Friday, 20 March 2026
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Pubblicato il 20 March 2026 alle 07:00
In questi giorni, il dibattito sulla salute del centro storico di Olbia ha rianimato le bacheche di quasi tutte le testate giornalistiche locali. La lenta agonia del cuore della città è un argomento sentito da molti olbiesi, ma non bisogna commettere l'errore di lasciarsi andare alla nostalgia dei tempi andati, raccontandoli come migliori di quelli attuali. Le ragioni del declino del "salotto buono della città" non hanno molto a che vedere con il trascorrere del tempo e con l'essere passati da un'età dell'oro a un'età del caos: tutto ciò che gravita attorno a Piazza Regina Margherita è frutto, in buona parte, di scelte politiche che hanno partiti, giunta, maggioranza, nomi e cognomi. Persone che, su quegli scranni, siedono per volontà popolare. Parliamo di una politica comunale che è stata riconfermata cinque anni fa: per cui, la prima cosa che vien da scrivere è "chi è causa del suo mal pianga se stesso" perché cinque anni fa erano già visibili le crepe che oggi sono diventate voragini.
Il che non vuol dire che gli olbiesi debbano armarsi di cilicio e darsi al contemptus mundi, né che debbano cambiare il proprio sentire politico. Significa inizare a osservare la realtà con spirito critico e andare oltre gli specchietti per le allodole ("il lungo mare più bello del mondo", "la città degli eventi", "il capodanno più bello dell'universo" etc), oltre le narrazioni sempre ultra-positive, oltre il "eh ma i turisti ci dicono che Olbia è bella". Grazie al cavolo: non ci vivono. I turisti atterrano, sfruttano, estraggono e se ne vanno: gli olbiesi rimangono tutto l'anno e forse ce ne siamo tutti dimenticati. Vedere ciò che c'è di bello in questa città dal clima (ancora) piacevole e dall'invidiabile posizione geografica (il golfo interno è una delle bellezze naturali più affascinanti del Mediterraneo e lo scrivo con cognizione di causa, non per campanilismo bieco), non ci deve esimere dal capire cosa non funziona. E dunque, analizziamo la crisi del centro storico.
Chi scrive non è contraria alla Ztl né alla grande distribuzione tout court, ma se deve indicare una "data" in cui è iniziato il declino del centro storico, sceglierebbe senza dubbio l'arrivo del primo centro commerciale nel 1993. Gli anni '90 sono stati particolarmente vivaci per i grossi centri commerciali: il secondo centro commerciale è arrivato nel 1997. Da lì in avanti, le aree commerciali "periferiche" rispetto al centro storico sono aumentate di numero: le più nuove sono quella situata all'ingresso dell'aeroporto e quella di viale Aldo Moro alta. Si tratta, dunque, di una storia che è iniziata tanto tempo fa e che si incrocia, necessariamente, con "trend" nazionali e internazionali. I grossi "mall" non sono certamente un'invenzione olbiese. I centri commerciali sono delle vere e proprie macchine di consumo: offrono tutto a costi spesso inferiori, il parcheggio è gratis, sono caldi d'inverno e freschi d'estate. In poche parole: sono comodi. Dal 1993 a oggi sono passati tanti anni e sono state cambiate (più o meno) anche le amministrazioni e non c'è mai stata una vera e propria inversione di tendenza. La città è cresciuta, è migliorata, ha naturalmente attratto investimenti e capitali: non è per forza una cosa cattiva, ma sono fenomeni che andrebbero in un qualche modo governati.
Gli ultimi dieci anni, però, sono stati tumultuosi nei cambiamenti e nelle conseguenze. Nel 2017 viene istituita la Ztl: tutto il giorno, tutti i giorni, tutti i mesi dell'anno. Accanto alla Ztl, l'amministrazione è intervenuta, con il tempo, sui parcheggi: sono state aumentate le strisce blu, sono stati eliminati alcuni stalli e per i residenti è diventato molto complicato vivere nel centro storico. Per "vivere nel centro storico" bisogna immaginare una vita come le altre: andare a lavoro, parcheggiare la macchina, fare la spesa e scaricarla a casa. Qualcuno si è arreso e ha venduto.
Nel frattempo, le politiche cittadine hanno privilegiato il "turismo", un settore che aveva già la sua importanza: sono arrivate opere pensate per lo più in chiave turistica e poi si è costruito un cartellone di eventi concentrato quasi esclusivamente nei periodi turistici. Il centro storico si è, lentamente, adattato a questa nuova realtà: sempre meno residenti, sempre più "passeggiatori". Quindi ecco spuntare le tante ristrutturazioni in chiave b&b e affittacamere, ecco aprire una miriade di locali (alcuni dei quali a uso e consumo turistico). I prezzi non proprio a buon mercato hanno fatto il resto: il centro storico, fuori dalla stagione turistica, è essenzialmente il deserto dei Gobi.
Fa sorridere amaramente un'amministrazione comunale, che ha contribuito con le sue scelte politiche a questa turistificazione cittadina (che non coinvolge solo il centro storico, ma tutta la città), lagnarsi con la Confcommercio per la chiusura dei locali durante i mesi di magra e minacciare sanzioni. Per carità: anche i commercianti qualche mea culpa dovranno farselo se l'offerta non è competitiva per i residenti (un cocktail di frutta a 10 euro è abbastanza caruccio, permettetemelo), ma è altrettanto vero che anche loro subiscono rincari di affitti, energia, materie prime esattamente come tutti gli altri.
A questo quadro bisogna aggiungere il disagio socio-economico che è sempre più diffuso: problematiche che non possono essere affrontate a colpi di giostrine e panchine rimosse. Magari fosse così semplice.
Per amore di brevità non ho voluto parlare di piazza mercato, un altro di quegli "avvenimenti" che ha contribuito alla desertificazione del cuore della città. Piazza Mercato non è mai stata il posto più bello centro, ma una delle ultime volte che ci sono stata l'ho trovata in piena attività di spaccio e consumazione. Non era eroina, ma cocaina. Questo per dire che, forse, dovremmo realmente occuparci di questa città a 360° e non pensarla solo come un parco giochi per turisti. Uso il "noi" non a caso: una cittadinanza più coinvolta, più consapevole, più "politica" è un antidoto molto forte a tantissimi problemi.
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