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Cronaca Gallura

Covid Gallura, estate senza diritti: lavoratori ammassati, contratti “capestro” e dimissioni in massa

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Olbia, 07 agosto 2020 – E’ una denuncia che arriva dritta come una pugnalata quella della Cgil Gallura e in di Danilo Deiana, segretario generale Filcams Cgil Gallura. Si parla di Covid-19, di sicurezza sul lavoro e di lavoratori che, secondo il sindacato, si licenzierebbero perché la loro sicurezza non sarebbe garantita.

“La stagione turistica in Gallura non è ancora terminata ma già possiamo fare i primi bilanci, in particolare dal punto di vista del sindacato e quindi delle tutele dei lavoratori. I dati dicono che il turismo italiano ha subìto un calo delle presenze dell’80,6% a giugno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche luglio ha chiuso, secondo le prime indicazioni, con un fatturato più che dimezzato rispetto al luglio 2019″, spiega Danilo Deiana.

Covid Regione Sardegna

“Molte strutture alberghiere ed extra-alberghiere non hanno riaperto e circa il 30% delle strutture alberghiere non accetterà il bonus vacanze. Solo il 36% delle camere disponibili è attualmente prenotato per agosto 2020.
In questo contesto disastroso – legato sì all’emergenza epidemiologica del Covid 19 e alla chiusura delle frontiere (in particolare con Usa e Russia), ma anche all’incertezza generata dai tira e molla sul rinnovo della continuità territoriale, alla crisi di Air Italy, alla mancata gestione da parte della Regione Sardegna – la qualità della forza lavoro impiegata è caratterizzata da irregolarità, precarietà e discontinuità”, continua il sindacalista.

Poi, ecco la questione più spinosa: il picco di dimissioni e i contratti da un mese. “Assistiamo quotidianamente a una processione presso i nostri uffici di lavoratrici e lavoratori stanchi sia fisicamente sia, in particolare, psicologicamente che ci chiedono in che modo possono cessare il rapporto di lavoro, lamentando condizioni lavorative inaccettabili e al limite della dignità della persona. Oppure incontriamo lavoratori e lavoratrici che vengono presi per la gola con contratti di un mese e la vergognosa richiesta del caporale/padrone di turno di svolgere ore di lavoro straordinario senza essere retribuite, pena la mancata proroga del contratto”.

Altra nota dolente, i subappalti a società non sarde: “laziali e siciliane”, specifica il sindacato.

“Denunciamo il dilagare del lavoro nero e del lavoro grigio, ovvero contratti di lavoro a tempo parziale pari a 20 ore settimanali ma che di fatto si tramutano in 70/80 ore alla settimana, 7 giorni su 7, senza nessun giorno di riposo, per 12 ore al giorno. Registriamo l’esternalizzazione della forza lavoro a società con sede legale nel Lazio o in Sicilia, che di fatto fanno intermediazione di manodopera a basso costo, nella maggior parte dei casi applicando contratti nazionali pirata con tabelle retributive e condizioni normative nettamente peggiorative rispetto a quanto previsto dai contratti nazionali leader, ovvero quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente e maggiormente rappresentative”.

Altro argomento spinoso è lo stato degli alloggi per il personale: “Purtroppo, il Covid 19 non ci ha insegnato niente, anzi ha accelerato in maniera esponenziale la rincorsa al becero profitto a ogni costo, peggiorando le condizioni di chi lavora nel settore e calpestandone la dignità e identificano in negativo il lavoro nel turismo. Sono recenti le notizie di imprenditori che hanno stipato il personale in un tugurio: nove lavoratori in un hotel di Santa Teresa che alloggiavano in un seminterrato, in parte senza finestre, senza aria condizionata, senza neppure la possibilità di chiudere a chiave la porta del bagno. La nostra preoccupazione è che non sia un caso isolato ma che sia usanza comune da parte di imprenditori privi di coscienza. Siamo sicuri che i lavoratori non dormano in quantità spropositate all’interno di uno stanzino in barba ai protocolli Covid 19?”.

“Se vogliamo risorgere dalla pandemia, bisogna che approcciamo il turismo in maniera differente da quanto fatto finora. C’è bisogno di più politica e meno retorica. Alla Gallura serve il turismo, al turismo serve il lavoro, al lavoro servono i diritti! È necessario definire un modello di sviluppo sostenibile attraverso un piano di lavoro a medio/lungo termine basato su tre assi: la salvaguardia occupazionale, la qualità del lavoro e la garanzia di condizioni di salute e sicurezza. Una delle priorità è l’estensione degli ammortizzatori sociali, con la neutralizzazione delle criticità costruendo ammortizzatori sociali universali e non diversificati che generano confusione e maggiore burocrazia con ripercussioni negative sulla fascia più debole ovvero quella dei lavoratori. Ci vogliono investimenti in promozione (non quella portata avanti fino ad oggi dalla Regione Sardegna che ha ottenuto solo ed esclusivamente di cancellare le prenotazioni in Sardegna per svariati milioni di euro), e servono infrastrutture.
Servono più ispezioni. Sul fronte lavorativo bisogna richiamare le imprese oggi più di ieri ad un senso di responsabilità sociale che non hanno. È necessario potenziare le ispezioni e gli interventi per evitare irregolarità e anche l’illegalità diffusa. I lavoratori del turismo sono la prima interfaccia con cui i turisti si rapportano. Possono concorrere con un servizio di qualità a migliorare l’esperienza della vacanza dei viaggiatori. Per fare ciò debbono essere formati, valorizzati correttamente inquadrati e adeguatamente retribuiti. Obiettivo del sindacato, dunque, è migliorare le condizioni di chi lavora, facendo rispettare le regole e combattendo gli abusi. Formazione, professionalità e qualità sono indispensabili per il turismo, settore volano per l’economia italiana, e per offrire e ottenere un servizio soddisfacente”, conclude Deiana.

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