Sunday, 08 November 2026

Informazione dal 1999

Bianca, Cronaca

Giovani, integrazione e futuro: Sharon Guzman e Rodion Manko, due voci di Olbia nel Tavolo delle Nuove Generazioni

Quando l’integrazione si rimbocca le maniche e coopera per un fine comune

Giovani, integrazione e futuro: Sharon Guzman e Rodion Manko, due voci di Olbia nel Tavolo delle Nuove Generazioni
Giovani, integrazione e futuro: Sharon Guzman e Rodion Manko, due voci di Olbia nel Tavolo delle Nuove Generazioni
Barbara Curreli

Pubblicato il 08 November 2026 alle 09:00

condividi articolo:

Olbia. Giovani, integrazione e futuro: Sharon Guzman e Rodion Manko, due voci di Olbia nel Tavolo delle Nuove Generazioni.  Sharon Guzman, giovane imprenditrice peruviana, e Rodion Manko, di origini ucraine, sono i due olbiesi scelti tra i 15 componenti del Tavolo permanente G2 – Nuove Generazioni della Regione Sardegna. Entrambi consiglieri dell’associazione New Generation on the Wave, porteranno la loro esperienza e le loro idee sui temi dell’integrazione, della partecipazione e della coesione sociale. Li abbiamo incontrati per conoscere le loro aspettative e i progetti per questa nuova esperienza.

Partiamo da questa importante nomina. Come è nata l'opportunità di entrare a far parte del Tavolo permanente G2 – Nuove Generazioni? Come avete accolto questa prima esperienza e quali prospettive immaginate per il futuro?

Sharon: "Tutto è iniziato con un avviso pubblico della Regione, al quale abbiamo deciso di partecipare anche grazie all'incoraggiamento di Giovanna e Nivia, che ci hanno invitato a cogliere questa opportunità. Inizialmente eravamo un po' titubanti: ci chiedevamo se fosse il caso di candidarci e se saremmo stati scelti. Alla fine siamo entrati a far parte del gruppo e siamo davvero felici di questa possibilità. Siamo due giovani che sono cresciuti in Sardegna e che qui hanno costruito la propria vita. Abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di metterci in gioco e provare a contribuire concretamente a qualche cambiamento".

Rodion: "Io ho 27 anni, mentre Sharon ne ha 32. Rappresentiamo una generazione di ragazzi arrivati in Sardegna da piccoli o durante l'adolescenza, che oggi si sente profondamente parte di questa terra. Siamo cresciuti qui e siamo, in qualche modo, una seconda generazione che porta avanti un percorso di integrazione, partecipazione e appartenenza".

Sharon: "Il Tavolo è composto da quindici giovani con esperienze e percorsi molto diversi. Ci sono ragazzi che stanno per diventare medici, persone che lavorano nella mediazione, giovani già impegnati in diversi ambiti professionali e altri che collaborano con la Regione. È un gruppo molto interessante, perché ognuno porta competenze, sensibilità e punti di vista differenti. Stiamo già ragionando su tante tematiche: dalla famiglia alla sanità, dalla burocrazia all'inserimento lavorativo dei giovani. Un aspetto fondamentale sarà anche quello di far conoscere meglio le opportunità che la Sardegna offre, perché non tutti ne sono informati o sanno come accedervi".

Quindi il vostro contributo nasce anche dalle esperienze personali che avete vissuto. Potete mettere a disposizione qualcosa in più rispetto a chi non ha affrontato direttamente un percorso di integrazione?

Rodion: "Esattamente. Ognuno di noi porta la propria storia, le proprie conoscenze e le esperienze maturate vivendo in Sardegna. Ci sono state difficoltà, ma anche tante esperienze positive. Conosciamo gli ostacoli che si possono incontrare e, proprio perché li abbiamo affrontati in prima persona, possiamo provare a individuare delle soluzioni. Vorremmo diventare un ponte tra le comunità e la Regione, un punto di riferimento capace di raccogliere le esigenze delle persone e trasformarle in proposte concrete".

Sharon: "È proprio questa l'idea alla base del Tavolo: offrire alla Regione un riscontro diretto da parte dei giovani con background migratorio, comprendere quali siano le loro necessità e individuare insieme possibili risposte. Anche noi facciamo parte della comunità sarda e vogliamo contribuire al suo sviluppo. Non siamo lì soltanto per raccontare quello che abbiamo vissuto, ma soprattutto per proporre cosa si può fare e come si può migliorare. È questo che ci viene chiesto: portare idee, progettualità e suggerimenti concreti".

Sentite una grande responsabilità per questo ruolo?

