Sunday, 11 October 2026
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Pubblicato il 11 October 2026 alle 07:00
Olbia. Come genitori, il primo impulso spontaneo è quello di proteggere i propri figli da ogni delusione, spianare la strada prima che incontrino un ostacolo e risparmiare loro la sofferenza di un errore o di una paura. È un istinto profondo e naturale, che nasconde però un'insidia sottile. C’è infatti un dono ancora più grande che si può offrire loro: la consapevolezza di essere capaci di affrontare anche ciò che appare difficile. In un'epoca in cui si tende spesso a dispensare approvazioni facili, la guida e la riflessione arrivano dalle parole della Mental Coach Michelle Oetterli dello Studio MDJ, che invita a ripensare al concetto stesso di autostima nei bambini.
L’autostima non si costruisce a forza di frasi di circostanza o attraverso il ripetere continuo di un generico «Sei bravissimo». Nasce al contrario un tassello alla volta, sul campo, attraverso l'esperienza concreta. Prende forma quando un bambino pensa di non farcela e invece scopre di poterci provare, quando commette un errore e comprende che un fallimento non definisce il suo valore, o quando prova paura e, anziché scappare, impara ad ascoltarla e ad attraversarla. È proprio in questi momenti che si sviluppa quella voce interiore cruciale che un giorno gli permetterà di dire a se stesso: «È difficile, ma posso affrontarlo».
"A volte, con le migliori intenzioni, rischiamo di anticipare ogni difficoltà dei nostri figli, risolvendo le cose al posto loro o intervenendo al primo accenno di disagio. - fa notare la coach - Questo finisce per togliere ai più piccoli la possibilità di sperimentare ostacoli adeguati alla loro età, ed è proprio in quello spazio di gestione dell'imprevisto che si allena la resilienza. Resilienza non significa non soffrire o non cadere, ma maturare la certezza di poter stare male e poi stare meglio, di poter avere paura e fare comunque un piccolo passo avanti, o di poter sbagliare senza sentirsi sbagliati. Si tratta di competenze emotive profonde che accompagneranno un ragazzo ben più a lungo di qualsiasi voto scolastico o risultato sportivo. Spesso i bambini sono molto più forti di quanto essi stessi credano, ma non sempre ne sono consapevoli. Il compito degli adulti di riferimento è far notare loro non soltanto il risultato finale, ma la modalità con cui hanno attraversato il percorso. Accorgersi del loro impegno e restituirglielo con riscontri puntuali (ricordando loro il coraggio di averci provato nonostante la preoccupazione, la capacità di essersi calmati dopo un momento di rabbia o la costanza di non aver mollato) permette di fare qualcosa di molto più profondo di un semplice complimento: significa aiutarli a costruire una memoria delle proprie capacità, vera matrice della sicurezza interiore.
Dal dialogo con la coach Oetterli è emersa poi una distinzione fondamentale tra una sana autostima e il sentirsi superiori agli altri. Un bambino con una solida struttura emotiva non ha bisogno infatti di pensarsi il migliore, ma di percepire di avere valore anche quando qualcun altro dimostra più talento o abilità. Questa consapevolezza gli permetterà di perdere senza sentirsi inferiore, di accogliere una correzione senza percepirsi incapace e di chiedere aiuto quando ne sente il bisogno, perché essere forti non significa dover fare tutto da soli. In conclusione, non possiamo promettere ai nostri figli una vita priva di ostacoli, ma possiamo aiutarli a costruire giorno dopo giorno la fiducia di avere dentro di sé le risorse necessarie per imparare, riprovare e camminare nel mondo a testa alta.
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