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Il rudere de La Turritta di Luras (SS)

Una struttura praticamente inedita sorge in territorio di Luras, nel più profondo cuore della Gallura. Cerchiamo di capire di che si tratta.

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Luras, 19 aprile 2020 -La struttura appellata localmente “La Turritta” sorge nell’omonima località in comune di Luras (SS) (Monte La Turritta in IGMI, F. 443, IV, Tempio Pausania), reperibile attraverso le coordinate GPS N 40  59.790 E 9 09.069. Occupa la sommità granitica di una collinetta di quota di m 537 slm, ubicata alla confluenza della Strada Provinciale 10 con la SS 133. La struttura è erroneamente indicata sulla cartografia IGMI col simbolo del cerchio puntinato che contraddistingue in genere il nuraghe. Lo sperone roccioso di vetta è preceduto da fitta vegetazione di querce e lecci, mentre a  nord e a sud della sommità i terreni presentano evidenti tracce di spietramenti ed aratura per ricavarne terreni pascolativi. A circa 100 metri a nord della vetta sono presenti alcuni tafoni inediti, al cui interno sono stati trovati pochi frammenti ceramici di impasto grezzo, provvisoriamente riferiti alla fase preistorica. L’accesso al sito è alquanto agevole, meglio se praticato dal versante settentrionale.

Si individuano pur con qualche difficoltà iniziale tre dei quattro lati di fondazione dell’ambiente, per un’altezza massima conservata di m 1,10 nel paramento esterno del muro meridionale. La leggibilità è complessivamente resa ostica dalla vegetazione e dalla presenza di crolli.

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La Turritta-Luras. Schizzo schematico planimetrico-restitutivo de La Turritta

I resti delle fondazioni indicano un ambiente rettangolare (m 8,60 X 4,70 con uno spessore spessore murario medio di m 0,80. L’ambiente è orientato in senso NO-SE, adattato alle emergenze granitiche senza preliminari tagli della roccia madre. Il muro perimetrale si segue per circa il 70% dell’andamento originario. Come si può osservare nello schizzo planimetrico eseguito dallo scrivente nel 2010, la roccia diventa parte integrante della fondazione e doveva esserlo anche per parte dell’alzato originario fino ad una quota non indifferente, particolarmente nei lati Est ed Ovest. La fitta vegetazione di macchia presente all’interno dell’ambiente rende impossibile il riconoscimento di eventuali partizioni interne di questo ampio vano.

Pur nella prudenza imposta dai gravi limiti di leggibilità e dallo stato di conservazione, è constatabile un apparecchio murario con frammistione di conci rettangolari, o quadrati o triangolari organizzati in rozzi filari, commessi a secco o tutt’al più con poco fango. Salendo in altezza, per ciò che può ancora intravedersi qua e là, i paramenti sembrano acquistare regolarità, impiegando conci rettangolari o subquadrati rozzamente sbozzati, che lasciano pochissimo spazio interno ad un eventuale emplekton di scaglie granitiche e fango.


La piana di Silonis-Petra Fitta vista da La Turritta (foto M A. Amucano

Se il rudere può essere senza grosse difficoltà qualificabile come torre di avvistamento, per le caratteristiche icnografiche e per la particolare posizione di controllo dell’incrocio di importanti vie naturali, l’attribuzione cronologica ci resta ancora solo genericamente riferibile all’Età di Mezzo, mancandoci dati documentari ed archeologici per stringere l’arco cronologico. Tendenzialmente saremmo propensi a riferire al Basso Medioevo i resti della torre, che troverebbero confronti, ad esempio, con la torre giudicale de S’Istrana, in regione S. Nicola-Olbia, o col mastio del castello di S. Giorgio-Palau, entrambi di pianta rettangolare allungata. La particolare tecnica costruttiva “a secco” riscontrata per La Turritta sembrerebbe però lasciare qualche margine di possibilità anche per l’Alto Medioevo, pur nella prudenza con cui il dato “in negativo” del non uso di leganti di malta va considerato, quantunque in una regione relativamente distante dalle aree galluresi di produzione della calce. Non escludiamo prudentemente a priori anche un possibile riferimento ad età bizantina-altomedioevale, in attesa di un eventuale scavo delle strutture. A ciò non sembrano estranei elementi di valutazione più generalmente topografici che ora esamineremo brevemente.

