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Olbia, disastro annunciato alla Stazione Enas: un'altra grande discarica a cielo aperto

Il problema era già stato segnalato

Olbia, disastro annunciato alla Stazione Enas: un'altra grande discarica a cielo aperto
Olbia, disastro annunciato alla Stazione Enas: un'altra grande discarica a cielo aperto
Angela Galiberti

Pubblicato il 04 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. Cittadini come “Cassandre”: predicono il futuro, ma non vengono mai ascoltati. L'argomento è l'ambiente e la notizia è la “scoperta” di una grande discarica abusiva. Vale a dire un disastro ambientale del tutto ignorato, ma ampiamente previsto, nella Stazione Ferroviaria di Enas: un piccolo agglomerato di edifici, una volta funzionali, che si trovano verso il confine più estremo a Ovest del Comune di Olbia. Qui, l'anno scorso, alcune persone avevano preso “possesso” di alcune palazzine abbandonate e le avevano trasformate nella loro dimora. Il tutto in presenza, a pochi metri, dal fiume Enas che poco più in là si tramuta in fiume Padrongianus. Il che vuol dire, in soldoni, non solo rischio idrogeologico a pochi passi, ma anche un potenziale rischio di inquinamento ambientale.

A 9 mesi di distanza dalla prima visita, il Comitato “Salute, Ambiente, Legalità” è tornato proprio nella vecchia Stazione di Enas che tutto meriterebbe fuorché diventare una latrina. E invece è proprio diventato un “bagno pubblico”, ma senza wc e senza fosse settiche e dunque senza nemmeno un allaccio fognario. Le immagini girate dalla portavoce Rita Padre sono inequivocabili: la cittadina si aggira attonita tra i rifiuti e alla fine entra in un edificio. La visione che si staglia davanti ai suoi occhi è deprimente: il pavimento è costellato da una miriade di escrementi inequivocabilmente umani, talvolta accompagnati da carta igienica. Oltre alle “deiezioni umane” (una montagna), ovviamente l'immancabile corredo di rifiuti: ombrelli, buste, stracci.

Fuori, tra la macchia mediterranea, il delirio: un'altra enorme discarica si staglia davanti all'impietoso obiettivo di Rita Padre, che filma tutto, centimetro per centimetro. Scheletri arrugginiti di mezzi a motore, ferraglia, bidoni di plastica e chi più ne ha più ne metta.

Sa Corroncedda non ha insegnato nulla a nessuno, meno che mai agli amministratori del territorio”, dice Rita Padre passando davanti a un camper abbandonato. Quando, il 2 giugno scorso, il Comitato aveva fatto visita alla vecchia stazione aveva trovato delle famiglie: “Quel giorno abbiamo intervistato lungamente le persone che stavano qua – spiega Rita Padre –. Ci avevano raccontato che erano in contatto con i Servizi Sociali di Olbia. Abbiamo chiesto loro perché non si sono fatti portare dei mastelli per il ritiro dei rifiuti, ma hanno saputo risponderci”.

Ieri pomeriggio anche Olbia.it, in seguito all'appello lanciato dal Comitato, si è recata sul posto per documentare il disastro. Le immagini e le fotografie non rendono assolutamente le reali dimensioni del disastro: non è grande come Sa Corroncedda, ma la quantità di rifiuti abbandonati è ragguardevole.

Stringe il cuore, poi, comprendere che nella vecchia casa cantoniera vi erano dei minori: si evince entrando all'interno, al piano terra, dove vi sono due camerette per minori. Poster alle pareti, giocattoli, disegni: tutto fa capire la presenza di bambini e bambini in un luogo non prettamente adatto all'infanzia.

“Ci sono tutti i presupposti per un ulteriore esposto in Procura – dice Rita Padre –. Adesso siamo stanchi, noi avevamo segnalato la presenza di persone che abusivamente occupavano il caseggiato della ex cantoniera”. Rita Padre, nel video, va oltre: si chiede quanto ci vorrà per ripulire tutto. Tutta la casa cantoniera è circondata da rifiuti: cucine, materassi, divani, vestiti, scarti edili. Il retro dell'edificio è ugualmente pieno zeppo di discariche di rifiuti di ogni genere. Molti rifiuti sono nascosti dalla vegetazione che ora, in primavera, cresce rigogliosa. Il tutto a due passi dal fiume Enas/Padrongianus.

Un altro disastro ambientale annunciato che forse poteva essere evitato. Sa Corroncedda sembra proprio non aver insegnato niente. “Cari amministratori voi sapevate benissimo che qua c'erano delle persone che occupavano in maniera abusiva. La Procura la intaseremo, anche quella di Cagliari. Non accettiamo più che il territorio sia trattato in questo modo, non accettiamo più il comportamento di tutti questi personaggi incivili che vivono nella pretesa di diritti e ancora non hanno capito che ci sono anche dei dovieri”, chiosa Rita Padre.