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Tavolara laboratorio d’Europa: nuove indagini archeologiche sull’isola simbolo

Lo Spalmatore di terra sotto la lente degli archeologi

Tavolara laboratorio d’Europa: nuove indagini archeologiche sull’isola simbolo
Tavolara laboratorio d’Europa: nuove indagini archeologiche sull’isola simbolo
Patrizia Anziani

Pubblicato il 29 March 2026 alle 20:00

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Olbia. Tavolara torna al centro della ricerca archeologica internazionale con una nuova campagna di indagini avviata lo scorso 16 marzo, che punta a raccontare la storia dell’isola senza alterarne l’equilibrio ambientale. Non si tratta di scavi tradizionali, ma di ricognizioni di superficie, raccolta di materiali e prospezioni geofisiche supportate da tecnologie avanzate, tra cui anche l’impiego dei droni. Un approccio innovativo e sostenibile che consente di indagare il passato preservando integralmente uno dei contesti naturalistici più delicati della Sardegna: l’Area marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo.

Il progetto vede al lavoro un team internazionale guidato dall’archeologa Paola Mancini e dalla docente e ricercatrice dell’Università di Tubinga, Silvia Amicone, in continuità con le campagne già avviate tra il 2011 e il 2013. Insieme a loro anche ricercatori dell’Università di Colonia, coinvolta anche attraverso la fornitura degli strumenti necessari per le prospezioni geofisiche, e dell’Università della Tuscia, inserita nella rete di collaborazione scientifica.

"Abbiamo iniziato questa nuova fase con indagini non invasive: si tratta di prospezioni di superficie, raccolta di materiali e indagini geofisiche per comprendere la complessità dell’occupazione dello Spalmatore di Terra, dalla preistoria fino all’epoca contemporanea", ha spiegato Amicone, chiarendo subito la direzione del lavoro: non concentrarsi su una sola fase, ma restituire all’isola tutta la sua stratificazione storica.

"È proprio questo il cuore della nuova campagna di indagine archeologica: Tavolara non può più essere letta solo attraverso la fase villanoviana, per quanto importante, ma deve essere studiata nella sua intera sequenza di frequentazione. Noi crediamo che un luogo vada valorizzato e conosciuto in tutte le sue fasi storiche, perché ciascuna contribuisce a definirne l’identità, dalla preistoria fino all’età contemporanea".

Mancini ha poi richiamato alcuni dei nuclei più significativi di questa lunga storia: la Grotta della Mandria, frequentata già in età preistorica; la Grotta del Papa, luogo di culto con pitture dell’età del Rame e frequentazione protratta fino al Medioevo; lo Spalmatore di Terra, area chiave per comprendere la continuità insediativa; la fase romana, con tracce di insediamento e necropoli; e infine l’età moderna e contemporanea dei forni della calce, che tra Ottocento e Novecento hanno segnato in modo importante l’economia del territorio.

Uno degli aspetti più innovativi della campagna riguarda il metodo. Il campo è stato organizzato con griglie georeferenziate GPS nello Spalmatore di Terra, così da attribuire i materiali rinvenuti alle diverse porzioni di territorio e ricostruirne la densità per periodi storici. Parallelamente sono state effettuate indagini geofisiche non invasive, in particolare con magnetometria ed elettroresistività, coordinate da Manuela Broisch-Höhner, per individuare anomalie compatibili con strutture murarie, fossati, aree di combustione o concentrazioni metalliche. La logica è quella di far convergere i dati. "Dove le anomalie geofisiche coincidono con addensamenti significativi di materiali, lì si potranno eventualmente valutare, in futuro, saggi di scavo mirati. In un ambiente fragile come Tavolara, scavare deve essere l’ultima opzione, non il primo passo", ha spiegato Silvia Amicone. "La scelta è stata quella di acquisire prima una comprensione più ampia e dettagliata delle varie fasi di frequentazione dello Spalmatore, in modo da limitare qualsiasi futura invasività ai soli target davvero solidi".

