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Cronaca

Zona Franca. Colloquio con i protagonisti Soma e Randaccio

Zona Franca. Colloquio con i protagonisti Soma e Randaccio
Zona Franca. Colloquio con i protagonisti Soma e Randaccio
Angela Galiberti

Pubblicato il 26 marzo 2013 alle 20:45

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Olbia - È fiducioso Pier Paolo Soma: per lui la Zona franca si farà. "La devono fare" dice con piglio sicuro di fronte ad un caffè. Ieri (lunedì 25 ndr) ha partecipato al presidio dell'Agenzia delle Dogane a Cagliari organizzato dai Patrioti Sardi. "Eravamo una cinquantina - racconta - pacifici e sereni. Poi sono arrivate tre camionette della polizia con 40 agenti in assetto antisommossa". 40 agenti per 50 persone, quasi un rapporto di uno ad uno. "Ci hanno circondato da dietro - continua col racconto - e ci hanno fatto uscire perché non potevamo stare là" . Pier Paolo Soma è uno degli attivisti del gruppo fb "Zona Franca Gallura". Ha organizzato il convegno di venerdì scorso e vuole, insieme agli altri attivisti, continuare con la mobilitazione. All'agenzia delle Dogane qualcosa vi avranno pur detto, gli dico. "Certo - risponde Soma - che non possono applicare la Zona Franca perché come Agenzia la Sardegna è attaccata ad altre due regioni e dunque loro non possono decidere niente". Cavilli burocratici, competenze intrecciate: soliti pastrocchi all'italiana. Ma secondo il Psd'Az - rilancio al mio interlocutore - basta modificare lo Statuto specificando la zona franca integrale! "Chiamiamo la dottoressa Randaccio" risponde lui. E la dottoressa Randaccio risponde e si dice disponibile a spiegarmi perché il Psd'az non ha ragione. La Randaccio è gentile, preparata, per nulla supponente. Sa di cosa sta parlando e spiega tutto in maniera semplice ma dettagliata. "Non c'è bisogno di modificare lo statuto sardo - dice sicura mentre viaggia in auto per chissà quale paese - Lo statuto è già stato interpretato col dl 75/1998 nel quale i punti franchi vengono equiparati alle zone franche e queste zone ricomprendono tutti gli altri porti, distretti industriali, aree collegabili ad essa!". Se questa spiegazione non convince, la dottoressa Randaccio sfodera il diritto internazionale "Vede, in tutto il mondo, se si fa una zona franca in un'isola questa viene automaticamente considerata nel suo insieme come zona franca... in un'isola non possono esserci muri, barriere o caselli perché la barriera è il mare stesso! Lo dice il Codice internazionale sulle zone franche.. Ma anche norme europee e italiane!" Anche l'appiglio semantico sui punti o sulle zone non sussiste. "La direttiva Cee numero 75 del 4 Aprile 1969, entrata nel nostro ordinamento con il Testo unico Dogane 43/1973, è chiarissimo! Qualunque sia l'espressione usata si parla sempre di un territorio nel quale non si pagano dazi, dunque integrale". Questo per la Randaccio è un passo fondamentale. "l'Articolo uno comma due della direttiva Cee non è altro che la definizione giuridica della zona franca e le definizioni giuridiche non si interpretano. Si applicano". Ci salutiamo parlando della legge 10 /2008 grazie alla quale la Regione ha potere in materia. La dottoressa Randaccio è cabarbia, ce la vuole fare. Anche Pier Paolo Soma non è da meno. Adesso deve sentire i commercianti del centro storico. E io devo andare a scrivere. Con una consapevolezza in più: se la zona franca non è un'utopia verrà realizzata solo grazie a persone che si mettono in gioco.

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