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Bianca, Cronaca

"Libri in giro" ad Olbia e Gallura: cultura diffusa e il romanticismo della carta conquistano i giovani

Parchi, lungomare e piazze diventano custodi di volumi abbandonati in attesa di nuovi lettori

Laura Scarpellini

Pubblicato il 18 September 2026 alle 09:00

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Olbia. C'è una magia silenziosa che sta attraversando le strade di Olbia e i vicoli della Gallura, un rituale antico e al contempo rivoluzionario che restituisce centralità al libro come oggetto fisico. Tra il profumo della carta stampata, le pagine ingiallite dal tempo e la fragranza inconfondibile dei volumi vissuti, prende vita il fenomeno, sempre più diffuso, di chi sceglie di regalare una seconda possibilità alle storie.

L'iniziativa di lasciare un romanzo su una panchina, ad esempiodel parco Fausto Noce, sul molo del lungomare Cossiga, sopra un tavolino d'attesa all'ufficio postale o in un angolo suggestivo del centro storico non è una semplice dismissione, ma un atto di profonda spiritualità e fiducia nel prossimo. Ogni volume depositato diventa un messaggio in bottiglia lanciato nel mare della quotidianità, un gesto romantico e generoso che attende il passaggio di un lettore curioso pronto a raccoglierlo, sfogliarlo e lasciarsi trasportare in un altro mondo. Ci si chiede se in un'epoca dominata dagli schermi digitali e dalla fruizione rapida dei contenuti questo rituale possa trovare riscontro tra le nuove generazioni. La risposta giunge proprio dalla sensibilità dei più giovani, che stanno riscoprendo l'oggetto libro con uno slancio inaspettato. Per i ragazzi cresciuti nell'era del virtuale, toccare la superficie della carta, sentire il peso delle parole e ritrovare tra le pagine un appunto a margine o un segno lasciato da un lettore sconosciuto rappresenta un'esperienza sensoriale ed emotiva irripetibile.

La pratica di abbandonare i libri nei luoghi pubblici per regalarli a lettori sconosciuti affonda le sue radici nei primi anni Duemila, quando l'informatico americano Ron Hornbaker ideò nel maggio del 2001 la piattaforma globale del Bookcrossing. L'intuizione fu tanto semplice quanto geniale: trasformare l'intero pianeta in una gigantesca biblioteca a cielo aperto, priva di tessere di iscrizione o scadenze di restituzione. Attraverso un sito web e un sistema di tracciamento basato su codici identificativi applicati sulla copertina, i lettori potevano registrare i propri volumi prima di lasciarli su una panchina, in un bar o dentro una cabina telefonica dismessa, seguendone poi il viaggio di mano in mano in qualsiasi parte del mondo. Nel giro di pochi anni questo movimento si è propagato in oltre centotrenta paesi, evolvendosi e contaminando la sensibilità di comunità locali e associazioni culturali. In Italia l'iniziativa ha preso rapidamente piede con formule spontanee e poetiche come quella dei "Libri in giro", oggi presente anche su Facebook,  che ha spogliato la pratica di ogni eccessiva burocrazia digitale per valorizzare la purezza del gesto. Ad Olbia e nei centri della Gallura questo fenomeno si è sviluppato grazie alla convergenza tra lo slancio romantico dei singoli cittadini e la sensibilità delle istituzioni culturali umane e territoriali.

Dalle prime cassette di legno posizionate nei giardini pubblici ai punti di scambio libero allestiti negli hub di quartiere e nelle stazioni, la filosofia della condivisione ha trovato nell'isola un terreno fertile e accogliente. Rilasciare un volume al molo del lungomare o tra i lecci di un parco cittadino è diventato così un rituale comunitario condiviso, un modo per abbattere le barriere di accesso alla cultura, promuovere la sostenibilità attraverso il riuso della carta e regalare un pizzico di magia alla vita di chi, passeggiando, si imbatte in una nuova storia da sfogliare.

Il gruppo "Libri in giro" apre così la presentazione dell'iniziativa, spiegandone l'intento, e la sua poesia: "Guardo la mia libreria con in mano alcuni libri che proprio non ci stanno più e convinta come sono del fatto che essi non siano carta da riciclo, penso sia arrivato il momento di diventare una bookcrosser.
L’idea di liberare i miei libri in un posto pubblico e seguire il loro percorso tramite web mi ha sempre attirato molto perchè credo che essi siano patrimonio di tutti. Entusiasta, vado su internet: sarà sufficiente iscriversi al sito ufficiale di Bookcrossing per ricevere un numero identificativo con cui etichettare il mio libro per rintracciarlo, semplice, no? A dire il vero non molto: il sito è in inglese, i form da compilare anche e potrò seguire il mio libro solo se chi lo troverà continuerà a segnalare il suo ritrovamento.
Inoltre il volume potrebbe sembrare soltanto perso e non destare nessuna curiosità tra i passanti a meno che non lo si lasci in luoghi adibiti a piccole librerie libere solitamente poste all’interno di luoghi chiusi.
In questo modo però si perde parte di quella sensazione di “ricerca del tesoro” che a me piace molto e le probabilità di riuscita non sono poi così tante. Allora mi sono detta: rendiamo tutto più semplice.
Chiamiamo il gioco con un nome italiano, “Libri in giro”, apriamo un gruppo che parli la nostra lingua, diamo un numero progressivo al nostro libro e lasciamolo circolare nel nostro quartiere, rendiamolo riconoscibile come un volume che “partecipa al gioco”. Forse così si riuscirà a vedere che giro farà e chissà magari uscirà lo stesso dai nostri confini ma partendo dal nostro quartiere. Regolamento: inserire nella lista il numero col quale si identifica il proprio libro, il titolo, l’autore e il luogo di partenza. Riportare nella prima pagina interna del volume il numero e la scritta “Libro liberato, buona lettura. ( rilasciato da. . .gruppo Facebook “Libri in giro”) Io a breve comunicherò in un post l’inizio del gioco, se poi non dovesse piacere lascerò i miei libri al loro destino mentre vi ringrazio di avere anche solo letto la mia presentazione".

Il libro di carta diventa così un amuleto tattile, un rifugio di lentezza contro la frenesia quotidiana. La pratica del passaggio di mano in mano trasforma la città in una biblioteca a cielo aperto, dove la Gallura si scopre comunità unita dal filo sottile della lettura diffusa. Riconoscere il valore di questa consegna spontanea significa alimentare un circolo virtuoso di cultura e rispetto, dimostrando che l'amore per le storie stampate non conosce declino generazionale. Olbia abbraccia questo scambio poetico, confermando che il fascino indiscutibile della pagina scritta continua a conquistare cuori di ogni età.