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Olbia, Piano di Protezione Civile: le aree di attesa passano da 107 a 30

Aggiornamento in seguito alla variante al PAI

Olbia, Piano di Protezione Civile: le aree di attesa passano da 107 a 30
Olbia, Piano di Protezione Civile: le aree di attesa passano da 107 a 30
Angela Galiberti

Pubblicato il 06 March 2026 alle 07:00

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Olbia. Durante l'ultimo Consiglio comunale, è stato approvato (dalla sola maggioranza) l'aggiornamento del Piano di Protezione Civile del Comune di Olbia: uno strumento indispensabile per intervenire tempestivamente in caso di emergenza come un'alluvione o gli incendi estivi. Prima di entrare nel merito del piano, va fatta una premessa: l'aggiornamento deriva dalla variante al PAI che oggi è pienamente in vigore. Variante che, seguendo le Norme di attuazione (NTA) regionali del PAI, non solo ha ridimensionato le zone Hi, ma ha reso operative le H*: cioè le zone che si allagano, ma che non vengono considerate pericolose in base a una formula matematica.

La novità più eclatante del nuovo Piano di Protezione civile sta, dunque, nella traduzione della Variante al Pai nello strumento che, materialmente, guida i soccorsi in caso di emergenza. In soldoni: le aree di attesa per la popolazione sono drasticamente diminuite. Si è passati da 107 aree di attesa, dislocate in tutto il territorio comunale (principalmente urbano), a 30 aree di attesa (sistemate solo "dove serve", cioè nelle aree che la Variante al PAI indica come più pericolose). In un certo senso, si tratta di una razionalizzazione perché la mappatura puntuale delle aree più a rischio permette (a chi deve soccorrere) un intervento capillare e (in teoria) fulmineo. Nelle cartine allegate ci sono anche i percorsi che la ProCiv deve compiere: guardando con obiettività il tutto, il lavoro è ben fatto. A essere tagliate però sono anche le aree di ammassamento (da 6 a 4): sono le aree "logistiche" per la Protezione civile. Tagliate anche le aree di attesa secondarie (completamente cancellate): punti di raccolti sussidiari.

Sulla decimazione delle aree di attesa si possono fare diversi ragionamenti. In precedenza, per esempio, la zona di Viale Aldo Moro presentava diverse zone di attesa ridondanti in aree che non presentavano criticità né per gli incendi né per il rischio idrogeologico. Un discorso a parte merita il resto del territorio comunale: in questo caso, più che un discorso tecnico, bisogna fare un ragionamento politico (nel senso più nobile del termine).

Quando parliamo di rischio idrogeologico, bisognerenne tenere come punto di riferimento il principio di precauzione: meglio una protezione in più, che una in meno. Quindi, con il principio di precauzione non avremmo dovuto avere in primis le zone H* (che non sono obbligatorie) e in secundis un taglio eccessivo delle zone di attesa con i relativi cartelli e percorsi per la popolazione.

Il perché è presto detto e ci serviamo anche delle parole dell'ex assessora alla Sicurezza, Ivana Russu, oggi consigliera comunale di opposizione e capogruppo del PD.

"Oggi noi abbiamo un PAI che noi non abbiamo votato perché secondo noi era sottodimensionato rispetto al rischio che invece c’è in città - ha dichiarato la consigliera Russu -. Vedete, nel Piano di Protezione Civile è possibile adattare il Piano non solo alla cartografia, ma anche alla memoria storica, e a ciò che è avvenuto negli anni, e ciò che i cittadini ricordano, e che noi ricordiamo con la nostra esperienza. Noi riteniamo che sia sbagliato passare da 107 aree a 30 aree, perché è vero che in questo caso gli operatori di Protezione Civile si concentreranno nella salvaguardia delle vite umane di quelle persone, ma oggi noi non abbiamo le opere di mitigazione del rischio idrogeologico, e l’unico sistema di prevenzione, di salvaguardia delle vite umane è la prevenzione attiva, quella che deriva dal Piano di Protezione Civile. Lasciare più aree segnalate che individuino punti di sicurezza della città è un’azione che viene fatta veramente in prevenzione, nel tentativo che, qualora si sia sbagliato, qualora i tecnici abbiano sbagliato, qualora quella cartografia sia sbagliata, noi stiamo indicando a chi attraversa la città e chi non la conosce, al cittadino che si trova a transitare in una zona che non è la sua, a tutti coloro che si trovano in un’area che improvvisamente non era considerata a rischio, ma poi lo diventa, di trovare un punto di salvezza. Io oggi non mi sento di approvare questo Piano, perché non sento che la città sia più sicura".

Il punto toccato da Russu è dirimente: nel 2013, quando lei era assessora alla Sicurezza, Olbia ha subito una disastrosa alluvione. C'era il Piano della Protezione civile e c'era anche il PAI: entrambi erano a norma di legge e stilati da tecnici qualificati, ma non riflettevano il reale pericolo a cui era sottoposta la città. Erano indicate come zone a rischio solo l'area di via Galvani (zona Fausto Noce) e l'area di zona Baratta dal ponticello di via Tre Venezie alla foce del Seligheddu. Chi ha vissuto l'alluvione ricorda molto bene che l'area allagata era enormente più estesa.

Il punto è proprio questo: le normative sono quasi sempre in ritardo rispetto alla realtà del cambiamento climatico, le cui conseguenze peggiorano con ritmi velocissimi (e non tornano indietro: bastarebbe contare gli eventi estremi che hanno coinvolto il Mediterraneo negli ultimi 8/6 mesi). Nel 2013, l'aggiornamento al PAI era già vecchio e lo abbiamo scoperto con l'alluvione. Siamo nel 2026: abbiamo molti più dati a disposizione per essere cauti. Tutto ciò dovrebbe insegnarci che va bene studiare centimetro per centimetro il territorio, va bene calibrare gli sforzi della ProCiv, va bene perimetrare al meglio le zone a rischio, ma senza dimenticarci che un evento climatico ancora più estremo può sempre verificarsi. Invece di allentare i vincoli, dovremmo mantenerli ben saldi (soprattutto se non abbiamo opere di mitigazione del rischio, perché non è una variante al PAI che mette in sicurezza una città), invece di tagliare le aree di attesa dovremmo mantenerle il più possibile.

Alla fine dei conti, il problema non è mai tecnico, ma politico. La politica scrive le norme e i regolamenti, la politica stabilisce i principi generali, la politica - spesso - toppa.

 

Immagine di copertina: elaborazione AI