La nuova campagna nasce così anche come un modello di ricerca sostenibile, dove l’archeologia dialoga con la tutela ambientale. Un ruolo centrale è svolto dall’Area marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo, che ha condiviso il progetto sin dall’inizio e ne ha sostenuto anche gli aspetti logistici. Il direttore Leonardo Lutzoni ha sottolineato il senso più ampio dell’iniziativa: "È un progetto che l’Area marina ha condiviso fin dall’inizio, perché rappresenta un’opportunità di continuare la campagna già svolta nel 2011 e nel 2013 e di ricostruire la storia dei paesaggi e l’evoluzione di quest’isola. Lutzoni ha anche rimarcato che per l’Area marina l’archeologia non è soltanto studio del passato, ma uno strumento per conoscere meglio il territorio e divulgarne la storia ai cittadini. Sul piano istituzionale è intervenuta anche Alessandra Carrieri, in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che ha evidenziato il valore scientifico del progetto e l’importanza di un’impostazione rigorosa. "Noi teniamo moltissimo alla diagnostica e alle analisi preventive proprio perché ci danno la possibilità di agire in un modo preciso, contestuale e scientifico", ha affermato.

Nel quadro della governance rientra anche il contributo di Francesco Lai, sindaco di Loiri Porto San Paolo e presidente del Consorzio di gestione dell’Area marina protetta, che ha rimarcato "il valore della collaborazione internazionale con l’Università di Tubinga e l’utilizzo di strumentazioni all’avanguardia per sviluppare un’indagine non invasiva capace di orientare eventuali future campagne di scavo".

Accanto alle istituzioni, un ruolo importante è stato svolto anche dai proprietari dell’isola, le famiglie Bertoleoni e Marzano, la cui accoglienza e disponibilità hanno rappresentato un elemento decisivo per consentire l’accesso e la continuità delle attività sul campo. ll punto, del resto, non è soltanto scientifico. A Tavolara la posta in gioco è duplice: da una parte ridurre al minimo la distruttività della ricerca, selezionando eventuali scavi solo dove i dati convergono in modo convincente; dall’altra preservare il capitale di fiducia costruito nel tempo con Area marina, Soprintendenza, proprietari e tutti i soggetti coinvolti. Le evidenze raccolte finora confermano comunque un dato molto forte: Tavolara presenta una continuità di frequentazione plurimillenaria, dall’età del Rame all’età del Ferro, con particolare rilievo per la fase villanoviana, fino all’epoca romana e alle fasi più recenti.

Accanto a Mancini e Amicone, la rete scientifica si è consolidata nel tempo fino ad assumere un respiro internazionale. La stessa Paola Mancini ha ricordato il valore del rapporto costruito con la ricercatrice dell'Università di Tubinga, una collaborazione lunga oltre tredici anni che ha contribuito a far crescere il progetto. Il team della campagna archeologica “Dalla preistoria ai forni di calce” è composto, oltre che da Paola Mancini e Silvia Amicone, da Lars Heinze, Manuela Broisch-Höhner, Maria Diakatou, Efraim A. Andreadakis, Thorben Eulenberg e Ivana G. Utzeri, con competenze che spaziano dalla geofisica all’archeometria, dalla ricognizione sul campo all’analisi dei materiali; i tecnici Pier Panzalis e Giovanna Spano e, per la Soprintendenza, la funzionaria archeologa Gabriella Gasperetti e la restauratrice Alessandra Carrieri.

La nuova campagna segna dunque un passo importante verso una lettura più completa della storia di Tavolara. Un'isola non solo simbolo paesaggistico della Sardegna, ma sempre più un laboratorio europeo di ricerca, dove ambiente, tecnologia e archeologia provano a stare insieme senza forzature, nel rispetto di un equilibrio raro e prezioso.