Sunday, 11 October 2026
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Pubblicato il 11 October 2026 alle 07:00
Olbia. Il contributo fondamentale delle donne nella riconquista della libertà e della dignità nazionale torna al centro del dibattito culturale cittadino. Sabato 31 ottobre alle ore 19:00, gli spazi della Libreria Giunti al Punto di Corso Umberto ospiteranno la presentazione del volume "Donne, scugnizze e pischelle. Storie di Resistenza al femminile", primo saggio storico-letterario firmato da Giorgia Mocci ed edito da Le Rocce.
Attraverso un’attenta ricostruzione che intreccia rigorosa analisi storica, materiale d'archivio e interviste dirette, l'opera ripercorre i venti complessi mesi che separarono l'estate del 1943 dalla fine del secondo conflitto mondiale. Tra le pagine, il racconto porta alla luce il coraggio quotidiano di tantissime giovani donne, staffette e cittadine comuni che – affiancando grandi figure del panorama civile italiano come Tina Anselmi, Lidia Menapace, Ada Gobetti, Marisa Ombra e Teresa Vergalli – rischiarono la vita per trasportare messaggi, abiti e rifornimenti, oppure per offrire un riparo sicuro a soldati, disertori e famiglie ebree in fuga dallo sterminio.
L'incontro sarà anche l'occasione per conoscere da vicino il percorso dell'autrice. Cagliaritana, classe 1984 e laureata in Scienze sociali per la cooperazione internazionale, Giorgia Mocci vanta un’esperienza quattordicennale nel campo dei contenuti culturali e dell'editoria digitale. Già ideatrice del progetto Arstorica, una piattaforma dedicata alla valorizzazione dell'arte e della scrittura a firma femminile, il suo saggio si propone come una testimonianza viva e un prezioso tassello di memoria collettiva destinato in particolare alle nuove generazioni. Di seguito l'intervista all'autrice.
«Donne, scugnizze e pischelle»: un titolo evocativo che unisce la figura femminile a identità ed espressioni territoriali molto forti. Come nasce questo libro e cosa l’ha spinta a raccontare la Resistenza proprio attraverso questo sguardo?
"Ho sempre avuto un interesse per il tema della Resistenza italiana, di cui mi sono interessata da sempre grazie alla mia famiglia che mi ha sempre raccontato quanto il ruolo dei partigiani e delle partigiane sia stato importante per la nostra democrazia e per i nostri diritti. L’idea di scrivere questo libro è nata dopo aver visto una puntata, andata in onda nel 2020, del programma televisivo Le Ragazze condotto da Francesca Fialdini in cui ho avuto modo di conoscere la storia della staffetta partigiana romana Luciana Romoli. La mia commozione è stata immensa nel sentire la sua testimonianza e la sua esperienza. Erano anni che avevo in mente di scrivere sulle donne della Resistenza e negli ultimi tempi, con grande passione, leggendo tantissimo, ascoltando videotestimonianze e infine raccogliendo in prima persona le testimonianze di Luciana Romoli, dei parenti di altre partigiane e di esperti che hanno scritto sul tema, ho voluto dare voce a queste grandi donne - giovani, madri e non solo - per non dimenticare il loro grande contributo nella costruzione di un’Italia libera e democratica".
Nel volume vengono affiancate alle grandi figure storiche della Resistenza donne comuni, giovani staffette e cittadine il cui nome è spesso rimasto ai margini della storiografia ufficiale. Qual è stata la storia o la testimonianza che l’ha colpita maggiormente durante il lavoro di ricerca?
