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Dhaulagiri Olbia: la sfida di Ernesto Macera Mascitelli verso il campo base tra rischi e coraggio

Aggiornamento spedizione con l'alpinista che racconta l'avvicinamento al Dhaulagiri

Dhaulagiri Olbia: la sfida di Ernesto Macera Mascitelli verso il campo base tra rischi e coraggio
Dhaulagiri Olbia: la sfida di Ernesto Macera Mascitelli verso il campo base tra rischi e coraggio
Laura Scarpellini

Pubblicato il 17 September 2026 alle 19:50

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Olbia. L'avventura ad alta quota dell'alpinista Ernesto Macera Mascitelli prosegue con passo fermo e determinazione lungo la rotta che da Katmandu porta a Pokhara, punto di snodo fondamentale per avviare il prolungato trekking di avvicinamento verso il maestoso campo base del Dhaulagiri. Insieme all'inseparabile e fidata guida Lhakpa, il climber sta vivendo giorni complessi e carichi di tensione, segnati profondamente dalle tragiche notizie giunte dalle regioni settentrionali del Nepal al confine con il Tibet, devastate negli ultimi giorni da spaventose alluvioni che hanno causato frane e numerose vittime. Questo disastro naturale è la conferma lampante di come il territorio nepalese nasconda insidie costanti, dimostrando che il pericolo non si concentra soltanto di fronte alle pareti verticali dei giganti dell'Himalaya, ma serpeggia a ogni altitudine.

Nonostante le avversità climatiche e le difficoltà logistiche che stanno condizionando l'intera regione, la spedizione procede verso l'obiettivo prefissato attraverso fasi cruciali di acclimatamento. Durante le tappe intermedie di risalita, l'alpinista ha inviato un messaggio vocale per condividere le emozioni di un percorso duro ma affascinante: "Buongiorno a tutti, oggi è domenica 13 settembre, locali sono le ore 10. Mi trovo in vetta al Dhamalangk, a 6.400 metri. Siamo saliti stamattina presto, io e il mio grande amico Lhakpa, in piena fase di acclimatamento. Siamo partiti ieri dal campo base e abbiamo dormito stanotte a 5.500 metri montandoci le tende. Stamattina prestissimo siamo usciti e velocissimi siamo arrivati fin lassù: dai 5.500 ai 6.400 metri abbiamo impiegato soltanto tre ore. Qui c'è abbastanza neve e io ho un problema forte di fascite plantare, ma vi mando questo messaggio perché è un vero miracolo che sia riuscito a prendere la linea lassù per rispondere ai tantissimi che mi hanno scritto. Procede tutto bene, o meglio quasi bene: ho dolori forti ai piedi ma non mi interessa, stringo i denti e vado avanti. Voglio e desidero il Dhaulagiri, voglio salire su questa benedetta vetta stupenda e immensa. Ieri le sono passato vicino ed è imponente, ma non mi fa paura: salgo su e, se la montagna non mi vorrà, starà sempre lì e mi darà un'altra occasione. Non è stato possibile fare acclimatamento sui campi del Dhaulagiri perché c'è troppa neve e un rischio valanghe altissimo, ma domani torneremo giù al campo base per valutare. Un abbraccio a tutti e spingetemi in alto perché qui è veramente dura".

La montagna resta un ambiente severo, ma la determinazione guida ogni suo singolo passo.