Monday, 17 August 2026

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Bianca, Cronaca

Sardegna, la bellezza non basta: dobbiamo imparare a rispettarla

Una cittadina scrive alla Sardegna: “Non voglio arrendermi al degrado”

Sardegna, la bellezza non basta: dobbiamo imparare a rispettarla
Sardegna, la bellezza non basta: dobbiamo imparare a rispettarla
Olbia.it

Pubblicato il 17 August 2026 alle 08:00

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Golfo Aranci. Giunge in redazione una lettera di una turista che frequenta abitualmente l'Isola, la nostra lettrice condivide un pensiero su quanto sta accadendo nel territorio, come il degrado stia tenendo in ostaggio la bellezza dei paesaggi e dei luoghi.

Riportiamo integralmente il testo della missiva che è stata inviata via pec a tutte le amministrazioni.

Alla cortese attenzione delle Amministrazioni, dei Consorzi, degli operatori turistici e di tutti coloro che hanno responsabilità nella gestione del territorio della Sardegna della Costa Smeralda e delle località che ogni estate accolgono migliaia di persone....Agli italiani tutti. Il 14 agosto 2026 sono sbarcata in Sardegna a Golfo Aranci, direzione Baja Sardinia. Guardavo fuori dall’auto, come ogni anno, e ho trovato qualcosa che mi ha fatto molto male. E mai prima d’ora come quest’anno. Immondizia, rifiuti, spazzatura, bottiglie, plastica ai lati delle strade. L’ho trovata in quantità tale da chiedermi come fosse possibile che un territorio così straordinario, che il mondo intero ci invidia, possa essere trattato in questo modo. E allora ho pensato che non fosse più sufficiente lamentarsi. Bisogna parlare. Bisogna scrivere. Bisogna avere il coraggio di dire che non è normale.
  
Non è normale che luoghi così incantati (ma non solo questo) debbano subire la nostra inciviltà. E lo dico innanzitutto da italiana: mi vergogno pensando alle persone che arrivano dall’estero e che vedono tutto questo. Anziché poter dire di essere fiera, mi indigno di fronte all’indifferenza. Perché la Sardegna, e il mondo intero non merita questo. Ma la responsabilità non è soltanto di chi amministra. È anche e soprattutto la nostra. Perché il degrado genera altro degrado. È un meccanismo pericolosissimo. Ma c’è una parola che non va mai dimenticata: educazione. Educazione non significa soltanto essere gentili con il nostro prossimo, significa essere rispettosi di questo mondo che ci ospita da millenni.

Quest’anno, a Baja Sardinia, ad esempio, sono state introdotte modalità e fasce orarie molto ristrette per il conferimento dei rifiuti. Comprendo perfettamente la necessità di organizzare la raccolta e di evitare che i rifiuti rimangano per ore nelle strade.
Ma mi chiedo: è davvero questa la soluzione migliore? La soluzione non dovrebbe essere soltanto imporre una regola. Perché una buona amministrazione non dovrebbe limitarsi a sanzionare chi sbaglia. Dovrebbe creare le condizioni affinché la maggioranza delle persone possa fare la cosa giusta con semplicità. Bisogna fare in modo che i rifiuti vengano raccolti da chi è assunto per farlo, e che chi si legittima ad abbandonare un rifiuto venga severamente punito e ancora, insegnare allo sconosciuto che inquinare è incivile e che piegarsi a raccogliere un rifiuto abbandonato da altri è un gesto di grande responsabilità.

E qui mi viene in mente Platone. Quasi 2.400 anni fa, Platone rifletteva sul rapporto tra democrazia, conoscenza e responsabilità di chi governa. Una società non può essere libera e democratica se non è anche istruita, consapevole e responsabile. Perché l’educazione ambientale non può essere una materia secondaria. Dovrebbe diventare cultura; iniziare nelle famiglie, continuare nelle scuole e trovare nelle istituzioni un esempio coerente.

Cara Sardegna, io non voglio arrendermi all’idea che tutto questo sia inevitabile. Non voglio accettare che il compromesso, l’incuria e l’abitudine debbano diventare la normalità. E soprattutto non voglio che il silenzio diventi complicità. È molto più facile amministrare una comunità silenziosa, rassegnata, abituata al compromesso. È molto più difficile avere davanti cittadini che osservano, fanno domande, protestano civilmente, scrivono ai giornali, parlano nelle scuole, nelle famiglie, nelle comunità e chiedono conto delle decisioni. Il cambiamento inizia dalla consapevolezza. Dalla responsabilità. Dalla partecipazione.
Per questo scrivo. E invito chiunque condivida questo pensiero a non limitarsi a indignarsi. Scrivete ai giornali. Parlatene.
Segnalate. Parlatene di più nelle scuole. Nelle famiglie.
Nelle comunità.

Con affetto, amarezza e soprattutto con la speranza che questa mia piccola voce possa unirsi a quella di molte altre. Spero nel prossimo anno e negli anni a venire. Cara mia Sardegna, e la bellissima natura che ti abita, e a noi tutti, per favore, impariamo finalmente a meritarcela. A meritarci il mondo intero. Una cittadina. Nella foto di copertina uno scorcio del mare sardo e una strada del territorio con i rifiuti abbandonati.