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Intervista a Rocco Hunt: Olbia, presto un concerto

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Olbia, 16 novembre 2015 – Troppo scontato dire che sabato ad Olbia è stato ‘nu juorn’ buono: il firmacopie del cd “SignorHunt” all’Auchan ha sottolineato la crescita artistica di Rocco Hunt, capace ormai di farsi apprezzare da una parte all’altra dello stivale. I giovanissimi Hunters olbiesi hanno avuto modo di farsi fotografare accanto il rapper salernitano che ha poi autografato le copie del suo ultimo Cd.
Per l’occasione, Olbia.it l’ha intervistato  e n’è venuta fuori una piacevole chiacchierata tra successi passati, progetti futuri e curiosità. Senza dubbio la figura di Rocco Hunt è quella di un ragazzo (compirà 21 anni il prossimo 21 novembre) che sembra quasi divertirsi a fare il grande: lo si denota nel suo “Ciao piccoli” rivolto ai giovanissimi fans prima di andar via. Rocco è però anche il ragazzino dallo sguardo da scugnizzo che si fa spazio tra la barba e il successo conquistato.

Rocco Hunt, innanzitutto prima impressione su Olbia?

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Non mi aspettavo un calore del genere, verrò più spesso. Era la prima volta che venivo qui e mi piacerebbe tornare in occasione d’un concerto.

Il rap sardo si sta affacciando nel panorama italiano grazie ad artisti come Salmo, una tua opinione?

Vorrei aggiornarmi di più sulla scena underground sarda, tuttavia apprezzo e ho collaborato con alcuni rappers attraverso la Machete, tra cui appunto Salmo.

Negli ultimi tre anni hai sfornato tre album – Poeta Urbano (2013), ‘A Verità (2014) e SignorHunt (2015) -, come mai tutta questa fretta?

Avendo la possibilità di esprimermi con la musica ho appunto voluto quasi fare in fretta a trasmettere le mie idee. Ciò è dovuto anche al mio carattere impulsivo, mia madre direbbe che sono un “frettillo”. Il fatto è che ho molto da dire e penso sia positivo, è raro trovare giovani che s’impegnano e portano avanti le loro idee.

Ma è vero che dietro il tormentone “Roma-Bangkok” c’è il tuo zampino?

Sì, è la prima volta che lo dico ufficialmente. Ho scritto una parte del testo, fin ora non l’ho detto perché mi sembrava come se volessi cavalcare l’onda del successo che ha avuto il brano.

Sei tutto sommato agli inizi e hai già collaborato con molti artisti, ma qual è il featuring che ti manca?

Sì, ho collaborato praticamente con tutta la scena Hip Hop italiana oltre che con artisti di altri generi come Mario Biondi, Neffa o Eros Ramazzotti. Di sicuro mi piacerebbe lavorare con un artista d’oltreoceano, in particolare sarebbe un sogno farlo con Nas, che è un mio punto di riferimento.

Attualmente c’è un altro Rocco Hunt in circolazione, un giovane rapper in particolare che sta venendo su nella scena Hip Hop italiana?

Non credo, è difficile trovare una novità in Italia specie perché è un paese difficile dove non vi è spazio per giovani artisti che vogliono farsi sentire. Il fatto è che la scena italiana è incentrata sui Talent Show, che non sono altro che incubatori e non permettono di mostrare realmente ciò che sei, ed è per questo che non mi ci vedrei in una realtà così. Nella macchina del fango dell’industria italiana, io sono riuscito a farmi avanti iniziando dalla strada e facendo la cosiddetta gavetta.

Ti ha sorpreso più la vittoria a Sanremo Giovani dell’anno passato o il seguito che ha avuto?

Sanremo è stato un amplificatore, ho fatto tanti firmacopie appena dopo la vittoria, la gente mi aveva appena conosciuto. Vedere invece tutti questi ragazzi ora, a distanza di tempo, è una bella sorpresa considerando come non abbia fatto alcuna grande promozione per questo album.

Qual è la tua canzone preferita dell’Album e quale in assoluto?

Il brano a cui sono più legato è Nu juorno buono, quello tra l’altro che mi ha dato più notorietà. La canzone del cd più significativa è Signor Hunt, tuttavia quella più carnale e che mi sento dentro è ‘O posto mio.

SignorHunt è stato masterizzato a New York, presso Sterling studios; quali sono le differenze più evidenti rispetto al modo di lavorare qui in Italia?

Gli studi sono senza dubbio migliori e più attrezzati, inoltre trovi professionisti che hanno lavorato davvero con tutti. Qui s’un disco si lavora pure per tre settimane, lì finisce tutto in un giorno. Il prossimo cd mi piacerebbe che fosse interamente lavorato in America.

Rocco Hunt.. A proposito, perché “Hunt”?

Ai tempi dei graffiti era la tag con cui mi firmavo. Non sapevo la traduzione inglese, semplicemente mi piacevano le lettere e come suonava.

Prima di concludere, non si può non parlare di ciò che è accaduto a Parigi…

Ha toccato tutti, Parigi è a un’ora dall’Italia e c’interessa quindi in modo diretto. In questo caso non posso non pensare alla teoria del complotto. È un qualcosa che ci ha scosso ed è facile sparare a zero sull’Islam, ma è difficile sapere realmente le motivazioni. Vorrei capire chi è davvero a muovere i fili.

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