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Buddusò: alla festa di Santa Reparata migliaia di pellegrini da tutta la Gallura

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Buddusò, 04 settembre 2018 – Il settembre dei buddusoini comincia con lo scioglimento del voto di affidamento a Santa Reparata. Anche quest’anno migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Gallura si sono recati al santuario di Buddusò per prendere parte alla due giorni di festa in onore della santa martire, il cui culto è particolarmente diffuso in Toscana, da cui probabilmente venne introdotto nel basso medioevo.

I due giorni di festeggiamenti per onorare la santa, che insieme a Santa Anastasia patrona del ridente paese è la più amata dai buddusoini, anche quest’anno sono stati organizzati dal comitato e da don Nino Carta, parroco uscente, cui succederà presto il pattadese don Angelo Malduca. La due giorni di festa è culminata con il rito religioso solenne di ieri, seguito dal pranzo conviviale a base di carne bovina, ed ha visto la partecipazione di migliaia di persone provenienti da tutta la Gallura e non solo. La messa solenne è stata celebrata alle 10.30 da don Nino, che per diciotto anni ha organizzato assieme al comitato i festeggiamenti della Santa in ogni dettaglio. Hanno concelebrato al rito il nuovo parroco di Buddusò, Angelo Malduca,  don Michele Vincis di Padru, il buddusoino don Giovanni Sanciu, cappellano dell’ospedale di Ozieri, e il diacono di Olbia Ottavio Ballarotto. Anche quest’anno hanno voluto presenziare alla messa solenne molti sindaci, ventisei per l’esattezza e in gran parte della Gallura, che hanno risposto all’invito del sindaco di Buddusò, Giovanni Antonio Satta.

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I festeggiamenti  vengono da sempre organizzati da quattro persone, dette “sobristantes”, a cui viene affidata la carica per un anno. A loro anche il delicato compito di raccogliere adesioni e fondi al fine di acquistare la carne, rigorosamente bovina, e tutto l’occorrente per il pranzo. L’appuntamento annuale della festa è la prima domenica e il primo lunedì del mese di settembre,  presso il curatissimo santuario campestre che dista pochi chilometri dal centro abitato di Buddusò. La chiesa, antecedente al 1579 ed ampliata nel 2013, è raggiungibile percorrendo la strada statale diretta ad Alà dei Sardi; al suo interno la zona del presbiterio e dell’abside richiama lo stile architettonico gotico-aragonese. Un’antica leggenda narra che un pastore, passando da quelle parti, precisamente in località Caddos de Funes, sopra un gruppo di piccole rocce vide seduta una bellissima fanciulla. Rivolta al vecchio la fanciulla disse: “Ave Maria”. “Gratia plena” rispose il pastore, come era in uso fare a quei tempi. “Io sono Santa Reparata” disse la fanciulla alzandosi in piedi, e facendo un cenno con la mano destra soggiunse: “Su quel piccolo promontorio voglio che si edifichi una chiesa in mio onore”. Assicurò il vecchio del suo particolare aiuto e scomparve, lasciando impressa sulla roccia l’orma del suo piede. Da quel momento tutto il paese si adoperò per costruire la chiesa.

La festa di Santa Reparata di Buddusò in una foto degli Anni Quaranta

Abbiamo interrogato al riguardo lo scrittore Tomaso Tuccone, assessore alla Cultura e Turismo del comune di Buddusò, ex bibliotecario, appassionato di storia e tradizioni locali, autore di numerosi pregevoli volumi su Buddusò. Tomaso Tuccone è anche autore di un volumetto ormai esaurito, stampato nel 2012 per essere messo a disposizione dei fedeli.  “Riguardo l’anno di fondazione del santuario non si ha alcun documento”, ci ha gentilmente risposto. “Le uniche notizie riguardo la chiesa ci giungono da una campana fusa nel 1963 perché fessa e riportante la data M D 79 (1579) e la scritta Sancta Reparata ora pro nobis“. – ha continuato l’assessore – “La data iscritta sulla campana deve essere considerata come termine cronologico di partenza, dal momento che sull’esistenza della chiesa, sicuramente costruita in epoca precedente, sono in nostro possesso esclusivamente documenti posteriori”, ha aggiunto Tucconi.  “Le fonti ufficiali che ho consultato  affermano che la chiesa già dal 1581 aveva un ottimo reddito che le proveniva da terre, bestiame ed altri beni di cui era proprietaria”.

Nel volume di cinquanta pagine si legge che la prima notizia del martirio di Reparata ci viene fornita da Beda il Venerabile (Martirologio di Beda), vissuto tra il 673 e il 737.  Secondo il «Martirologio Romano» il martirio di Reparata avvenne a Cesarea di Palestina sotto l’imperatore Decio, a causa del suo rifiuto di sacrificare agli idoli e «fu sottoposta a diverse specie di torture. Fu infine messa a morte con un colpo di clava. Si vide la sua anima uscire dal corpo e salire al cielo sotto forma di colomba». La santa, molto popolare nel medioevo e di cui si fa memoria l’8 ottobre, si legge ancora nel volume meritevole di ristampa, è venerata a Nizza,  in molte altre città italiane particolarmente della Toscana e non ultimo in Sardegna, dove il culto della Santa è molto sentito e partecipato. Oltre a Buddusò viene festeggiata a Luogosanto, a Santa Teresa, e tanti sono i comuni che dichiarano di detenerne le spoglie tra cui Ozieri, Narbolia, Usellus, e Fonni.

“La santa qui rappresentata crocifissa è la santa segno delle croci delle donne”, come l’ha definita don Nino Carta, “è la massima rappresentazione delle donne di tutti i tempi che ogni giorno devono portare tante croci, per questo in Brasile, dove sono stato in missione per 27 anni, un gruppo che ho formato, costituito da donne che sono state abbandonate dai mariti, ha scelto proprio Santa Reparata come santa protettrice”.

 

 

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