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Olbia, quando Nizzi faceva la guerra a via Redipuglia

Dai ricorsi al Tar per la Pte alle inaugurazioni sotto Pasqua

Olbia, quando Nizzi faceva la guerra a via Redipuglia
Olbia, quando Nizzi faceva la guerra a via Redipuglia
Angela Galiberti

Pubblicato il 07 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. La maggioranza Nizzi è certamente orgogliosa del cantiere sul lungomare via Redipuglia e farà di tutto per 'venderlo' agli elettori come un'opera “propria”, ma anche come il fiore all'occhiello di 5 anni di governo con tanto di inaugurazione sotto Pasqua (giusto in tempo per la “stagione”), eppure c'è stato un tempo in cui Settimo Nizzi – all'epoca presidente del Cipnes – ha fatto letteralmente la “guerra” (a carte bollate, s'intende) al progetto ideato e pensato dall'ex sindaco Gianni Giovannelli e all'ex assessore comunale all'Urbanistica Carlo Careddu e alla stessa Gallura Sviluppo: la società che aveva in saccoccia i fondi necessari. Una guerra, però, che non è stata vinta e che ha permesso al Comune di riqualificare una zona importante. Se la guerra del 2013 avesse visto il Cipnes vincente, Olbia non avrebbe mai avuto questa riqualificazione.

L'anno di Cleopatra, e dell'alluvione con la distruzione e i morti, è stato anche l'anno del ricorso al Tar da parte del Cipnes all'epoca guidato da Settimo Nizzi (poi decaduto a settembre 2014 e rimesso in sella ad aprile 2015 dal Tar). Il ricorso era contro la Gallura Sviluppo Srl (che aveva i fondi), il Ministero dello Sviluppo Economico, il Comune di Olbia e Invitalia. Il Cipnes chiedeva l'annullamento di tutti gli atti che avevano portato alla scelta, da parte di Gallura Sviluppo, del progetto dedicato a via Redipuglia e chiedeva per sé quei fondi. Per cosa? Per la Piattaforma Tecnologica Europea, la Pte, che a distanza di 8 anni è ancora un “work in progress” infinito e che va avanti con fondi propri, accuratamente scovati dal Consorzio industriale.

Davanti al Tribunale amministrativo, il ricorso del Cipnes guidato all'epoca da Nizzi si è sciolto come neve al sole. L'eccezione sollevata dal Comune di Olbia era la “tardività del ricorso” che i giudici del Tar hanno considerato come fondata.

Spiega, il Tar nella sentenza: “Il Consorzio ricorrente, nella memoria di replica deposita in prossimità dell’udienza, eccepisce che il dies a quo per impugnare non può coincidere con la data della comunicazione dell’esclusione del progetto (nota del 27 giugno 2013), trattandosi di un atto del tutto sprovvisto di motivazione, con la conseguenza di impedire qualsiasi valutazione circa le eventuali illegittimità di detta esclusione dal finanziamento. Il termine, ad avviso del ricorrente, dovrebbe coincidere con la data del 6 agosto 2013 quando, dando seguito all’istanza di accesso presentata dal Consorzio, Gallura Sviluppo ha reso disponibile copia del verbale della seduta dell’assemblea dei soci del 26 giugno 2013 in cui è stato selezionato il progetto del Comune di Olbia. Solo in quel momento, infatti, il Consorzio è venuto a conoscenza delle ragioni a fondamento di tale scelta, lesiva dei suoi interessi; ed ha potuto, pertanto, esercitare il potere di impugnazione Tuttavia, le difese del Consorzio non possono essere condivise. […]  Nel caso di specie il Consorzio ricorrente, ha acquisito la piena conoscenza del provvedimento impugnato (nel senso sopra precisato) a partire dalla nota del 27 giugno 2013, con la quale Gallura Sviluppo comunicava che la scelta del progetto da inviare al Ministero dello Sviluppo Economico era caduta sull’intervento proposto dal Comune di Olbia. Gli elementi essenziali del provvedimento e, in particolare, la portata lesiva rappresentata dall’esclusione del progetto del Consorzio, erano immediatamente percepibili. Fin dal momento della ricezione della nota citata è sorto, pertanto, in capo al Consorzio, l’onere di impugnare il provvedimento. Mentre la successiva conoscenza del verbale dell’assemblea dei soci del 26 giugno 2013, con la motivazione integrale delle ragioni della scelta del progetto alternativo, avvenuta a seguito di accesso in data 6 agosto 2013, può assumere rilievo solo ai fini della tempestiva proposizione di motivi aggiunti”.

