Saturday, 19 September 2026
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Pubblicato il 19 September 2026 alle 15:18
Olbia. Il caso della famiglia con tre figli che vive in affitto in una casa destinata alla demolizione ha riportato prepotentemente al centro dell’attenzione un problema che in città si trascina ormai da tempo: trovare un'abitazione in locazione a lungo termine è sempre più difficile e, quando si trova, i costi possono diventare proibitivi.
Sul tema emergenza carenza case in affitto a lungo termine interviene ora il noto commercialista olbiese Gavino Felice Murrighile, che affida ai social una lunga riflessione, un allarme che va oltre il profono disagio delle singole famiglie e dei singoli casi. Perché, sostiene, l'emergenza abitativa rischia di trasformarsi in un ostacolo alla stessa crescita economica e sociale di Olbia.
Il primo nodo individuato da Murrighile riguarda però i proprietari e la loro crescente diffidenza verso le locazioni di lunga durata. "Parliamoci chiaro, senza ipocrisie. Sinché in questo Paese non avremo uno strumento giuridico reale, serio, immediato a tutela della proprietà privata – e intendo lo sfratto immediato al mancato pagamento, senza attendere anni di tribunali – nessun proprietario metterà più la sua casa sul mercato degli affitti lunghi". Secondo il commercialista, il rischio di morosità e i tempi necessari per rientrare nella disponibilità dell'immobile spingerebbero molti proprietari verso altre soluzioni. "È inutile girarci intorno, chi ha una casa non è un ente di beneficenza. Se il rischio è di vedersela occupata per due anni da chi non paga, con spese legali enormi, la tiene chiusa, la fa affitto breve estivo, o la lascia vuota. E ha ragione".
Ma è sul secondo aspetto che Murrighile concentra soprattutto la sua preoccupazione: una città nella quale chi lavora non riesce più a trovare casa rischia, secondo la sua analisi, di non riuscire più neppure a crescere. "C'è un secondo fatto che è ormai assodato e che nessuno vuole vedere: la mancata disponibilità di case in affitto a Olbia rappresenterà un freno irreversibile, definitivo, alla crescita economica e sociale di questo territorio". Il ragionamento riguarda soprattutto quelle categorie di lavoratori indispensabili al funzionamento della città e dei suoi servizi. "Olbia non può crescere se chi deve farla crescere non ha dove dormire. Non può attrarre infermieri, operai, cuochi, camerieri, maestri, poliziotti, giovani coppie, se un bilocale costa 1.000 euro al mese. È matematica".
Ed è proprio il rapporto tra stipendi e costo degli affitti a rappresentare, per Murrighile, uno degli elementi più critici. "Ci sono centinaia di persone disperate, perbene, che sarebbero anche disposte a pagare quei 1.000 euro per un bilocale, ma con uno stipendio da 1.500 euro non è sostenibile. È il 66% del reddito e non gli resta nulla per vivere". Da qui la previsione di possibili ripercussioni sociali. Murrighile usa parole molto forti, collegando la difficoltà di costruire una vita economicamente sostenibile al rischio di marginalità e illegalità. "Succede, inevitabilmente, che persone normali, oneste, non potranno più onorare i loro impegni, non potranno costruirsi una vita, a meno che non si mettano a disposizione del circuito illecito dei guadagni facili. È la disperazione che spinge verso l'illegalità. Non è una provocazione, è sociologia".
Una lettura che il commercialista sintetizza con un'espressione ancora più netta: "Con stipendi medi da 1.500 euro non è sostenibile una locazione che ne assorba i due terzi. È una formula da schiavitù moderna, non da città turistica che vuole definirsi europea".
Il problema, sottolinea Murrighile, non riguarderebbe però soltanto chi cerca disperatamente un tetto. Le conseguenze finirebbero per coinvolgere direttamente imprese, turismo, ristorazione, sanità e servizi pubblici. "Una carenza strutturale di alloggi sarà letale per l'economia locale. Non è un problema dei poveri. È un problema degli imprenditori che non trovano personale, degli alberghi che non aprono perché non hanno dove alloggiare i dipendenti, degli ospedali che non trovano infermieri, dei ristoranti che chiudono la cucina. Se mancano le case, si ferma tutto".
Per questo, secondo Murrighile, l'emergenza abitativa non può più essere considerata una questione marginale o rinviabile, ma deve diventare una delle priorità dell'amministrazione e della politica cittadina. "La politica locale deve mettere questo tema all'apice dell'agenda. Al primo punto. Prima di tutto. Altro che occuparsi di massimi sistemi, di ideologie astratte, di convegni sul futuro del mondo". E la sua riflessione si chiude con una domanda che riporta il problema alla sua dimensione più concreta: "Il futuro di Olbia passa da una domanda semplice: dove dormono i nostri figli e chi viene qui a lavorare per e con noi?".
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