Thursday, 17 September 2026
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Pubblicato il 17 September 2026 alle 07:00
Olbia. Per otto anni quella casa in campagna è stata il luogo nel quale crescere tre figli, costruire progetti e immaginare il futuro. Una casa presa regolarmente in affitto, racconta la famiglia, attraverso un contratto registrato all’Agenzia delle Entrate, con il canone sempre pagato. Un rapporto di locazione la cui scadenza viene indicata nella stessa documentazione in loro possesso nell’anno 2030.
Ma quella che sembrava una certezza si è trasformata improvvisamente in un incubo. Sull’immobile grava infatti un’ordinanza del Comune di Olbia per la demolizione e la rimessa in pristino dello stato dei luoghi per opere realizzate in totale difformità dal titolo abilitativo. Un provvedimento che, secondo quanto notificato alla proprietà, riguarda proprio il fabbricato nel quale vive la famiglia in affitto e assegna un termine per l’adempimento.
A raccontare la vicenda è Roberto, nome di fantasia scelto per tutelare i tre figli minori. Uno di loro ha una grave disabilità e, spiega il padre, proprio le sue particolari esigenze avevano avuto un peso determinante nella decisione di trasferirsi in campagna. Nonostante i disagi legati alla necessità di utilizzare quotidianamente l’auto per qualsiasi spostamento, le necessità del figlio avevano prevalso sull’organizzazione familiare, fatta di lavoro, impegni e sacrifici.
Quando la famiglia arrivò, otto anni fa, nulla lasciava presagire che un giorno avrebbe dovuto fare i conti con una situazione così terribile. Roberto racconta che fin dall’inizio lei e il marito avevano manifestato alla proprietà anche l’interesse ad acquistare la casa.
“Quando siamo arrivati eravamo contenti perché la casa rispondeva a ciò che i medici ci avevano fortemente consigliato per il benessere di nostro figlio. Avevamo chiesto fin dall’inizio la possibilità di acquistare l’immobile. Ci era stata prospettata questa possibilità, ma ci era stato anche detto che avremmo dovuto aspettare perché c’erano alcune irregolarità da sistemare. Dal momento che il contratto era stato registrato regolarmente all’Agenzia delle Entrate e la casa era ai nostri occhi abitabile e a norma, non ci siamo preoccupati a quale tipo di irregolarità facesse riferimento la proprietà, soprattutto alla luce del fatto che ci era stato detto che erano irregolarità che potevano essere sanate”.
Passano gli anni. La famiglia rimane nella casa, paga l’affitto e continua a confidare che quelle irregolarità vengano risolte. Roberto racconta che nella proprietà, dove è inclusa anche l'abitazione presa in affitto, esisteva anche un altro fabbricato, successivamente demolito: un intervento che avrebbe ulteriormente alimentato in loro la convinzione che si stesse procedendo verso la regolarizzazione della situazione. Nel frattempo quella casa diventa sempre più “loro”, almeno dal punto di vista logistico e affettivo. Roberto esegue alcuni lavori di ordinaria e straordinaria amministrazione a proprie spese, la famiglia sistema gli spazi e il terreno, convinta che prima o poi avrebbe potuto acquistare l’immobile promesso e nel quale stava investendo tempo, energie e denaro. Poi qualcosa cambia.
Quando tornano a chiedere la documentazione necessaria per valutare l’acquisto iniziano i dubbi. La proprietà nel mentre passa agli eredi e, dopo una serie di verifiche negli uffici preposti, arriva il provvedimento che cambia completamente lo scenario: l’intero immobile deve essere demolito perché realizzato in totale difformità dalla concessione
edilizia (ex art. 4 L.R. 23/85). Da quel momento la casa, nella quale Roberto, la moglie e i tre figli hanno vissuto per otto anni, diventa una sorta di conto alla rovescia prima dell’arrivo delle ruspe. La vicenda, però, presenta due posizioni contrapposte che devono essere entrambe raccontate.
