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Sardi ostaggi dei voli, Fabio Albieri: "Prima di parlare di sviluppo, garantite ai sardi il diritto di partire"

Il primo cittadino di Calangianus costretto a prendere la nave per raggiungere Roma

Sardi ostaggi dei voli, Fabio Albieri:
Sardi ostaggi dei voli, Fabio Albieri:
Patrizia Anziani

Pubblicato il 04 November 2026 alle 12:00

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Calangianus. Un sindaco che deve raggiungere Roma per impegni istituzionali e che, non trovando un posto in aereo, è costretto a partire la sera precedente in nave. Una vicenda che potrebbe sembrare un semplice contrattempo di viaggio, ma che racconta una realtà ben più ampia: le difficoltà di un'intera Isola nel vedersi garantito il diritto alla mobilità, anche nei mesi di minore affluenza turistica. A denunciare pubblicamente la situazione è Fabio Albieri, sindaco di Calangianus, che attraverso una nota sui social ha raccontato la propria esperienza, trasformandola in una riflessione sulle condizioni in cui sono costretti a viaggiare tanti cittadini sardi.

"Domani mattina devo essere a Roma per degli impegni istituzionali. Eppure, per riuscire a partire, sono costretto a imbarcarmi questa sera su una nave". Il motivo è tanto semplice quanto paradossale: nessun posto disponibile sui voli del mattino in partenza dagli aeroporti di Olbia e Alghero. L'unica alternativa aerea sarebbe affidarsi alle liste d'attesa, un'incertezza incompatibile con appuntamenti che non possono essere rinviati. "E siamo al 5 novembre, di giovedì. Non siamo ad agosto, nel pieno della stagione turistica, con il traffico che aumenta esponenzialmente. Siamo in un normale periodo dell'anno e, nonostante questo, per un cittadino sardo raggiungere Roma in aereo può diventare un'impresa".

Il caso del sindaco di Calangianus assume così un significato che supera il suo ruolo istituzionale. Perché al posto di Albieri potrebbe esserci un lavoratore, uno studente, un imprenditore o un paziente che deve raggiungere un ospedale della Penisola. Persone per le quali partire non rappresenta una scelta di piacere, ma una necessità. "Trovo tutto questo inaccettabile e profondamente frustrante. Non si tratta soltanto di una questione di comodità o di organizzazione personale. Si tratta del diritto alla mobilità, di poter lavorare, studiare, partecipare a un appuntamento istituzionale, raggiungere un servizio o, ancora più importante, curarsi senza dover affrontare ogni volta un percorso a ostacoli".

È proprio sulla sanità che il primo cittadino richiama l'attenzione, pensando a chi non dispone della possibilità di modificare i propri programmi. "E penso soprattutto a chi deve spostarsi per ragioni di salute, a chi ha una visita specialistica, un esame o una terapia e non può semplicemente dire: “Pazienza, partirò un altro giorno”".

La denuncia di Albiri riporta al centro del dibattico anche politico il tema della continuità territoriale, che non può esaurirsi nella disponibilità di tariffe agevolate, ma deve confrontarsi anche con il numero dei collegamenti e con l'effettiva possibilità di trovare un posto quando serve. "La continuità territoriale non può essere soltanto uno slogan o una voce nei programmi. Deve garantire collegamenti adeguati, posti disponibili e la certezza di poter partire. Perché essere sardi non può significare avere meno possibilità, più disagi e maggiori difficoltà rispetto a chi vive nel resto del Paese".

Una riflessione che arriva mentre il sistema dei collegamenti aerei dell'Isola attraversa una fase delicata e che pone una domanda sulla quale istituzioni e compagnie sono chiamate a confrontarsi: quanto vale una continuità territoriale se il cittadino, pur avendo diritto a una tariffa agevolata, non riesce a trovare un volo compatibile con le proprie necessità? Albieri conclude collegando il problema dei trasporti alle prospettive economiche e sociali della Sardegna. Perché parlare di investimenti, attrattività e crescita significa anche garantire collegamenti efficienti con il resto del Paese.

"Ma di quale sviluppo vogliamo parlare, se ancora oggi non siamo messi nelle condizioni di muoverci liberamente da e verso la nostra Isola?" Poi l'appello finale, che racchiude il senso della sua denuncia e dà voce a un disagio condiviso da tanti sardi: "Prima di parlare di sviluppo, garantite ai sardi il diritto di partire. E soprattutto quello di poter tornare".