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Olbia, la città che odia gli alberi: quando la gestione del verde è opinabile

Ennesima perdita del patrimonio verde

Olbia, la città che odia gli alberi: quando la gestione del verde è opinabile
Olbia, la città che odia gli alberi: quando la gestione del verde è opinabile
Angela Galiberti

Pubblicato il 31 July 2026 alle 07:00

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Olbia. C'è solo una parola che viene in mente osservando le foto degli abbattimenti degli alberi di Corso Vittorio Veneto: scempio. Derubricare le legittime critiche a una gestione del verde che non è mai stata brillante in quel di Olbia non è propriamente corretto. Ciò a cui gli olbiesi assistono in questi giorni è senza alcun dubbio uno scempio e lo è a prescindere dalla presenza di una relazione agronomica (che, per altro, è un obbligo di legge).

Corso Vittorio Veneto è (era?) una delle pochissime strade alberate di Olbia: molti di questi alberi hanno un'età ragguardevole. Alcuni sono sulla quarantina, altri sulla ventina, altri ancora molto più vecchi di 50 anni. L'età è intuibile dal fusto: robusto e molto largo.  Non si può intuire dall'altezza perché non si sono mai sviluppati più di tanto. Non perché non ne avessero la capacità, ma perché sottoposti nel peggiore dei casi a capitozzature, nel "migliore" a potature "sbagliate". 

L'amministrazione ha affermato che gli alberi abbattuti sono malati: si parla di un "tumore della pianta". L'amministrazione, inoltre, ha affermato che sono (erano) instabili. Se un albero rischia di cadere non ci si può fare niente, ma sicuramente si possono evitare le capitozzature a monte. Questo, infatti, è il destino degli alberi capitozzati: compromissione dello stato di salute, fragilità strutturale, cattivo sviluppo della pianta. Per dirla in altre parole, meno tecniche, questa pratica impedisce all'albero di nutrirsi perché vengono eliminate tutte le foglie, favorisce le malattie a causa dei tagli, impedisce la crescita forte e vigorosa dei rami (quelli nuovi saranno deboli e si spezzeranno facilmente con il vento). La capitozzatura è una sentenza di morte che viene firmata molto tempo prima che la pianta effettivamente muoia con l'abbattimento deciso da un'amministrazione comunale. Eppure, nonostante non sia assolutamente tra le best practice agronomiche, tale "metodologia" viene costantemente usata da tantissime amministrazioni pubbliche. Segnalazioni di capitozzature, a Olbia, ne abbiamo ricevute tante nel corso degli anni. Non è difficile riconoscerle: quando un albero rimane con i moncherini o con il solo tronco, senza lo straccio di una foglia, si è di fronte a una capitozzatura

La potatura degli alberi "ornamentali" è fatta bene quando non si vede. La potatura non deve, infatti, fare tabula rasa, ma aiutare la pianta a crescere sana senza crearle dei problemi. Ogni specie è diversa e dunque richiede tecniche differenti. Si capisce facilmente perché fare tabula rasa ogni tot di tempo non serve, anzi: è deleterio. Non è strano che gli e le olbiesi abbiano reagito male all'ennesima perdita di alberi ad alto fusto di Olbia: la nostra amministrazione (non questa specifica, ma in generale) non ha mai brillato nella gestione del verde e nell'infrastrutturazione a verde. Mentre le pratiche sono rimaste più o meno le stesse nel corso dei decenni, qualcosa è migliorata nella mentalità dei residenti. Con le ondate di calore sempre più frequenti e pesanti, le persone hanno preso consapevolezza di cosa significa vivere in un agglomerato urbano che non offre verde pubblico diffuso (e ben tenuto): si vive male

Gli alberi non sono un vezzo estetico, ma una vera e propria infrastruttura biologica di adattamento e mitigazione climatica e come tale andrebbe trattata. Gli alberi sono anche rifugio per tante altre specie animali e, infatti, non si dovrebbero mai toccare nei periodi di nidificazione, mentre le potature vanno fatte nei periodi di inattività vegetativa. Un altro aspetto fondamamentale riguarda la sostituzione: nessun nuovo alberello può sostituire un albero adulto. Non può sostituirlo né nella creazione di ombra, né nella mitigazione delle temperature, né nell'assorbimento della CO2. Un nuovo alberello ci impiegherà, a seconda della specie, una ventina d'anni a dare benefici paragonabili a quelli dati dall'albero sostituito. Una ventina d'anni: è un tempo enorme. Certo, ci sono specie che crescono molto in fretta, come le acacie: solo che hanno necessità di molto spazio per l'apparato radicale affinché possano svilupparsi bene, quindi non possono essere impiantate ovunque (e se l'impianto è scorretto, prima o poi la pianta ne soffrirà e farà una brutta fine).

Ne consegue che perdere gli alberi di Corso Vittorio Veneto è un grosso danno che non potrà essere ripianato velocemente. Non è un danno creato oggi o dieci mesi fa, ma nel corso di tantissimi anni e non può essere imputato a una sola amministrazione o a un solo colore politico. Fatto sta, però, che le piante si possono curare. Il "tumore delle piante" (in genere una crescita anomala di cellule causata da batteri, funghi, insetti che a loro volta penetrano nella pianta attaverso ferite e tagli) si può curare con una serie di azioni. Non abbiamo letto (ancora) la relazione agronomica, quindi non possiamo sapere qual era il grado effettivo della malattia (a volte le piante non si possono salvare). Ciò che però possiamo suggerire a questa amministrazione (e alle future amministrazioni) è di aggiornarsi sulle migliori pratiche agronomiche perché non siamo più negli anni '80/'90. Olbia è piena di agronomi brillanti e di architetti paesaggisti competenti: sicuramente esistono anche arboricoltori brillanti. Ci rivolgiamo, però, soprattutto ai politici: con gli effetti del cambiamento climatico che risultano peggiori del previsto, c'è bisogno di meno giostra degli eventi e più concretezza sulle politiche di adattamento. Quanto ai cittadini, non resta che sperare nella loro lungimiranza in vista delle prossime elezioni. Intanto, per imparare qualcosa su capitozzature e cattiva gestione del verde, potete guardare questo video.