La Turritta- Luras Particolare dell’alzato sud della struttura

L’ubicazione della torre di vetta controllava un ampio segmento della “Via romana” che dall’entroterra portava alla costa settentrionale dell’Isola, diversi tratti della quale venivano segnalati dal Taramelli in località Terravecchia, all’uscita di Tempio, e la cui prosecuzione non poteva che interessare successivamente la vallata di Padulo-Pietra Fitta, fino a La Turritta. Da qui la strada probabilmente seguiva il percorso obbligato della bisettrice del Riu Sfossatu e del Riu Santu Malcu, passava sotto il diretto controllo del Monte Casteddu di Luogosanto, quindi seguiva il Riu Chivòni-Riu di Baldu e proseguiva verso ovest, lasciando l’attuale tracciato della SS 133, per attraversare le regioni di Macchietu (presso la frazione tempiese di Bassacutena) e di Balaiana, ospitanti rispettivamente l’importante e più volte citata nei documenti villa di Suraghe ed il castello di Balaiana, sul Monte San Leonardo, entrambi in territorio di Luogosanto. Una volta raggiunto il fiume Liscia ne seguiva il corso per una decina di chilometri, direttamente controllata in quest’ultimo segmento dal castello di San Giorgio-Palau, da ci vengono ritrovamenti bizantini.

Al di là dell’attribuzione (plausibile) ad età romana della parte iniziale del tracciato fatta da Taramelli, non sfugge come il tracciato appena proposto sia guardato, ed indiziariamente confermato, da ben cinque siti con sicura frequentazione altomedievale (Nuraghe Majori; loc. Zighìna; Nuraghe Muracciu; Nuraghe Monte Casteddu di Luogosanto; Castello San Giorgio-Palau), di cui ben quattro con evidente funzione di avvistamento e controllo. L’importanza rivestita anche dal Castello di Balaiana nel Basso medioevo, oltre alle diverse attestazioni insediative per la stessa epoca, certe o ben supponibili, lungo il tracciato, confermano la rilevanza e la necessità di controllo dell’arteria di penetrazione interna per tutta l’Età di Mezzo in genere,  a cui la nostra Turritta poteva fornire il suo ulteriore contributo.

Rielaborazione M. Agostino Amucano 2010

Va ancorché aggiunto che, oltre al tracciato viario appena esposto,  la Turritta controlla direttamente il sito corrispondente grosso modo alla villa medievale di Siffilionis, della curatoria di Canahim, scomparsa nel XIV secolo, che la triplice presenza di edifici sacri ravvicinati (S. Maria delle Grazie; S. Pietro apostolo (rudere) e S. Leonardo, insieme al coronimo corrispondente di Silònis, hanno permesso di localizzare con buona approssimazione.

NOTA Il presente articolo costituisce sintesi della apposita scheda della nostra tesi di dottorato di ricerca in Archeologia medioevale : Topografia della Sardegna bizantina (secoli VI-X). Le regioni storiche della Gallura, Baronia, Monte Acuto, Goceano (parte), Barbagia di Nuoro (parte), tutore Prof. Stella Patitucci Uggeri, L’Aquila 2012. Per scelta editoriale concordata si è deciso di non inserire le note in questo articolo, rimandando alla suddetta tesi coloro che fossero interessati ad un migliore approfondimento dell’argomento. Tutte le foto qui pubblicate, compresa l’immagine di copertina, sono di proprietà dell’autore.



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