza di solitudine. I gesti quotidiani tra le acque del golfo, all'ombra di Tavolara, diventano per lui l'unico ancoraggio al presente mentre le forze fisiche sfumano. Attraverso una regia intima a macchina a mano e un formato visivo stretto, Pianezzi traduce la propria elaborazione personale del dolore in un omaggio poetico ai "contadini del mare". Il paesaggio olbiese cessa di essere sfondo per farsi presenza viva, malinconica e viscerale. Forte dei riconoscimenti ottenuti nei festival internazionali e dell'inserimento nel progetto del Ministero degli Esteri "Dieci corti in giro per il mondo", l'opera approda ora allo streaming. Dopo l'acquisto da parte di France Télévisions, la storia di Mario regala alla platea di RaiPlay uno sguardo delicato su una tradizione identitaria che parla al mondo. Dal 30 settembre la storia e la memoria di Olbia sono disponibili online per tutti gli spettatori. In un’agenda travolta dai ritmi incalzanti che la nuova uscita del suo corto ha trasformato nella sua routine quotidiana, Matteo Pianezzi è riuscito a ritagliare uno spazio per noi: ecco cosa ci ha raccontato.
Come è maturata la scelta di trasformare un ricordo personale e intimo in una storia apripista per raccontare l'intera comunità dei cozzari di Olbia?
"Mio padre mi chiedeva spesso di raccontare la nostra amata Olbia, i cozzari, quel mare dove andavamo a pescare all'alba. Quando è venuto a mancare, ho deciso di farlo. All'inizio pensavo di voler raccontare soprattutto il mio rapporto con lui e di restituire qualcosa di quei momenti trascorsi insieme. Durante la scrittura, però, ho capito che la sua assenza era così forte da essere diventata il vero centro della storia. E la persona che, forse più di me, viveva quotidianamente quell'assenza era mia madre. Oggi che anche lei se n'è andata, posso dirlo con serenità: S'Indattaraiu è mia madre. Mario è mia madre. Nel protagonista convivono il dolore della perdita, la fatica di continuare e quel legame con il passato che, a volte, rischia di diventare l'unico posto nel quale ci sentiamo ancora al sicuro. Il mondo dei cozzari mi ha permesso di dare un corpo concreto a questi sentimenti. È una comunità che vive sospesa tra terra e mare, scandita da gesti antichi, lavoro fisico, attese e silenzi. In quella realtà così specifica ho riconosciuto qualcosa che appartiene a tutti: la paura di perdere ciò che ci definisce, la difficoltà di accettare il cambiamento e la necessità di trovare una forma nuova alla propria vita. Scrivo quasi sempre partendo da ciò che conosco e da quello che sento l'urgenza di affrontare. Per me il cinema è anche uno strumento attraverso il quale attraversare traumi, paure e domande personali. Non sempre permette di risolverli, ma consente di guardarli da un'altra prospettiva e, qualche volta, di condividerli con gli altri. Quando una storia molto intima riesce a parlare anche a chi non conosce quei luoghi e quelle persone, allora il personale smette di essere soltanto privato e diventa universale"
Che emozione si prova nel vedere un progetto legato così profondamente alla propria famiglia e alla città sbarcare su una piattaforma nazionale come RaiPlay?
"È un grande orgoglio sapere che Olbia, il suo mare e una parte così importante delle nostre tradizioni possano essere conosciuti da un pubblico più ampio. S'Indattaraiu nasce in luoghi molto precisi, con una lingua, un lavoro e un'identità fortemente riconoscibili. Vederlo arrivare su RaiPlay significa permettere a quella piccola storia di uscire dal golfo senza perdere le proprie radici. Spero che il film possa essere motivo di orgoglio anche per i miei concittadini e per tutte le persone che amano questa città. Si dice spesso che nessuno sia profeta in patria e credo che, in parte, sia vero. Il riconoscimento lontano da casa talvolta arriva prima. Eppure a Olbia ci sono molti artisti, appartenenti a discipline diverse, che amano profondamente il luogo in cui vivono e cercano di restituirgli qualcosa attraverso il proprio lavoro. Sarebbe bello che la città riuscisse a riconoscere sempre di più questa energia e a sentirla come parte della propria identità. Per me, però, c'è anche una gioia più silenziosa. Dietro il film ci sono mio padre, mia madre, mio fratello e una parte molto profonda della mia vita. Sapere che questa storia può entrare nelle case delle persone rende il risultato pubblico, ma allo stesso tempo conserva qualcosa di estremamente intimo. È come se un ricordo familiare, senza smettere di appartenerci, avesse trovato un modo per incontrare altre memorie e altre assenze".
Quale messaggio speri che arrivi allo spettatore che per la prima volta si avvicina al mare e alle tradizioni di Olbia attraverso il tuo cortometraggio?
"Il film utilizza un mestiere e un territorio molto specifici per raccontare sentimenti che non appartengono soltanto a Olbia. Lo spettatore incontra il mondo dei mitilicoltori, il golfo, le barche e una professione legata alla storia della città, ma al centro del racconto rimane una persona che deve fare i conti con una perdita e con la difficoltà di continuare a vivere quando ciò che dava senso alle sue giornate sembra non esserci più. Non vorrei imporre un messaggio unico. Credo che ogni spettatore porti dentro un film la propria esperienza e ne esca con un'emozione diversa. Le emozioni sono intime, private, a volte persino difficili da spiegare. Il cinema può però creare uno spazio nel quale riconoscersi, anche quando le vite raccontate sono lontane dalla nostra. Spero che molte persone possano ritrovarsi nel percorso di elaborazione del lutto compiuto da Mario. Prima o poi la perdita entra nella vita di tutti e ci costringe a ridefinire chi siamo, il nostro rapporto con il passato e il modo in cui immaginiamo il futuro. Lasciare andare non significa dimenticare. Significa trovare un posto nuovo dentro di noi per ciò che abbiamo perduto, affinché il ricordo possa accompagnarci senza impedirci di andare avanti. Se, dopo aver visto il film, qualcuno sentirà di conoscere un po' meglio Olbia e il mondo dei suoi cozzari, ne sarò felice. Ma sarò ancora più felice se, dentro la storia di Mario, riuscirà a riconoscere qualcosa di sé".
S’Indattaraiu Selezioni e premi:
Mecal Pro – The Barcelona International Short and Animation Film Festival (Spagna)
BuSho – Budapest Short Film Festival (Ungheria)
Landshut Short Film Festival (Germania)
XXVI Ícaro Festival Internacional de Cine en Centroamérica (Guatemala)
Pop Corn Film Festival (Italia) – Premio speciale della giuria
Social World Film Festival (Italia)
Periferia dell’Impero Film Festival (Italia) – Premio per il miglior attore a Luciano Curreli
Skepto International Film Festival (Italia)
Factory Film Festival (Italia) – Premio per la miglior regia, la miglior fotografia e il miglior attore (Luciano Curreli)
Salento Finibus Terrae International Film Festival (Sa.Fi.Ter.) (Italia)
River Film Festival (Italia)
Bagnoli Film Festival (Italia)
10 Corti in giro per il mondo (circuito internazionale)
Andaras – Traveling Film Festival (Italia)
Porto Cesareo Film Festival (Italia)
Sandalia Sustainability Film Festival (Italia)
Filmare Festival (Italia)
Labour Film Festival (Italia)
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