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Bianca, Cronaca

La nave della Yacth Club Costa Smeralda è la nave più veloce al mondo

Il record imbattuto da 32 anni di Destriero celebrato nel giorno dell’anniversario attraverso le parole di Cesare Fiorio

La nave della Yacth Club Costa Smeralda è la nave più veloce al mondo
La nave della Yacth Club Costa Smeralda è la nave più veloce al mondo
Barbara Curreli

Pubblicato il 09 August 2026 alle 15:00

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Porto Cervo. Una storia che dura da trent'anni, un ricordo conservato che ha fatto la storia dei mezzi di trasporto, della velocità e della passione condivisa, un'impresa epica mai scalfita da più di 30 anni. Era l’estate del 1992. Destriero, la nave dello Yacth Club Costa Smeralda, aveva lasciato le acque della Sardegna per dirigersi a New York, punto di partenza del tentativo di record di traversata dell’Atlantico. Il 9 agosto Destriero raggiunse Bishop Rock, Isole Scilly, dopo 3106 miglia compiute nel tempo record di 48 h., 34 minuti e 50 secondi alla media di 98.300 km/h. e con punte di velocità intorno ai 125 km/h. Da trent’anni Destriero è la nave più veloce al mondo.

Era l’alba del 9 agosto 1992 quando Destriero, la nave dello Yacht Club Costa Smeralda, partita da New York, alle ore 6,15 tagliò il traguardo virtuale del faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly, in Inghilterra, dopo aver percorso 3106 miglia nautiche nel tempo record di 58 ore, 34 minuti e 50 secondi alla velocità media di 53,09 nodi (98,32 km/h).

La miglior distanza coperta nell'arco di 24 ore è stata di 1.402 miglia nautiche alla velocità media di 58,4 nodi. Un tempo record, un record che resiste da ben 34 anni nonostante i tanti tentativi fatti per migliorarlo, impiegando ventuno ore e mezza in meno del precedente record, appartenuto al catamarano inglese HoverspeedGreat Britain.

L'impresa fu voluta dal principe Karim Aga Khan e appoggiata dalla FIAT di Giovanni Agnelli, dall'IRI di Franco Nobili, dall’Alitalia allora presieduta da Umberto Nordio, dal presidente del CONI Arrigo Gattai. L'operazione aveva lo scopo di superare i record stabiliti nell'attraversamento dell'Atlantico, riconosciuti con il Nastro Azzurro e premiati dal Trofeo Hales. Una sfida sportiva ma soprattutto tecnologica, grazie all’impiego di un innovativo sistema di propulsione che, visti i risultati, fu in breve tempo introdotto da diversi armatori, non ultimo anche dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti.

Il Destriero era un monoscafo in alluminio con carena a V profondo con propulsione a idrogetti, costruito dalla Fincantieri preso il cantiere di Muggiano (La Spezia). Il Destriero era equipaggiato con tre turbine a gas General Electric LM1600 in moduli realizzati dalla tedesca MTU, capaci di sviluppare complessivamente oltre 60.000 cavalli, collegate a tre idrogetti KaMeWa modello 125 tramite riduttori Renk-Tacke.

L'autonomia a pieno carico era di oltre 3.000 miglia nautiche, grazie a giganteschi serbatoi che potevano contenere oltre 600 tonnellate di carburante fornito dall’Agip, con una velocità a pieno carico di oltre 40 nodi e nominale di oltre 70 nodi. L'unità aveva inoltre una lunghezza di 60 metri e una larghezza di 13 metri.

La prima piastra in alluminio dello scafo venne tagliata nel luglio 1990 e il taglio di tutte le parti venne completamente gestito attraverso macchine a controllo numerico; la costruzione e l'assemblaggio della struttura del Destriero, sotto la guida dell’ing. Mauro Parodi, è avvenuta con le stesse modalità e schemi derivati dalle costruzioni delle unità militari della Fincantieri, mentre il design e lo studio aerodinamico delle sovrastrutture è stato curato da Pininfarina. A distanza di dodici mesi il varo e il primo collaudo, con la traversata da Muggiano a Porto Cervo.

L'equipaggio che prese parte all'impresa era composto da Cesare Fiorio, comandante e responsabile del programma Destriero Challenge, da Odoardo Mancini comandante, Aldo Benedetti comandante in seconda, Sergio Simeone primo ufficiale, Franco De Mei operatore di telecomunicazioni, Giuseppe Carbonaro direttore di macchina, Mario Gando e Nello Andreoli capomacchinisti, Massimo Robino elettricista, Silvano Federici, Cesare Quondamatteo e Carlo Chiara motoristi e i tecnici Davide Maccario, Giacomo Petriccione, Giuseppe Valenti e Michael Hurrle oltre a Franco Liistro responsabile comunicazione e ufficio stampa.

Cesare Fiorio da anni ha eletto la sua residenza in Puglia con la realizzazione della Masseria Camarda, oggi un relais hotel che accoglie turisti internazionali e meta di piloti ed amici che con lui hanno condiviso momenti sportivi e gare, con nelle bacheche ben18 titoli di Campionati del Mondo. È circondato dall’affetto dei suoi tre figli: Alex, già campione del mondo rally poi fondatore della University Rally, una grande scuola per giovani rallisti, in funzione all’interno del comprensorio della Masseria, Giorgia, nota e apprezzata fotografa e Cristiano, direttore marketing della Maserati, oltre a quello delle due nipoti Maria Paola e Francesca,cui è demandata la gestione della Masseria e dei suoi ospiti.

A lui la parola:

«Trentaquattro anni!!  Il record è sempre di Destriero e il Nastro Azzurro dell’Atlantico è sempre in Italia. Più il tempo passa più mi rendo conto di quanto grande, oserei dire stratosferica, è stata l’impresa che abbiamo portato a termine. Ogni anno, in questi giorni, è inevitabile che il pensiero vada a quei giorni di navigazione, al solo pensarci mi vengono ancora i brividi. Ogni volta ripenso alle ultime ore di navigazione. Era notte piena, l’emozione era oramai padrona di tutto l’equipaggio che non aveva mai chiuso occhio da oltre 50 ore. Il record era già nelle nostre mani. Il direttore di macchina salì sul ponte e mi disse che dovevamo abbassare la velocità, c’era pur sempre il rischio di qualche rottura imprevista. Ricordo che nella penombra del ponte di comando guardai uno ad uno tutti quanti cercando di interpretare la loro risposta. Senza esitazione   l’ordine fu ”Avanti tutta, record sì ma record che nessuno ci toglierà”. E così è stato, almeno sino ad ora ma credo che così sarà per sempre. Gli anni passano, sono sicuro che l’emozione di oggi è mia ma è anche di tutti quanti hanno avuto l’onore di essere stati i protagonisti come componenti l’equipaggio di Destriero. Il mio pensiero però va a Sua Altezza Karim Aga Khan, scomparso poco più di un anno fa, che di Destriero è stato il lungimirante ideatore prima e promotore poi e all’avv. Giovanni Agnelli che non mi ha mai fatto mancare stima e fiducia in tutte le vicende sportive della mia vita. Senza il loro supporto ed entusiasmo il progetto Destriero non sarebbe mai nato. Grazie ancora!»