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Olbia: ha attraversato 129 Paesi, ma per Gianpaolo Imbriani nessun posto è come la Sardegna

"La storia di una promessa", quella fatta al fratello calciatore Carmelo Imbriani

Olbia: ha attraversato 129 Paesi, ma per Gianpaolo Imbriani nessun posto è come la Sardegna
Olbia: ha attraversato 129 Paesi, ma per Gianpaolo Imbriani nessun posto è come la Sardegna
Patrizia Anziani

Pubblicato il 30 August 2026 alle 07:00

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Olbia. Ha attraversato 129 Paesi e percorso 731.445 chilometri portando con sé una promessa e il ricordo del fratello Carmelo. Ma dopo dodici anni sulle strade del mondo, Gianpaolo Imbriani non ha dubbi: non ha ancora trovato un posto più bello della Sardegna. Oggi vive a Olbia e proprio all'Isola ha voluto dedicare un breve video realizzato utilizzando i passaporti che lo hanno accompagnato nei suoi lunghi viaggi. Un modo originale per raccontare una convinzione maturata non restando dentro i confini della Sardegna, ma dopo averli superati migliaia di volte.

"Dopo 129 Paesi e luoghi incredibili attraversati nel mondo, ai miei occhi non esiste ancora un posto più bello di quest'isola", racconta. Dietro quelle pagine consumate ci sono numeri impressionanti: 731.445 chilometri complessivi, dei quali 337.721 in aereo, 234.716 in autostop, 133.898 con altri mezzi via terra e 25.110 via mare.

Ma quello di Gianpaolo, nato a Benevento poco più di 43 anni fa e oggi residente a Olbia, non è semplicemente il viaggio di un uomo che ha deciso di conoscere il mondo, perché dietro quei passaporti e quelle centinaia di migliaia di chilometri c'è soprattutto una storia familiare. È stato infatti Carmelo Imbriani, suo fratello, ex calciatore centrocampista di Serie A, Serie B e C1, tra cui Pistoiese, Casarano, Genoa, Cosenza, Salernitana e Benevento  ed infine allenatore della squadra della sua città natale, a fargli scoprire la Sardegna. Per anni Carmelo aveva cercato di spronare il fratello più giovane a studiare promettendogli un viaggio come premio. Gianpaolo ricorda persino una vacanza in Giamaica messa sul piatto nella speranza di convincerlo. Dopo qualche difficoltà scolastica, nel 2001 arrivò finalmente il diploma e con esso il viaggio premio insieme al fratello maggiore: destinazione San Teodoro, nella casa dello zio. Dodici anni dopo, proprio in quella stessa casa, Gianpaolo ricevette dalla sorella Diamante una telefonata destinata a cambiare la vita della famiglia: "Carmelo ha un tumore".

 A raccogliere questo racconto è anche un libro, "La storia di una promessa", scaricabile gratuitamente dal sito di "Imbriani Non Mollare"(clicca qui)  tramite QR code. Nelle prime pagine Gianpaolo ricorda che tutto è partito da una stanza d'ospedale, l'unica volta in cui alzò la voce contro il fratello. Durante la malattia dell'ex calciatore accadde qualcosa che andò ben oltre il calcio. Tifoserie di squadre diverse si unirono da nord a sud sotto un unico striscione: "Imbriani non mollare". Carmelo morì nel 2013 a causa di un linfoma, ma quelle tre parole non si fermarono. Gianpaolo decise di portarle con sé nel mondo.

C'è una frase dello stesso Carmelo che, riletta oggi, sembra quasi racchiudere il significato della strada intrapresa dal fratello minore: "Il calcio finisce, la vita resta e voglio sempre dare, come uomo, un ricordo importante". Da allora Gianpaolo ha viaggiato soprattutto in autostop, trasformando ogni passaggio ricevuto in un'occasione per incontrare qualcuno e raccontare la storia del fratello. "Mi piace definirla la storia di due fratelli che continuano a viaggiare per il mondo abbracciati". Un'immagine che Gianpaolo aveva scelto ancora prima della morte di Carmelo. Tre mesi prima di perderlo si era fatto tatuare un disegno ispirato a Keith Haring, con due figure abbracciate sotto un planisfero. Quel tatuaggio sarebbe poi diventato il simbolo del suo lungo viaggio.

 

Dall'esperienza di "Imbriani non mollare" è nato anche un altro obiettivo: realizzare cinque campi di calcio dedicati a Carmelo, uno per ogni continente, facendo incontrare le due grandi anime del progetto, il calcio e il viaggio. Un campo è già stato realizzato a Benevento e un altro a Itigi, in Tanzania. Un terzo progetto è in preparazione in Argentina, a Salta, insieme alla Fundación FUCAS. In questo lunghissimo peregrinare attraverso il pianeta, però, la Sardegna è rimasta il punto fermo. È il luogo dal quale, in qualche modo, tutto è cominciato e quello nel quale Gianpaolo continua a tornare e ha scelto di vivere, perché è proprio avere visto così tanto del mondo ad avergli fatto guardare l'Isola con occhi diversi. "Quando dico che per me è il posto più bello, spesso chi vive qui risponde: 'È vero, viviamo nel posto più bello del mondo'. A volte, però, ho l'impressione che venga detto senza avere un vero termine di paragone". È da questa riflessione che nasce il video con i suoi passaporti che vi mostriamo(qui), non soltanto il racconto dei luoghi visitati, ma quasi una dichiarazione d'amore alla terra che Carmelo gli fece conoscere tanti anni fa. "Forse bisogna allontanarsi per comprendere davvero ciò che si ha. Io ho dovuto attraversare il mondo per rendermi conto ancora di più della fortuna di poter chiamare la Sardegna casa". Dopo 129 Paesi e 731.445 chilometri, quelle sue parole assumono inevitabilmente un valore diverso, perché è difficile immaginare un termine di paragone più ampio.