"Sono tutte storie a cui sono particolarmente affezionata, ma due soprattutto mi sono rimaste nel cuore, la storia di Flora Cocco e quella di Luciana Romoli. Flora Cocco fu una giovane donna nata a Brogliano, nella valle dell’Agno, che decise di unirsi ai partigiani del Vicentino subito dopo l’uccisione di suo fratello Giovanni – anche lui partigiano - durante la ritirata tedesca della Piana. Con il nome di battaglia “Lea” fu la comandante del battaglione Amelia, che faceva parte della Brigata «Nino Stella» e della Brigata garibaldina «Ateo Garemi». Fu una grande donna che si distinse nella Resistenza vicentina per la sua forza d’animo e per il suo grande cuore in particolare quando decise di ospitare a casa sua Katia, salvata inizialmente dai partigiani ma che in realtà era una spia unitasi alle Brigate Nere. Fu soprattutto quest’ultima a tradirla e a far sì che Flora finisse nelle mani dei fascisti che la arrestarono, la torturarono e la insultarono. Una volta libera, nel dopoguerra Flora riprese in mano la sua vita, ma mai dimenticò le terribili torture e umiliazioni che dovette subire nelle carceri fasciste. Luciana Romoli, invece, si distinse già dall’età di 8 anni quando difese insieme alle sue compagne di banco la sua amica del cuore Debora umiliata dalla supplente fascista per le sue origini ebraiche. Per il suo operato Luciana fu espulsa da tutte le scuole del Regno d’Italia insieme a sua sorella. Grande è stato il suo contributo alla Resistenza romana come staffetta partigiana della «Brigata Garibaldi» operando con il nome di battaglia “Luce”. Il suo compito fu quello di garantire i collegamenti tra il Comitato di liberazione nazionale e le brigate locali e di trasportare ordini, armi e cibo operando in bicicletta. Anche lei è una donna eccezionale, ha lavorato nella segreteria di Enrico Berlinguer e di Gianni Rodari e tutt’oggi racconta la sua esperienza nelle scuole e non solo".
Sappiamo che lei gestisce da tempo il progetto «Arstorica», dedicato alla cultura e all’arte al femminile. In che modo il coraggio e la determinazione delle donne del 1943-45 parla, a suo avviso, alle donne e alle giovani di oggi?
"Io penso che, in tempi duri e complessi come quelli attuali, i diritti delle donne e delle ragazze siano a serio rischio. Ultimamente si sente sempre più spesso parlare in modo drammatico di violenza sulle donne, di discriminazioni di genere in ambito economico, sociale, politico, ecc. Io credo che l’esempio delle donne della Resistenza sia molto importante per tutte noi perché in un’epoca oscurantista come quella fascista, in cui la donna veniva vista solo come “angelo del focolare” relegata ai margini della società e privata dei suoi diritti fondamentali, esse furono in grado di ribellarsi e di far sentire la loro voce in svariati modi: occupandosi dell’assistenza ai soldati feriti e a quelli in fuga dai nazifascisti, dando una mano agli ebrei, cucendo abiti sempre per i soldati, lottando in prima linea accanto ai partigiani, rischiando la vita in bicicletta per trasportare ordini, messaggi, armi e non solo. Con il loro operato le donne della Resistenza hanno avuto un ruolo fondamentale nell’abbattimento del regime fascista e nella costituzione di uno Stato italiano fondato sui valori della democrazia, della libertà e della pace. Ritengo, quindi, che noi donne oggi abbiamo il dovere morale di difendere questi valori non dimenticando mai il loro eroico operato".
Nel saggio definisce queste vicende come esempi di grande coraggio per le nuove generazioni. In un’era caratterizzata dalla rapida fruizione digitale, qual è secondo lei la chiave giusta per trasmettere ai più giovani il valore e la profondità della memoria storica?
"In un’epoca dove tutto è globalizzato e in cui la tecnologia e Internet hanno preso il sopravvento io credo che si debbano insegnare ai ragazzi già dalla tenera età i valori del rispetto, della pace e della libertà. Molto importante sarebbe reintrodurre l’Educazione civica nelle scuole per esempio così come sarebbe necessario aumentare le iniziative volte a far conoscere la storia del nostro Paese fondata su diritti, democrazia e libertà. Negli ultimi tempi stiamo assistendo al riemergere di vecchie ideologie revansciste e al recupero di pericolosi ideali nazisti e fascisti. L’unico modo per abbatterli è sempre ricordare cosa hanno fatto di terribile il nazismo e il fascismo in Europa cercando di far sì – con iniziative e non solo - che eventi terribili perpetrati sotto quei totalitarismi illiberali non si ripetano più".
10 October 2026
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