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Olbia, pochi parchi e tante rotatorie: una riflessione sulla funzione del verde pubblico

In città saltano all'occhio numerose aree verdi iper curate ma inaccessibili alla popolazione

Olbia, pochi parchi e tante rotatorie: una riflessione sulla funzione del verde pubblico
Olbia, pochi parchi e tante rotatorie: una riflessione sulla funzione del verde pubblico
Camilla Pisani

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. La pandemia ha, paradossalmente, fatto emergere chiaramente l’importanza, all’interno dello spazio cittadino, delle aree verdi all’interno delle quali poter circolare serenamente al riparo da eventuali contagi.

Benché Olbia possa contare su un polmone verde di ottima estensione, quale è il parco Fausto Noce, esiste un problema legato a numerose aree verdi non accessibili: basti pensare alle numerose rotatorie presenti in città, splendidamente curate (forse anche più degli standard comunali, con relativi costi) ma inaccessibili da parte dei cittadini; questo controsenso apre indubbiamente una riflessione sul concetto stesso di verde pubblico, sulla sua funzione e sulla sua effettiva fruibilità. Il tutto in una città che, vista dall'alto, è una concrezione pressoché continua di cemento, nella quale quasi nessun quartiere ha a disposione aree verdi dedicate con parco giochi, ombra, panchine e aree cani (sì, necessarie anche queste).

Partendo dalla sua definizione, il verde urbano o pubblico non è altro che il polmone verde delle nostre città, ovvero piccoli spazi o porzioni del tessuto urbano dominate dal verde e dalla natura. A questa definizione possono corrispondere: parchi urbani, aiuole, viali alberati, aree spartitraffico piantumate.

Queste aree svolgono diverse funzioni: quella ecologico-ambientale, in quanto equilibrano e mitigano gli effetti di degrado, di inquinamento e di impatto ambientale prodotti dalle attività e dalle costruzioni dell'uomo, regolando il microclima e arricchendo le biodiversità; quella sanitaria, che favorisce la convalescenza dei degenti, se situate nei pressi degli ospedali, sia da un punto di vista ecologico ambientale, sia per l'effetto psicologico rilassante, rincuorante e riposante; la funzione protettiva nei confronti di aree degradate o sensibili a degrado come fiumi, scarpate o zone esposte a pericolo frana, rese più sicure dalla presenza di alberi; la funzione sociale e ricreativa, in quanto permettono alla comunità di trascorrere giornate all'insegna della natura e della tranquillità, per non parlare dei benefici in termini di posti di lavoro relativi alle professionalità che si occupano di progettare, gestire e curare le aree verdi; la funzione culturale, cioè quella relativa ai giardini storici o parchi botanici in cui le nuove generazioni imparano e si mettono in contatto con la natura e le scienze ad essa correlate; in ultimo, la funzione estetica ed architettonica, perché impreziosiscono il volto delle città diventando un vero e proprio arredo urbano la cui presenza diventa fondamentale per mantenere l'equilibrio uomo- ambiente anche dal punto di vista visivo.

Dall’analisi delle funzioni del verde pubblico, si rivela la natura “gerarchica” delle stesse, ed è facilmente individuabile un sistema di priorità ben precise che pongono il benessere dei cittadini in relazione all’ambiente al primo posto: purtroppo, ad oggi, Olbia sembra aver invertito l’ordine delle priorità, valorizzando più la funzione estetica rispetto alla fruibilità da parte della popolazione, creando dei paradossi su cui è utile interrogarsi.

Basta farsi un giro percorrendo la città (o anche solo qualche incursione su Google Maps) per rendersi conto che le aree verdi al servizio del cittadino vengono superate da quelle presenti unicamente per utilizzo estetico: un esempio lampante sta nel valutare che l’estensione della rotatoria posta di fronte al porto industriale che, per estensione, arriva quasi alla metà del Parco Fausto Noce per intero (impianti sportivi compresi).

Innumerevoli sono le piccole zone verdi lasciate in completo abbandono, e che potrebbero invece essere utili e piacevoli luoghi di ritrovo per gli abitanti della zona (si vedano i giardinetti sul lungomare), sopperendo alla oggettiva scarsità di parchi.

Proprio le grandi rotatorie, come ad esempio quella di via dei Lidi, sono di fatto, aree verdi curatissime (e gradevolissime alla vista) ma che non offrono alcun beneficio alla comunità, se non dal punto di vista strettamente decorativo e di produzione di ossigeno (sempre gradita e auspicata): questa constatazione, lungi dal voler essere una mera occasione di polemica, si propone di aprire il dialogo rispetto ad una pianificazione naturalistica maggiormente improntata al benessere dei cittadini, alla loro necessità di usufruire di spazi naturali, ad un urgente bisogno di invertire la rotta creando la possibilità di fruire del verde e non solo del cemento. Senza dimenticare, che siamo in attesa di vedere come sarà l'area verde della nuova via Redipuglia: quella dello spiazzo gemello a Piazza Nassirya, per ora, è largamente insufficiente per non usare eufemismi peggiori.