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Olbia, referendum débâcle: solo 3.571 votanti

Un tonfo clamoroso

Olbia, referendum débâcle: solo 3.571 votanti
Olbia, referendum débâcle: solo 3.571 votanti
Angela Galiberti

Pubblicato il 13 giugno 2022 alle 12:23

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Olbia. Un tonfo clamoroso: così si può definire l'esito del referendum nella Città di Olbia dove sono andati a votare solo 3571 persone (per il quesito 2, gli altri segnano qualche elettore in meno). La percentuale di partecipazione si attesta, dunque, al 7,66%: niente, rispetto ai 46.661 olbiesi aventi diritto.

Sul perché di questa sconfitta si può ragionare a lungo: certamente non è un fenomeno "olbiese", ma quel 7,66% di votanti è molto lontano dal pur misero 20,9% registrato a livello nazionale. Forse c'è stanchezza per la politica, forse c'è stata mancanza di informazione sui temi, forse la tematica era molto ostica e apparentemente lontana dalla gente "comune", forse c'è anche la voglia di mandare un messaggio al Parlamento (e anche, parimenti, al comitato referendario e anche alla Corte Costituzionale che ha cassato i due quesiti - marijuana e fine vita - che forse avrebbero suscitato più coinvoltimento).

L'unica cosa quasi certa è che questo risultato sarà un alibi, l'ennesimo, per la politica per non mettere mano al problema giustizia. Un problema che esiste e uno grosso lo abbiamo in casa, in Gallura: un Tribunale lento, ma soprattutto sottodimensionato rispetto alle problematiche da affrontare, tra cui le infilittrazioni della camorra (e non solo) nella Città di Olbia (qui l'articolo).

In Gallura, e a Olbia, la giustizia dovrebbe essere un tema sentito, eppure il risultato del referendum fa dubitare di questo. Vediamo, però, come hanno votato gli olbiesi anche se la percentuale non è rappresentativa.

Il quesito numero uno era sulla legge Severino che sancisce l'incandidabilità, ineleggibilità e la decadenza in via automatica per amministratori pubblici (parlamentari, consiglieri regionali, sindaci etc) in caso di condanna anche in primo grado e anche in modo retroattivo. Votare sì, significava eliminare il decreto e dunque l'automatismo, votare no significava mantenere tutto in piedi. Gli olbiesi che hanno votato volevano abrogare la legge Severino: i "sì" sono stati il 64,6%.

Secondo quesito, limiti alla custodia cautelare. L'obiettivo abrogativo era quello di limitare gli abusi della carcerazione preventiva prima di qualsiasi sentenza. Con l'abrogazione, l'effetto sarebbe stato quello di utilizzare la carcerazione o i domiciliari solo per i reati gravi. I voti abrogativi, a Olbia, sono stati il 68,76%.

Parliamo ora della separazione delle carriere, che è un argomento di cui si parla da anni. In Italia è possibile per un magistrato fare il giudice, e viceversa. Con questo referendum si voleva separare in modo netto le due carriere, in modo tale che l'organo giudicante fosse nettamente separato da quello accusante/investigativo. I Sì sono stati l'83,7%.

Anche per il quarto questio, ovvero l'equa valutazione dei magistrati, la percentuale abrogativa è stata schiacciante: 81,86%. Stesso risultato per la riforma del CSM: 82,94%.

In sostanza, le posizioni più nette degli olbiesi si riscontrano sui temi più strettamente legati al sistema organizzativo della giustizia in Italia. Meno nette, ma comunque di stampo abrogativo, le posizioni sugli amministratori condannati per reati come corruzione (e relative conseguenze previste dalla Severino) e sulla custodia cautelare preventiva (prima di una sentenza).