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Cronaca, Giudiziaria

Olbia, Tar boccia ordinanza randagi di zona industriale: a rischio le catture in tempi brevi

Annullata l'ordinanza sindacale numero 42 del 30 giugno 2026

Olbia, Tar boccia ordinanza randagi di zona industriale: a rischio le catture in tempi brevi
Olbia, Tar boccia ordinanza randagi di zona industriale: a rischio le catture in tempi brevi
Patrizia Anziani

Pubblicato il 24 September 2026 alle 07:00

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Olbia. Il Tar Sardegna annulla l’ordinanza con cui il Comune di Olbia aveva vietato di somministrare cibo ai cani vaganti e randagi presenti nell’area industriale del Cipnes. Una decisione che stabilisce un principio preciso, ma che non risolve il problema del randagismo nella zona industriale, dove diversi animali sono ancora liberi. La sentenza, pubblicata il 23 settembre dalla Prima Sezione del Tribunale amministrativo regionale, accoglie il ricorso dell’associazione “Rispetto per Tutti gli Animali Aps” contro l’ordinanza sindacale numero 42 del 30 giugno 2026. Il provvedimento aveva introdotto, con effetto immediato e per ragioni di pubblica incolumità, il divieto di alimentare i cani vaganti nel distretto produttivo. Alla base della decisione del Comune c’era la presenza ormai significativa di randagi, considerata un rischio per la circolazione e per la sicurezza di lavoratori e frequentatori dell’area, anche alla luce dell’apertura della pista ciclopedonale e delle segnalazioni ricevute tra cui cani di proprietà sbranati e ciclisti inseguiti e feriti.

Nella zona erano state già avviate operazioni di monitoraggio e cattura, con l’obiettivo di sottoporre gli animali a profilassi sanitaria, microchippatura e successivo trasferimento nel canile convenzionato e una delle difficoltà riscontrate dai volontari, da sempre operanti sul territorio, era quella di non riuscire ad attirare i cani nelle apposite gabbie trappola per via del fatto che i cani erano già sazi. Secondo il Comune, la disponibilità continua di cibo rischiava di ostacolare proprio queste importante attività. Il Tar ha però ritenuto illegittimo il divieto generalizzato. Richiamando la legge quadro 281 del 1991 e diversi precedenti della giustizia amministrativa, i giudici hanno ricordato che non esiste una norma che vieti di alimentare gli animali randagi nei luoghi in cui trovano rifugio. La somministrazione del cibo è lecita purché avvenga con modalità corrette, utilizzando contenitori che devono poi essere rimossi.

Secondo il Collegio non sussistevano inoltre i requisiti di eccezionalità e imprevedibilità necessari per giustificare una misura straordinaria. Il fenomeno, già stabilizzato nel tempo, può essere affrontato attraverso gli strumenti ordinari previsti dalla normativa e dal protocollo sottoscritto dal Comune con Cipnes e Asl: monitoraggio, cattura, identificazione, controlli sanitari, sterilizzazione e collocamento degli animali nelle strutture autorizzate. La sentenza non priva tuttavia il Comune della possibilità di intervenire. Il Tar precisa infatti che l’amministrazione può disciplinare le modalità di somministrazione del cibo, anche per consentire la prosecuzione delle operazioni di cattura, ma non può impedirla tout court. Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento dell’ordinanza. Sul piano giudiziario resta ora da capire se il Comune di Olbia deciderà di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Sul piano operativo, invece, la questione è tutt’altro che chiusa: non tutti i cani presenti nella zona industriale sono stati infatti recuperati.

Recentemente un branco di cani è stato avvistato dagli automobilisti in pieno giorno lungo la Statale 125, all’altezza dell’ex hub vaccinale. Resta dunque il nodo delle catture anche alla luce del fatto che, nel mondo animalista olbiese, vigono diverse posizioni fortemente contrarie al loro recupero e favorevoli alla permanenza dei cani liberi sul territorio, dove continuano a essere alimentati e possono riprodursi liberamente. Un fatto certo che rischia di allungare ulteriormente i tempi delle operazioni: la disponibilità incontrollata di cibo, come era stato più volte evidenziato dai volontari impegnati ogni giorno sul campo, può infatti ostacolare l’ingresso degli animali nelle gabbie-trappola.