Tale sentenza è del 26 novembre 2014: solo pochi giorni prima, il 14 novembre, Gallura Sviluppo si riuniva in assemblea per discutere di quali progetti portare avanti poiché il Ministero aveva riaperto una finestra di presentazione proprio a gennaio 2014 e che la scadenza era stata prorogata più volte fino al 30 novembre 2014.

A metà novembre, in quell'assemblea decisiva di Gallura Sviluppo, il Cipnes aveva presentato 3 progetti tutti inerenti alla Pte. Insieme al Consorzio vi erano il Comune di Olbia e il Comune di Golfo Aranci: entrambi gli enti locali presentavano il rifacimento dei rispettivi lungomare.

Il progetto olbiese veniva presentato così: “Si passa all’esposizione del progetto del Comune di Olbia. Prende la parola il Geom. Marongiu, il quale preliminarmente fa osservare che l’opera proposta si colloca in un più ampio progetto di riqualificazione del versante sud del golfo cittadino, fino alla foce del Rio Padrongiano. Prima di lasciare la parola al Geom. Lucia Muzzu, precisa che le provvidenze del Patto Territoriale vengono richieste per finanziare la riqualificazione del tratto di lungomare che va dal Rio Siligheddu fino al Molo Brin. Prende la parola il Geom. Mutzu, la quale afferma che con il summenzionato intervento di riqualificazione l’amministrazione intende restituire ai cittadini un tratto di costa e viabilità lungomare abbandonata e trascurata da diversi anni. Precisa che il progetto proposto intende “avvicinare” la città e il suo centro storico al golfo, prevedendo quindi l’arretramento di via Redipuglia e la deviazione della stessa sul retro di Piazza Crispi. Fa osservare che in questo modo la stessa piazza si affaccerà direttamente sul mare unitamente alle creazione di nuove aree ed ambienti destinati verde, piste ciclabili, giochi, fitness all’aperto ecc. Evidenzia altresì che il progetto prevede anche l’allargamento dei marciapiedi esistenti, intervento che consentirà una migliore fruizione degli spazi e la creazione di tre nuovi insediamenti commerciali. Precisa che è prevista anche la realizzazione di una passerella in legno lungo tutto il tratto di costa che va dal Molo Bosazza fino al “ponte di ferro”. Aggiunge che la struttura sarà larga 3 metri e lunga circa un chilometro. Sottolinea altresì che le piste ciclabili in progetto si ricongiungeranno con quelle già esistenti nel lungomare Isola Bianca. Afferma che la progettazione dell’opera è definitiva e che il relativo progetto è immediatamente cantierabile, essendo già stati definiti dettagli e particolari costruttivi. Proseguendo fa osservare che l’opera avrà costi di manutenzione di circa euro 105.000 che saranno interamente coperti da ricavi derivanti dalla locazione delle tre strutture commerciali in progetto (del tipo “chiosco bar”)”.

Non sappiamo quanto sia rimasto del progetto originario – ne avremo contezza solo quando l'opera verrà consegnata, anche se alcune differenze si notano già -, ma il resto è storia: ad andare avanti sono stati i progetti di Olbia e Golfo Aranci.

Oggi questa guerra di ricorsi sembra quasi dimenticata, eppure la Storia sta lì a ricordarci chi ha fatto cosa e per quali motivi: se il Cipnes non avesse tardato il ricorso o se il Tar non avesse eccepito la "tardività" dello stesso o se Gallura Sviluppo avesse semplicemente preferito la Pte, oggi l'attuale amministrazione Nizzi non potrebbe orgogliosamente sfoggiare un'opera pensata, finanziata e difesa a spada tratta da altri

La domanda finale nasce spontanea: i veri fautori dell'opera saranno invitati al taglio del nastro?