Saturday, 12 September 2026
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Pubblicato il 12 September 2026 alle 07:00
Olbia. L'arte della moda in Gallura ha un nome che profuma di identità, ricerca e visione. Irene Piccinnu continua a stupire il panorama del fashion design con un linguaggio espressivo capace di coniugare la memoria tessile della Sardegna e l'innovazione formale. I suoi trascorsi stilistici parlano di mostre d'alto profilo, partecipazioni a progetti concettuali come Materia Madre ed eventi dove la tradizione diventa avanguardia. Le sue creazioni non sono semplici vestiti. Sono vere e proprie sculture da indossare, dove l'estro incontra una maestria artigianale fuori dal comune.
Foto Eleonora Brunelli indossa alla finale 2025 The Look of the Year una creazione di Irene Piccinnu
Che le sue trame portino fortuna è ormai molto più di una suggestione. Lo sa bene Eleonora Brunelli, fresca di incoronazione a Miss Italia. Proprio lo scorso anno, in occasione della passata edizione di The Look of the Year, la modella indossò in passerella una meravigliosa creazione firmata da Irene Piccinnu, incantando la giuria e segnando l'inizio di un'ascesa folgorante. Vedere quella stessa indossatrice conquistare la corona più ambita del Paese rappresenta per la stilista un motivo di profondo orgoglio, la conferma tangibile di come un abito d'autore sappia valorizzare la personalità e la grazia di chi lo indossa.
Il legame con il grande palcoscenico della moda internazionale si rinnova anche quest'anno. Siamo infatti alla nuova edizione di The Look of the Year, lo storico appuntamento globale che lancia i volti di domani nel mondo del fashion e del beauty. Ancora una volta, Irene Piccinnu risponde all'appello presente, pronta a far sfilare le sue nuove collezioni il prossimo 10 ottobre a Villasimius per la Finale Italia.
Sulle passerelle dell'evento la bellezza torna così a fondersi con l'arte e con un estro sartoriale autentico. Ogni capo ideato dalla stilista gallurese racconta una storia di passione, materia ed eleganza senza tempo, confermando la Sardegna come fucina inesauribile di talento e creatività d'alta quota.
Foto Irene Piccinnu
Abbiamo incontrato Irene Piccinnu mentre si avvicinano i preparativi per il prossimo appuntamento con la moda, i tempi diventano più frenetici e tutta la creatività prende il suo spazio.
Qual è la sensazione nel vedere le sue opere prendere vita sui corpi delle finaliste durante una competizione così accesa?
"Vedere i miei abiti dipinti e impregnati dei segni, sogni e colori, che hanno abitato la mia fantasia per un certo periodo, inizialmente mi provoca un senso di paura, ma subito dopo, soddisfazione. La disinvoltura, la fluidità dei tessuti, dei colori che ricoprono i corpi delle ragazze, mi rende felice perché le mie stesse emozioni e fantasie si intrecciano per alcuni istanti con quelle che provano queste giovani modelle che vanno incontro ad una nuova vita lavorativa. E quegli stessi abiti avranno nuova vita anche in altre donne che in futuro li indosseranno".
In che modo i tratti e le sfumature di questa nuova collezione dialogano con l'anima di chi indosserà i suoi abiti sul palco?
"Questa nuova collezione, che per me è sempre in divenire, dialoga con l'anima di chi la indossa attraverso i segni, i colori e le parole, quelle dette e soprattutto quelle non dette, che prendono forma sugli abiti. Ogni elemento racconta qualcosa, ma lascia anche spazio a chi lo indossa per riconoscersi e interpretarlo. Il filo che attraversa tutto è il desiderio di libertà e di felicità".
Dalle passerelle internazionali fino a questa passerella, come continua a evolversi il tuo concetto di abito come quadro da indossare?
"Per me una collezione è sempre in divenire: nulla rimane davvero fermo, anche quando sembra fermarsi. Il punto di partenza resta la libertà, intesa come libertà del pensiero e della sua continua trasformazione. Colori, segni e gesti ritornano, cambiano, si sovrappongono e danno vita ogni volta a qualcosa di nuovo. È un linguaggio potenzialmente infinito: gli elementi possono sembrare gli stessi, ma ogni volta diventano diversi. Ed è proprio così che l'abito continua a essere, per me, un quadro da indossare".
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