Sunday, 08 November 2026
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Pubblicato il 08 November 2026 alle 08:00
Palau. A volte sono proprio i gesti più semplici a racchiudere gli insegnamenti più profondi. La decisione di don Paolo Pala di concludere i suoi otto anni alla guida della parrocchia di Nostra Signora delle Grazie di Palau senza una messa di addio, né particolari cerimonie di commiato, può essere letta come una significativa testimonianza di sensibilità pastorale. Il prossimo 28 novembre il sacerdote celebrerà una normale messa, come tante altre domeniche e giornate vissute accanto alla comunità palaese. Nessuna celebrazione straordinaria, nessuna solennità legata alla sua partenza. Una scelta che custodisce sicuramente un messaggio importante: nella Chiesa il sacerdote è chiamato a servire una comunità, non a diventare il centro della sua fede.
È proprio nella normalità di quell'ultima celebrazione che si può cogliere il valore della continuità. Un parroco conclude il proprio mandato, un altro ne assume la responsabilità, ma la missione della Chiesa non si interrompe. La parrocchia non appartiene al sacerdote che temporaneamente la guida, così come il legame dei fedeli non dovrebbe esaurirsi nell'affetto verso una singola figura. Il sacerdote accompagna, insegna, consola e guida. Ma è Cristo, non la persona del sacerdote, il riferimento della comunità cristiana. In questa prospettiva, la scelta di don Pala assume il significato di una lezione pastorale impartita senza bisogno di parole. Non si tratta di sminuire gli otto anni di servizio, né di cancellare i rapporti umani costruiti nel tempo. Al contrario, significa riconoscere che il frutto più autentico di un ministero sacerdotale è una comunità capace di proseguire il proprio cammino di fede anche quando cambia il suo pastore.
Il 29 novembre sarà infatti don Dario D'Angelo, proveniente da Golfo Aranci, ad assumere la guida della parrocchia. A presentarlo ai fedeli sarà il vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, monsignor Roberto Fornaciari. Don Pala ha scelto di non essere presente, lasciando al successore tutta l'attenzione e l'accoglienza della comunità. Anche questa assenza può essere interpretata come un gesto di rispetto verso chi arriva e verso l'incarico che sarà chiamato a ricoprire. Non due figure da confrontare, non un prima e un dopo da contrapporre, ma la continuità di un unico servizio pastorale affidato, nel tempo, a sacerdoti diversi.
Don Paolo Pala proseguirà il proprio ministero a Tempio Pausania, dedicandosi a tempo pieno all'Opera Casa Sacro Cuore, impegnata nell'accoglienza e nel sostegno dei sacerdoti in difficoltà. Il legame con Palau, secondo quanto riportato da La Maddalena TV, resterà vivo. Rimane così il valore simbolico di quella messa ordinaria del 28 novembre. Una celebrazione che non mette al centro chi parte, ma ciò che resta. Perché un sacerdote può lasciare una parrocchia, ma Cristo non lascia la sua comunità.
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