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Antonello Marongiu e la sua “Natura quasi morta”: continua il viaggio nell’inquietudine dell’artista olbiese

Il pittore olbiese prosegue la sua personale ricerca del colore tra malinconia, ironia e spaesamento.

Antonello Marongiu e la sua “Natura quasi morta”: continua il viaggio nell’inquietudine dell’artista olbiese
Antonello Marongiu e la sua “Natura quasi morta”: continua il viaggio nell’inquietudine dell’artista olbiese
Patrizia Anziani

Pubblicato il 04 October 2026 alle 19:00

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Olbia. Una natura morta che, in realtà, morta non è. Frutti enormi, ancora carichi di vita, e accanto un piccolo burattino stanco, adagiato in uno spazio che sembra non appartenergli del tutto. È da questo contrasto che nasce “Natura quasi morta con burattino”, la nuova serie di Antonello Marongiu che inaugurerà il 6 ottobre al bar Senso Unico, in via Aldo Moro a Olbia. Sei oli su tela, tutti realizzati nel 2026, con cui il pittore olbiese prosegue la sua personale ricerca del colore tra malinconia, ironia e spaesamento.

In questa serie Marongiu cambia la scala delle cose: i frutti diventano giganteschi, il burattino si fa minuscolo e il rapporto tra individuo e realtà si sbilancia del tutto. Al centro restano i temi a lui cari: la solitudine, l’inadeguatezza, le aspettative, l’abbandono e il tempo, dentro un mondo che sembra non appartenerci più. “Le opere che rappresentano la natura morta mi hanno sempre affascinato – racconta Marongiu –. Suscitano in me una sensazione particolare, quella di un mondo sospeso, fermo in un tempo indefinito, come se ogni cosa fosse in attesa di qualcosa che deve ancora accadere”. Da qui la scelta di interpretare la realtà secondo nuove proporzioni.

“La dimensione degli oggetti e quella del burattino sembrano appartenere a mondi diversi, e proprio da questa sproporzione nasce una condizione esistenziale. C’è un paradosso: la frutta, apparentemente immobile, è ancora viva; il burattino, invece, è l’unico elemento realmente privo di vita. Eppure è lui a portare con sé tutto il peso della solitudine. Una solitudine che non è soltanto intorno a lui, ma che sembra diventare più grande di lui, fino quasi a sovrastarlo”. È questa, spiega l'artista olbiese, la sua natura “quasi morta”: “un mondo apparentemente fermo, dove tutto sembra in attesa, e dove l’unico essere che dovrebbe avere una vita è quello che, paradossalmente, l’ha già perduta”.

Dietro quel piccolo personaggio, di volta in volta rappresentato, c’è anche una riflessione più personale e intima: “Dopo una vita di lavoro, prevalentemente dedicata ad attività amministrative e burocratiche, dove la creatività trova poco spazio, mi sono trovato a confrontarmi con una sensazione nuova: avere finalmente più tempo, ma anche la necessità di imparare a usarlo in modo diverso”. Un tempo che, racconta, “sembra immenso e, nello stesso momento, terribilmente ristretto e quindi ancora più prezioso”. Il suo burattino sguscia fuori dai tubetti di colore, si fa largo tra impasti e tocchi di pennello, figlio di una creatività che finalmente ha trovato il suo tempo e che, con delicatezza, lo adagia sulla tela. “Forse è proprio qui che nasce il mio burattino: non tanto un personaggio abbandonato, quanto qualcuno che si concede una pausa, adagiato nel proprio mondo, in attesa che un filo si tenda di nuovo, forse quel filo non deve necessariamente essere tirato da qualcun altro. Può, bastare un’idea, una curiosità, un’immagine, o semplicemente il desiderio di ricominciare a muoversi”.

L'artista olbiese ha alle spalle un lungo percorso fatto di mostre personali e collettive. Nel settembre 2023 il Museo archeologico di Olbia ha ospitato “Le cose che restano”, prima ampia mostra antologica dell'artista accolta con grande successo di critica e di pubblico. Nella primavera del 2024, dal 22 marzo al 2 aprile, le sue opere sono approdate a Roma, alla Galleria internazionale Area Contesa Arte di via Margutta, per l’esposizione “Griglie d’arte”, mentre a luglio “Le cose che restano” è stata riproposta nel salone dell’ex Convento dei Cappuccini di Ploaghe. Il 2026 è stato un anno particolarmente intenso: a marzo la collettiva “Ex verbo, imago” alle ex Casermette di Olbia, ad aprile “Per le antiche scale” al Loft Civico 80 di Calangianus, insieme a Lorenzo Capitta e Vittorio Boi, il 9 maggio “Arte al Galoppo” all’Ippodromo di Chilivani e, una settimana dopo, il 16 maggio, la personale “Destini inclinati” allo Spazio Frau di Olbia. Una mostra che già nel titolo anticipava i temi di questa nuova serie: un invito a sostare nell’instabilità, non come limite ma come parte del cammino, riflettendo sul destino, sull’abitare e su quel fragile equilibrio che permette all’uomo di restare in piedi.

La mostra “Natura quasi morta con burattino”resterà visitabile fino a fine ottobre al bar Senso Unico, in via Aldo Moro a Olbia. Il vernissage è previsto il 6 ottobre 2026 alle ore 19:00.