Sunday, 06 September 2026
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Pubblicato il 06 September 2026 alle 07:00
Olbia. Il caro-casa mette in crisi anche la scuola: “Emergenza abitativa, emergenza scolastica”. Il dossier della FLC CGIL mette in relazione il caro-casa con le difficoltà di reclutamento e stabilizzazione del personale scolastico. La Gallura concentra il 67,4% delle assegnazioni in ruolo pur rappresentando appena il 33,9% della popolazione. A Olbia acquistare casa costa quasi tre volte più che a Sassari e gli affitti sono oltre il doppio.
Il problema della casa rischia di trasformarsi in un problema anche per la scuola. È questa la tesi al centro del nuovo dossier della FLC CGIL Olbia-Tempio, che mette in relazione il costo sempre più elevato degli immobili, la scarsità di affitti annuali e la difficoltà delle scuole galluresi a reclutare e soprattutto a trattenere il personale. Il punto di partenza è un dato particolarmente significativo: la Gallura, con il 33,9% della popolazione del territorio considerato, concentra il 67,4% delle assegnazioni in ruolo analizzate per l'anno scolastico 2026/27. Sono 211 assegnazioni contro le 102 del Sassarese.
Il divario diventa ancora più evidente se rapportato alla popolazione: 13,23 assegnazioni ogni 10mila abitanti in Gallura contro 3,28 nel Sassarese, un'incidenza circa quattro volte superiore. Numeri che, secondo il sindacato, sono compatibili con una maggiore stabilità del personale nel Sassarese e con un ricambio più frequente nelle scuole galluresi. La FLC CGIL precisa però che non è possibile attribuire automaticamente questo fenomeno al caro-casa: sulle vacanze di organico incidono anche pensionamenti, mobilità, dimensionamento della rete scolastica, contingenti e rinunce.
Il secondo elemento analizzato dal dossier riguarda il mercato immobiliare. A luglio 2026, secondo i dati Idealista/Data riportati dalla FLC CGIL, a Olbia il prezzo medio richiesto per acquistare un'abitazione era di 3.696 euro al metro quadrato, contro i 1.319 euro di Sassari.
In altre parole, una casa a Olbia costa mediamente quasi 2,8 volte rispetto a Sassari.
Ancora più significativo il confronto sugli affitti: 24 euro al metro quadrato al mese a Olbia contro 9,9 euro a Sassari.
Ma il problema, secondo il dossier, non è soltanto quanto costa una casa. È soprattutto quanto sia difficile trovare un'abitazione disponibile per tutto l'anno.
L'analisi di un campione di annunci effettuata all'inizio di settembre evidenzia infatti diverse offerte presentate come affitti a lungo termine, ma disponibili soltanto da ottobre a maggio. Una formula particolarmente penalizzante per chi lavora nella scuola.
È uno dei passaggi più significativi del dossier.
Il calendario scolastico regionale prevede infatti la conclusione delle lezioni l'8 giugno 2027. Dopo quella data restano scrutini, riunioni, adempimenti ed esami.
Un contratto di affitto che termina il 31 maggio, quindi, non copre neppure l'intero periodo di attività scolastica.
E proprio a giugno il mercato immobiliare olbiese cambia volto, entrando nella stagione turistica. Gli alloggi possono essere rimessi sul mercato delle locazioni brevi, con prezzi decisamente più elevati.
Il lavoratore si trova così davanti a una scelta difficile: cercare una seconda sistemazione per poche settimane, affrontare costi da mercato turistico oppure spostarsi quotidianamente da un altro comune.
Il rapporto tra stipendi e costo dell'abitare rende il quadro ancora più delicato.
Secondo le simulazioni contenute nel dossier, un affitto annuale da 800 euro al mese può assorbire oltre la metà del netto iniziale di un assistente amministrativo o tecnico e circa il 44-46% dello stipendio netto iniziale di un docente.
Per un collaboratore scolastico, invece, 600 euro di affitto più circa 100 euro di spese abitative possono arrivare a rappresentare circa la metà del reddito mensile disponibile.
Numeri che, secondo la FLC CGIL, spiegano perché per molti lavoratori una sede di lavoro in Gallura possa essere accettata come soluzione temporanea, ma diventi molto più difficile da trasformare in un progetto di vita stabile.
Il sindacato individua tre livelli del problema: reclutamento, permanenza e radicamento.
La difficoltà di trovare un alloggio può rendere meno attrattive alcune sedi e contribuire alle rinunce. Chi accetta l'incarico può successivamente cercare una sede più vicina alla propria abitazione o alla propria famiglia.
Il problema più profondo, però, riguarda il mancato radicamento: anche un lavoratore assunto a tempo indeterminato può non riuscire a comprare casa, trasferire la famiglia o costruire stabilmente la propria vita in Gallura.
“Una sede può essere definitiva sul piano giuridico e rimanere provvisoria nella vita del lavoratore”, è in sostanza il messaggio del dossier.
A completare il quadro ci sono i numeri relativi al personale ATA. Dopo le operazioni di mobilità per l'anno scolastico 2026/27, nel territorio di Olbia-Tempio/Gallura risultavano 189 posti vacanti e disponibili.
La parte più consistente riguarda i collaboratori scolastici, con 136 posti, seguiti da 31 assistenti amministrativi e 16 assistenti tecnici.
A Olbia, da sola, risultavano 61 disponibilità per collaboratori scolastici, 15 per assistenti amministrativi e 6 per assistenti tecnici.
Per la FLC CGIL il problema non riguarda soltanto la scuola. Lo stesso meccanismo può coinvolgere sanità, forze dell'ordine, Vigili del fuoco, trasporti, servizi pubblici e imprese private.
Il dossier richiama anche alcune esperienze già presenti sul territorio, come la foresteria di Abbanoa ad Arzachena e il sostegno abitativo previsto dalla Sardinia International School di Olbia per il personale non residente.
Il messaggio è chiaro: quando un territorio ha difficoltà ad attrarre e trattenere lavoratori, l'alloggio diventa parte integrante della politica del personale.
Secondo il sindacato, la scuola statale non dispone però normalmente delle risorse necessarie per offrire direttamente soluzioni abitative. Per questo servirebbe un intervento coordinato delle istituzioni.
La FLC CGIL chiede di intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzato, destinandone una parte ai lavoratori fuori sede dei servizi essenziali, e di sviluppare edilizia sociale e convenzionata a canoni sostenibili.
Tra le proposte figurano inoltre la realizzazione di foresterie e housing temporaneo, incentivi per gli affitti realmente annuali, accordi con proprietari e operatori economici per riportare gli immobili verso l'uso residenziale stabile e soluzioni ponte per i mesi di giugno e luglio.
Il sindacato chiede infine di raccogliere dati più precisi sulle rinunce alle nomine, sulla mobilità in uscita e sulla permanenza media del personale nelle sedi galluresi, così da comprendere quanto il fattore abitativo incida effettivamente sulle scelte dei lavoratori.
La conclusione del dossier è il punto politico centrale dell'analisi.
Per la FLC CGIL non basta autorizzare posti e assunzioni se il territorio non consente a chi viene assunto di costruirvi una vita.
Il caro-casa non viene indicato come l'unica causa della precarietà del personale scolastico, ma come una variabile ormai sempre più importante per il reclutamento, la permanenza e la stabilità.
E così, secondo il sindacato, una questione che nasce nel mercato immobiliare finisce per entrare direttamente nelle aule: “L'emergenza abitativa è ormai emergenza scolastica”.
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