La famiglia sostiene di avere un contratto regolarmente registrato, con scadenza nel 2030, e afferma di avere sempre corrisposto il canone. La proprietà, dal canto suo, aveva già contestato nei mesi scorsi agli inquilini una serie di presunti inadempimenti contrattuali, tra i quali l’utilizzo di locali che, secondo quanto sostenuto nella diffida, non sarebbero stati compresi nell’uso autorizzato, la realizzazione di strutture e la presenza di animali nel terreno, alcune modifiche all’immobile e problemi relativi all’accesso alla proprietà. Contestazioni respinte attraverso il legale della famiglia, ma che avevano già portato la parte proprietaria a dichiarare, attraverso il proprio avvocato, il contratto risolto e a chiedere il rilascio dell’immobile con il diniego al rinnovo alla naturale scadenza del 2030.
La situazione cambia ulteriormente dopo l’ordinanza di demolizione del Comune di Olbia. Sempre nel 2026, in una successiva diffida, il legale della proprietà comunica infatti che il provvedimento comunale avrebbe determinato la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione. La parte proprietaria dichiara inoltre di voler ottemperare all’ordine di demolizione nei termini previsti, sostenendo che la permanenza della famiglia nell’abitazione ne impedirebbe l’esecuzione. Da qui una nuova intimazione a lasciare l’immobile entro quindici giorni. “Io ho sempre pagato puntualmente, ho tutti i bonifici. Sono in regola e il mio contratto ha scadenza nel 2030”, racconta Roberto. Nei giorni scorsi, sempre su richiesta della parte proprietaria, è giunta anche la ditta incaricata di effettuare il sopralluogo propedeutico alla demolizione. Ed è qui che una complessa vicenda urbanistica e contrattuale diventa soprattutto un problema familiare di vitale importanza.
Lasciare quella casa, concessa in affitto con un contratto la cui scadenza è indicata al 2030, significa doverne trovare immediatamente un’altra. E a Olbia e nel circondario, racconta Roberto, la ricerca si sta rivelando estremamente difficile. Soprattutto quando si cerca un’abitazione stabile per una famiglia con tre figli, il rischio è quello di precipitare in un nuovo incubo. L'uomo racconta infatti di essersi mosso per mesi senza riuscire a trovare una sistemazione adeguata: molte delle disponibilità incontrate sarebbero soltanto stagionali, con immobili da lasciare all’inizio dell’estate. Ma per questa famiglia esiste un’esigenza ulteriore. Uno dei tre bambini necessita, secondo quanto riferito dai genitori e documentato sotto il profilo sanitario, di particolari condizioni e abitudini di vita. “Non posso trasferirlo semplicemente in qualsiasi appartamento. Lui ha le sue abitudini, ha fatto un lungo percorso e noi abbiamo scelto di vivere in campagna principalmente per lui”, spiega Roberto.
C’è poi quello che, agli occhi della famiglia, rappresenta un ulteriore paradosso. Roberto racconta di possedere circa due ettari di terreno nelle vicinanze e di essersi informato sulla possibilità di realizzarvi o collocarvi una soluzione abitativa per affrontare la grave emergenza casa che interessa tutto il Nord Sardegna. Una possibilità che, sostiene, gli sarebbe stata esclusa per i vincoli legati alla natura agricola del terreno.
Così, oggi Roberto e sua moglie si sentono appesi a un filo: una casa destinata alla demolizione, un rapporto contrattuale sul quale esistono ormai posizioni giuridiche contrapposte, tre figli da proteggere, un mercato immobiliare nel quale non riescono a trovare un’alternativa stabile e neppure, allo stato attuale, la possibilità di creare autonomamente una sistemazione sul terreno di loro proprietà.
Ed è proprio da qui che nasce l’appello agli enti preposti e al Comune di Olbia. Roberto e la moglie non chiedono di ignorare gli abusi edilizi accertati né pretendono che venga sanato ciò che non può esserlo. Chiedono alle istituzioni di verificare ogni strada consentita dalla legge affinché le conseguenze immediate di una situazione che sostengono di non avere creato non ricadano sui loro tre figli.
In copertina: foto generata con IA per conto di Olbia.it
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