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Olbia, ZTL “non a norma”. Nizzi rischia su privacy: ecco i documenti che farebbero tremare il Comune

Morostesa

Olbia, 26 aprile 2018 – Mentre il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, preannuncia il progetto di estensione oraria della Zona a traffico limitato del centro storico, i gruppi di “mutuo aiuto” contro le 50.000 multe staccate dal sistema Valicar – ovvero “Ztl Olbia – Tutto sul ricorso” e “Ricorso Ztl Olbia #alzateidissuasori” – sono arrivati a un punto decisivo della ‘guerra’, il tutto corroborato da una serie di documenti che abbiamo potuto visionare con attenzione e che qui vi proponiamo.

Il punto centrale che potrebbe potenzialmente far crollare il castello su cui poggia l’intero impianto della ztl è composto da una sola parola che porta dietro di sé di una serie di norme, codici, diritti e regolamenti europei che non possono essere elusi.

Parliamo della Privacy e dunque del diritto dei cittadini a sapere come le informazioni che li riguardano sono catturate e trattate. Sembra una questione di lana caprina, ma così non è: la privacy è una materia serissima, tanto che sta per entrare in vigore un Regolamento europeo (il General Data Protection Regulation del 27 aprile 2016, numero 2016/679/UE) dalle maglie ancora più strette.

Il Comune di Olbia non è in regola – spiega Cristian Calaminici, tributarista olbiese con una laurea alla Bocconi e punto di riferimento del gruppo  “Ztl Olbia – Tutto sul ricorso” -. Non abbiamo dubbi su questo e lo dicono i documenti. Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca, abbiamo approfondito la materia e abbiamo messo a confronto la nostra città con altri comuni più virtuosi: a Olbia manca del tutto la cosiddetta informativa minima: quel cartello, chiarissimo, che in prossimità di un varco fa capire al cittadino che c’è una tecnologia che cattura dati sensibili. Questo cartello è obbligatorio: lo dice il Garante della Privacy nel provvedimento dedicato alla videosorveglianza dell’8 aprile 2010 e lo dice anche l’autorizzazione ministeriale che ha ottenuto il Comune. Il cartello, però, non c’è“.

E quel cartello ci dovrebbe essere: i documenti, che abbiamo potuto visionare, sono chiarissimi. Nel Provvedimento in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010 si legge:

  • All’articolo 3 dal titolo “Adempimenti applicabili a soggetti pubblici e privati”: gli interessati devono essere sempre informati che stanno per accedere in una zona videosorvegliata. […] A tal fine, il Garante ritiene che si possa utilizzare lo stesso modello semplificato di informativa “minima“, indicante il titolare del trattamento e la finalità perseguita […];
  • All’articolo 5.3 “Utilizzo di dispositivi elettronici per la rilevazione di violazioni al codice della strada”: gli impianti elettronici di rilevamento automatizzato delle infrazioni, utilizzati per documentare, la violazione delle disposizione in materia di circolazione stradale, analogamente all’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, comportano un trattamento di dati personali;
  • All’articolo 5.3.2: Anche i conducenti dei veicoli e le persone che accedono o transitano in aree dove sono attivi sistemi elettronici di rilevazione automatizzata delle infrazioni devono essere previamente informati in ordine al trattamento dei dati personali. […] L’obiettivo da assicurare è quello di un’efficace informativa agli interessati.

Il documento più importante è, però, l’Autorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (prot. 4624 del 19 luglio 2017) che autorizza il Comune di Olbia a utilizzare il sistema Valicar per sanzionare chi trasgredisce la Ztl. “Fermo restando quanto indicato in decretonella segnaletica di varco, sotto di zona a traffico limitato, dovrà essere inserito un primo pannello con gli orari di vigenza della zona. Segue un secondo pannello integrativo  con il regime dei permessi e deroghe un terzo pannello integrativo con la dicitura “controllo elettronico degli accessi”, scrive il Ministero, nell’autorizzazione.

