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Rubrica "Pillole di crescita": il corpo come luogo di apprendimento

L'intervista alla pedagogista e psicomotrice Manuela Dulcis

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Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 18 October 2026 alle 07:00

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Olbia. In una società sempre più proiettata verso la digitalizzazione e la velocità dell'informazione, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Ma nel desiderio di stimolare precocemente le competenze cognitive dei più piccoli, rischiamo di dimenticare dove affonda davvero le radici ogni nostra conoscenza? Ne abbiamo parlato con la docente, pedagogista e psicomotricista funzionale della scuola primaria del Terzo Circolo Manuela Dulcis, che ci ha guidato alla riscoperta del corpo come primo vero luogo dell’apprendimento e strumento imprescindibile di inclusione. Di seguito l'intervista. 

I bambini di oggi crescono immersi nella tecnologia e nell'efficienza. Qual è il rischio principale di questa evoluzione dal punto di vista educativo?
«Viviamo in un contesto straordinariamente ricco di conoscenze, dove le tecnologie e le competenze cognitive rappresentano risorse indispensabili. Tuttavia, la tentazione è quella di focalizzarsi quasi esclusivamente sul pensiero astratto, dimenticando che l'essere umano nasce nel corpo e attraverso il corpo costruisce la propria esperienza. Prima della scrittura, del calcolo e del linguaggio articolato, c'è un bambino che comprende il mondo muovendosi, toccando, sperimentando, cadendo e rialzandosi. Il primo apprendimento non è cognitivo, ma senso-motorio: un sapere vissuto che non passa prima dalle parole, ma dall'azione.»

Nel suo lavoro quotidiano a scuola, come si manifesta questa centralità del corpo?
«Ogni giorno entro in classe e incontro bambini che raccontano molto di sé ancora prima di parlare. Lo fanno con la postura, attraversando la porta dell'aula, scegliendo il proprio posto, incontrando lo sguardo dei compagni o cercando la vicinanza dell'adulto. Il corpo parla costantemente, ma spesso noi adulti non siamo più abituati ad ascoltarlo. Come insegnante e psicomotricista funzionale, mi rifaccio all'intuizione di Jean Le Boulch: il movimento non è un mero esercizio fisico, ma un'organizzazione intelligente dell'azione attraverso cui il bambino edifica se stesso, sviluppando equilibrio, autonomia e capacità di adattamento.»
Qual è la differenza tra l'interazione digitale e l'esperienza corporea nei primi anni di vita?
«Nessuna tecnologia, per quanto sofisticata, potrà mai sostituire ciò che accade quando un bambino corre, si orienta nello spazio, aspetta il proprio turno in un gioco o coordina i movimenti con gli altri. In quei momenti non sta semplicemente "facendo movimento", sta costruendo il proprio modo di stare al mondo. Il tono della voce, lo sguardo e la postura sono il primo linguaggio umano. La relazione, l'empatia e la fiducia nascono nel corpo e costituiscono il terreno fertile su cui si innestano, solo successivamente, gli apprendimenti scolastici.»

Presso la scuola primaria del Terzo Circolo vi occupate concretamente di questo approccio con un progetto specifico. Può descrivercelo?
«Ogni anno realizziamo un progetto di psicomotricità funzionale rivolto ai bambini con certificazione, in cui ciascun alunno è affiancato da un compagno con il ruolo di tutor. La psicomotricità funzionale è una pedagogia del movimento efficace e rivolta a tutti. La presenza del tutor valorizza la reciprocità, l'aiuto reciproco e la partecipazione attiva. È un modello di inclusione autentica in cui le differenze smettono di essere un ostacolo e diventano una risorsa condivisa: attraverso l'esperienza corporea comune, ogni bambino scopre le proprie potenzialità e impara a riconoscere il valore dell'altro.»

In conclusione, quale sfida attende la scuola di oggi per garantire una crescita armonica?
«La sfida non è scegliere tra corpo e mente, né contrapporre la tradizione all'innovazione tecnologica. Si tratta di ricondurre ogni aspetto educativo alla persona nella sua interezza. Educare significa accompagnare la costruzione della soggettività di ciascun bambino, e questa costruzione parte sempre dal corpo, luogo in cui sperimentiamo per la prima volta la sicurezza, il limite, la paura e l'incontro. Il corpo non è un semplice strumento per apprendere: ne è la condizione originaria. È il primo libro che ogni bambino scrive e che ogni educatore deve imparare a leggere.»