Sharon: "Sì, sicuramente. È una responsabilità importante, ma anche molto bella. Siamo consapevoli di far parte del primo Tavolo di questo tipo e sappiamo che il nostro lavoro sarà osservato. Quando è uscita la notizia della sua istituzione, abbiamo letto anche alcuni commenti negativi sui giornali e sui social. All'inizio ci siamo un po' demoralizzati, ma poi ci siamo detti che la risposta migliore sarebbe stata impegnarci e dimostrare, attraverso i fatti, il valore di questo progetto. Nel gruppo ci sono giovani cresciuti in Sardegna, ma anche ragazzi che hanno scelto di tornare qui dopo aver vissuto altre esperienze. Alcuni, per esempio, sono arrivati per un Erasmus, hanno proseguito il loro percorso altrove in Italia e poi hanno deciso di rientrare in Sardegna per continuare gli studi e costruire qui il proprio futuro. È una cosa bellissima, perché dimostra che questa terra può essere una scelta consapevole e non soltanto un luogo in cui ci si ritrova a vivere".

A quanto pare, la Sardegna vi ha conquistati. Che cosa rappresenta per voi questa terra?

Sharon: "Per me è casa. Sono peruviana e porto con me le mie radici, che fanno parte della mia identità, ma anche la Sardegna è ormai un pezzo di me. Sono cresciuta qui, ho vissuto in questa terra le esperienze che mi hanno formata e la Sardegna è diventata parte della mia storia".

Rodion: "La Sardegna ci ha dato tanto e noi vogliamo restituire qualcosa attraverso il nostro impegno. Vorremmo contribuire al benessere di questa comunità, perché non dobbiamo pensare soltanto a chi parte, ma anche a chi arriva e sceglie di restare. Ci sono persone che desiderano venire in Sardegna, studiare, lavorare e costruire qui la propria vita. È importante creare le condizioni perché possano sentirsi accolte e trovare le opportunità necessarie per stare bene".

È un messaggio importante, soprattutto perché arriva da chi ha vissuto personalmente questo percorso. Per quanto riguarda invece l'organizzazione del Tavolo, avete già definito un mandato o una durata dell'incarico?

Rodion: "Siamo ancora nella fase iniziale. Dobbiamo eleggere un portavoce tra i componenti del gruppo, una figura che avrà il compito di rappresentarci e fare da collegamento tra il Tavolo e la Regione".

Avete già individuato qualche progetto che vi piacerebbe portare avanti o siete ancora nella fase di confronto?

Sharon: "In questo momento ci stiamo organizzando e dividendo in gruppi di lavoro, ciascuno dedicato a un ambito specifico. Ci sono persone che si occuperanno di impresa, altre di famiglia, altre ancora di scuola e di tanti altri temi importanti. Le idee sono davvero tante e ne stiamo discutendo anche al di fuori degli incontri ufficiali. Per il momento preferiamo non anticipare proposte specifiche, perché vogliamo prima strutturarle bene e capire come trasformarle in progetti concreti".

Un ottimo punto di partenza: avete entusiasmo, idee e voglia di collaborare. Vorrei concludere chiedendovi se avete un messaggio da rivolgere agli altri giovani, sia a quelli che hanno vissuto un percorso di immigrazione sia a quelli che fanno già parte della comunità. Pensate che questa esperienza possa diventare anche uno stimolo per partecipare maggiormente alla vita sociale, al volontariato e alle associazioni del territorio?

Rodion: "Crediamo che sia importante cogliere le opportunità che ci vengono offerte e non avere paura di partecipare. Ognuno può dare il proprio contributo, anche attraverso piccoli gesti, mettendo a disposizione un po' del proprio tempo e delle proprie capacità".

Sharon: "Vorremmo che i ragazzi si sentissero parte attiva della comunità, che avessero voglia di farsi ascoltare, partecipare e impegnarsi per il territorio in cui vivono. Non bisogna aspettare che siano sempre gli altri a fare qualcosa: possiamo essere noi stessi protagonisti del cambiamento. In fondo, siamo tutti sardi. C'è chi è arrivato qui, chi è nato qui e chi è cresciuto in questa terra, ma tutti possiamo sentirci parte della stessa comunità. Se abbiamo scelto di restare in Sardegna, o se abbiamo deciso di tornarci, un motivo c'è. E vogliamo contribuire affinché continui a essere un luogo in cui le persone possano vivere, crescere e sentirsi accolte".

La partecipazione di Sharon Guzman e Rodion Manko al Tavolo permanente G2 rappresenta dunque non soltanto un riconoscimento per il loro percorso personale e associativo, ma anche un'opportunità per Olbia di portare la propria voce all'interno di uno spazio regionale di confronto e progettazione.

Attraverso New Generation on the Wave, i due giovani sono già impegnati nella promozione del dialogo interculturale e della partecipazione civica. Ora potranno mettere questa esperienza a disposizione di un organismo che punta a trasformare le storie, le esigenze e le aspirazioni delle nuove generazioni in proposte concrete per il futuro della Sardegna. Un messaggio emerge con particolare forza dalle loro parole: l'integrazione non significa soltanto trovare il proprio posto in una comunità, ma sentirsi parte di essa e contribuire attivamente a costruirne il futuro.