Dunque è lo stesso Ministero a spiegare al Comune quali cartelli mettere e tra questi ve n’è uno che indica la presenza della telecamera che però non è stato installato.

A ben leggere, però, anche stesso Comune di Olbia parla di privacy nella stessa domanda di autorizzazione protocollata dall’ente olbiese al Ministero. Tra gli obiettivi da perseguire, il Comune al primo punto afferma: “Rilevare il transito dei veicoli in violazione delle disposizioni in tema di limitazione del traffico al Varco Ztl e nel rispetto della riservatezza, secondo le prescrizioni emesse dal Garante della Privacy con provvedimento dell’8 aprile 2010, e procedere alla irrogazione delle relative sanzioni“.

Questo del cartello non è però l’unico problema riscontrato.

Questo dell’informativa minima è solo uno dei problemi che abbiamo rilevato. I nostri ricorsi sono molto corposi: ne abbiamo fatto circa una trentina e ognuno è composto da 100 pagine  – continua il dott. Calaminici, che segue i ricorsi insieme all’avvocata olbiese Serena Calaminici -. Vogliamo parlare di come la popolazione è stata informata? Tutti i comuni virtuosi che abbiamo confrontato con Olbia, non solo hanno la cosiddetta informativa minima, ma hanno informato la popolazione in maniera adeguata. Il Comune di Alba, ad esempio, ha fatto un lavoro incredibile stilando un Disciplinare per l’accesso all’area pedonale e alla Ztl, ma anche emanando un’Informativa ai sensi del Codice in materia di protezione dei dati personali. Tutte cose che a Olbia non sono state fatte: qua solo un paio di comunicati stampa. A questo si aggiunge il mistero del periodo di pre-esercizio del Valicar: ci piacerebbe conoscere le statistiche che il sistema ha rilevato prima di entrare a regime“.

Insomma, le problematiche sono diverse e tutti coloro che si stanno occupando della materia incontrano gli stessi identici problemi. Come Arrigo Delaria, advocate olbiese con importanti esperienze in seno all’Unione Europea proprio in materia di videosorveglianza, che insieme a Luca Pintori è punto di riferimento del gruppo “Ricorso Ztl Olbia #alzate i dissuasori”.

Siamo pronti a ricorrere al Garante della Privacy – afferma con sicurezza il dott. Arrigo Delaria -. Parliamo di garanzie costituzionali che devono essere rispettate. A Olbia manca l’informativa minima che il Garante prescrive in questi casi. Tutti i dati che hanno in mano sono illegali: se li usano noi andremo in Procura. I problemi però sono tanti: non c’è scritto chi gestisce i dati, si risale al proprietario dell’auto e non a chi ha effettivamente commesso l’infrazione. Se una di queste multe arriva a uno straniero, magari a un tedesco, saranno dolori: la Privacy è una cosa serissima“.

Secondo Delaria, che sta seguendo decine di ricorsi, è tutto da rifare. “Prima dell’entrata in funzione del Valicar, il sistema ha fatto un pre-esercizio di 30 giorni durante i quali i vigili hanno presidiato i varchi e multato i trasgressori, mentre il Valicar ha funzionato solo per raccogliere dati statistici. Noi abbiamo testimoni che affermano che i vigili non erano costantemente presenti nei varchi in quel periodo, vorremmo dunque sapere quante sono le multe che gli agenti hanno staccato e se corrispondono alle statistiche del Valicar“, aggiunge Delaria.

L’unica soluzione reale è mettersi attorno a un tavolo e azzerare tutto – conclude l’advocate -. Il Comune deve chiamare il Garante, fermare tutto, verificare il sistema e adeguarsi alle normative. In Sicilia sta accadendo proprio questo. Altrimenti la faccenda si complica: intanto i dati non li possono usare“.

Per capire meglio, ecco qua sotto alcuni cartelli presenti nella Ztl di Siena: la più vecchia d’Italia.

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